LE SARDINE: OPPORTUNITA’ PER UN FUTURO DIVERSO O SPECCHIO DEI NOSTRI TEMPI?

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Eugenio Sica 

Il movimento delle sardine ha sicuramente il grande merito di aver tolto il palcoscenico mediatico al leader leghista Matteo Salvini, che ora si trova a dover combattere contro un nemico inaspettato nel luogo più inaspettato: la piazza. Ma qual è la natura delle sardine e qual è il ruolo che devono e vogliono giocare in questa fase politica così delicata? Partiamo dal ruolo. Il leader, Mattia Santori, e gli organizzatori in generale, dopo qualche prima esitazione, hanno ribadito fermamente che le sardine devono ricoprire il ruolo dell’anticorpo politico, capace di individuare il batterio e debellarlo. Ed è proprio quello che stanno cercando di fare: i 6 punti presentati a Roma sono la dimostrazione che non è intenzione del movimento proporre programmi o critiche di sistema elaborate, ma piuttosto, cercare di arginare quella politica dell’odio sovranista che tanto sta spaventando le principali democrazie europee. Probabilmente l’interpretazione delle sardine è quella strategicamente più corretta, ovvero riunire diverse parti della società civile per opporsi alla deriva sovranista. E fino a qua tutto bene.

È forse più interessante capire qual è la natura delle sardine, chi sono le persone che riempiono le piazze delle diverse città e perché lo fanno. Rispondere a questo interrogativo è molto utile per comprendere le dinamiche che ci hanno portato a questo punto, e per capire se siamo davanti a qualcosa di realmente nuovo o se siamo davanti ad una nuova rappresentazione del vecchio. Come detto, il movimento ha da subito cercato di riunire sotto la “bandiera delle buone maniere” diverse parti della società civile: elettorato di sinistra, di centro e della destra moderata. Insomma, a vederla così, la piazza sembra piuttosto eterogenea. Ma in realtà, ciò che è realmente interessante da indagare, è il livello di agio dei partecipanti e quanto essi si sentano già rappresentati politicamente. Cioè, stiamo assistendo alla nascita di un movimento realmente nuovo, che rifiuta sia la via dell’odio leghista sia la politica liberista perpetrata negli ultimi anni, oppure stiamo semplicemente assistendo alla discesa in piazza di quelli che non hanno, fino ad oggi, avuto necessità di scendere in strada? L’impressione, è che, con qualche rara ma importante eccezione (si vedano potere al popolo e sardine nere), la piazza abbia la pancia piena e si senta già politicamente rappresentata. Sembra che a spingere le persone a protestare contro la minaccia sovranista siano lo sdegno e la paura, piuttosto che la fame e la rabbia. Purtroppo, le persone che davvero hanno sofferto la crisi degli ultimi anni non sembrano fare parte di quella piazza e, probabilmente, stanno esattamente dal lato opposto della barricata, ovvero a sostegno dell’uomo forte e ignorante. Il rischio è quello di non cogliere il collegamento tra le politiche degli ultimi anni e la situazione attuale. Nel 2013 Renzi vinceva le europee con il 40 % delle preferenze e Salvini prendeva appena il 6 %. Oggi lo scenario è completamente ribaltato, cos’è successo? Il governo democratico non è riuscito a rispondere alle reali esigenze dei cittadini, attaccando i più deboli e pensando che si potesse promuovere una crescita basata sulla competitività a spese dei lavoratori. Il progetto è fallito, le diseguaglianze sono aumentate e il conto da pagare è piuttosto salato. Ma di questo le sardine sembrano non rendersene conto. È vero, il movimento non deve sapere dare delle risposte, ma sa quali sono le domande da porre (e da porsi)? Si vogliono davvero difendere degli ideali di giustizia concretamente smarrita, o si vuole semplicemente difendere lo status quo? Si vuole veramente agire sulle cause del problema, o si cercano solo di gestire le conseguenze?

Sarà il tempo a parlare, per ora, forza ragazze e ragazzi.

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