Torino, la laicità inclusiva e la sfida della convivenza: Perché la società civile si schiera con la Vicesindaca contro l’odio e l’islamofobia
Abdellah Mechnoune
Giornalista scrittore
La recente vicenda che ha visto protagonista la Vicesindaca di Torino, Michela Favaro, a seguito della pubblicazione di un video istituzionale relativo alla celebrazione dell’Eid al-Adha, solleva una questione che va ben oltre la cronaca locale, toccando il cuore pulsante dei valori democratici e costituzionali. Gli attacchi e i commenti d’odio ricevuti sui social network non rappresentano solo un’offesa personale a un’amministratrice pubblica, ma un attacco diretto all’idea di una società plurale, aperta e rispettosa. Come cittadini, opinione pubblica e difensori della pace e del dialogo interreligioso — compresa la comunità dei nuovi cittadini e della diaspora che osserva con attenzione l’evoluzione civile dei territori in cui vive —, sentiamo il dovere etico e politico di esprimere la nostra totale solidarietà alla Vicesindaca. La sua costante vicinanza a tutte le realtà religiose del territorio — dalla processione di Santa Rita alla Madonna di Fatima, dalle iniziative della Chiesa valdese alla comunità ebraica, fino alla comunità islamica — non è un atto di preferenza, bensì la massima espressione di una politica di prossimità, di inclusione e di alto senso delle istituzioni. In un momento storico in cui il dibattito pubblico rischia spesso di polarizzarsi, le parole della Vicesindaca richiamano l’essenza stessa della Repubblica Italiana, ricordando che essere uno Stato laico non significa ignorare le fedi o confinarle nel privato, ma, al contrario, garantire a ciascuna di esse pari dignità e spazio di espressione, come sancito dai principi fondamentali della nostra Costituzione. Essere laici, per le istituzioni, significa garantire rispetto e attenzione a tutte e a tutti, riconoscendo che le diverse comunità religiose fanno parte della storia quotidiana della città, e che il dialogo con loro è un dovere istituzionale inderogabile che non può mai essere barattato con l’insulto o l’incitamento all’odio.
Come giornalista residente a Torino, ho seguito da vicino l’evoluzione di questa vicenda e la violenta ondata di attacchi subiti dalla Vicesindaca. Da questa prospettiva sul campo, avverto l’urgenza di ricordare una verità fondamentale: ciò che è accaduto non è una semplice polemica passeggera, ma un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Questa situazione lancia un messaggio forte e chiaro all’opinione pubblica: la difesa della convivenza e il rifiuto dell’estremismo non sono compiti delegabili, ma una responsabilità collettiva. Restare indifferenti significa lasciare spazio a chi vuole dividere la città, mentre il nostro dovere, come cronisti e come cittadini, è proteggere il tessuto plurale e democratico che unisce la comunità.
A rafforzare questa netta presa di posizione a difesa dei valori democratici e della dignità umana è intervenuto anche il mondo dell’associazionismo e del dialogo interreligioso torinese attraverso le parole di Walid Bouchnaf, membro stimato del Comitato Interfedi di Torino. Bouchnaf ha lanciato un monito severo ed essenziale, inserendo l’accaduto in una cornice sociopolitica più ampia e preoccupante, affermando che ciò che è accaduto non è un episodio isolato, bensì il riflesso di un’islamofobia crescente e sistematica, che colpisce persone di ogni età, condizione e genere, e che mira a isolare, dividere e negare la dignità di una minoranza religiosa. Risulta ormai impossibile restare in silenzio di fronte a questo fenomeno, poiché la libertà religiosa, il dialogo tra le fedi e il rispetto reciproco sono fondamenti irrinunciabili della nostra convivenza civile, e le istituzioni che li difendono meritano sostegno e non insulti. L’analisi di Bouchnaf evidenzia come l’odio virtuale sia una minaccia concreta che mira a sgretolare i legami sociali; quando la retorica islamofobica diventa sistematica, essa cessa di essere una semplice opinione e si trasforma in uno strumento di esclusione incompatibile con lo Stato di diritto. Torino ha una storia antica e nobile di accoglienza, innovazione civile e diritti, e davanti alle spinte populiste l’opinione pubblica sana deve far sentire la propria voce per preservare questo modello plurale. Sostenere oggi l’azione della Vicesindaca Favaro e la voce del Comitato Interfedi significa difendere il futuro stesso della convivenza, riaffermando l’impegno collettivo per una città che resti, sempre, un faro di pluralismo, rispetto e profonda democrazia.






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