Il Consolato del Marocco a Torino celebra la Festa del Trono con un quadro patriottico tra autorità e comunità.
Abdellah Mechnoune
Giornalista e scrittore,
interessato a migrazioni,
questioni arabe e pensiero islamico.
Il Consolato Generale del Regno del Marocco a Torino, sotto la supervisione e la direzione del Console Generale, Yassine Dadi ha fatto in modo che la celebrazione del ventisettesimo anniversario dell’ascesa al trono dei suoi gloriosi antenati da parte del Re dei Credenti, Sua Maestà il Re Mohammed VI – che Dio lo assista e lo sostenga – fosse un evento eccezionale sotto ogni aspetto e una tappa fondamentale che rafforza la posizione della diplomazia marocchina nell’arena dell’Italia settentrionale. Il Signor Console ha fortemente voluto che la celebrazione di quest’anno fosse distinta in tutti i suoi dettagli organizzativi.
Le attività di questa festa nazionale sono iniziate con la cerimonia di accoglienza ufficiale sulle note degli inni nazionali del Regno del Marocco e della Repubblica Italiana, in un’atmosfera carica di orgoglio e fierezza che ha evidenziato la profondità dei legami di amicizia e le solide relazioni umane tra i due Paesi, dando poi spazio a importanti personalità per scambiarsi le congratulazioni per questa gloriosa ricorrenza.
Al centro di questo evento, il Console Generale del Regno del Marocco a Torino, il Signor Yassine Dadi ha tenuto un discorso di grande rilievo che ha costituito il fulcro della celebrazione e la sua base essenziale, in cui ha evidenziato i vari grandi cantieri guidati dal Paese grazie alla visione lungimirante di Sua Maestà il Re Mohammed VI, che Dio lo assista, verso una svolta qualitativa che ha reso il Marocco un modello di stabilità, riforme e sviluppo.

Nel suo discorso, il Console Generale ha anche affrontato la grande prosperità testimoniata dall’economia marocchina, indicando, per quanto riguarda il settore industriale, il salto di qualità compiuto dall’industria automobilistica nel Regno con una produzione superiore a un milione di auto all’anno, che ha contribuito a fare del Marocco il primo Paese industriale a livello africano, lodando inoltre le relazioni tra il Marocco e l’Italia.
Il Console Generale non ha mancato di elogiare il ruolo vitale della comunità marocchina residente in Italia, in particolare nelle regioni Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, confermando che si tratta di una comunità professionale e positivamente integrata, sottolineando che la Festa del Trono non è solo una tappa celebrativa, ma un’occasione nazionale per rinnovare i legami di lealtà tra il Trono e il Popolo, difendere gli interessi della patria e promuovere la sua proiezione internazionale.
La cerimonia ha visto la presenza di figure di spicco che incarnano il peso delle relazioni marocchine e italiane, prime fra todue il Prefetto della Spezia, Dott. Andrea Cantadori, la Presidente del Consiglio Comunale di Torino, Maria Grazia Grippo, il Viceprefetto di Torino, Sandra Tripodi, e la Vicesindaca di Torino, Michela Favaro, oltre a un’élite di politici, imprenditori, giornalisti, autorità di polizia e carabinieri italiani. L’evento ha registrato anche la partecipazione di spicco di associazioni marocchine attive nella città, insieme a esponenti della società civile italiana, rappresentanti delle istituzioni religiose islamiche, cristiane ed ebraiche e una selezione di rappresentanti della comunità marocchina.

L’eccellenza di questa leadership diplomatica deriva dal fatto che il Console Generale a Torino appartiene a sua volta alla categoria dei marocchini del mondo, essendo cresciuto e avendo completato la sua formazione accademica superiore all’estero e essendosi laureato nelle principali università internazionali, il che gli ha permesso una comprensione precisa e diretta del polso della comunità e una profonda consapevolezza dei meccanismi di comunicazione diplomatica e mediatica con le istituzioni occidentali.
La lettura di questa grande occasione da una prospettiva di pensiero politico e accademico conferma che il contratto di fedeltà legittima costituisce la base essenziale per la stabilità e la continuità dello Stato marocchino; infatti, la “Bay’a” (fedeltà) nelle tradizioni costituzionali e giurisprudenziali marocchine non è una mera procedura formale, ma un solido patto religioso e politico e il fondamento dell’istituzione del Amir Al-Mu’minin che salvaguarda la religione e la fede, protegge l’integrità territoriale della patria e garantisce un equilibrio efficace tra le esigenze di autenticità e le richieste della contemporaneità.

Questa venerabile istituzione ha dimostrato la sua straordinaria capacità di guidare il Paese verso la modernizzazione e lo sviluppo globale, preservando rigorosamente l’identità nazionale unificante nelle sue diverse dimensioni e nei suoi ricchi affluenti.
La filosofia della prospera era di Sua Maestà il Re Mohammed VI si manifesta nel costante impegno a conciliare lo sviluppo moderno e l’orgoglio per le costanti nazionali, ciò che Sua Maestà ha incarnato nel suo primo discorso del Trono quando ha dichiarato:
“Noi aspiriamo a far sì che il Marocco, sotto il nostro regno, proceda sulla via dello sviluppo e della modernità, immergendosi nel cuore del terzo millennio armato di una visione rivolta agli orizzonti del futuro, in coesistenza con gli altri e in comprensione reciproca, preservando la propria specificità e identità senza chiudersi in se stesso in un esilio di rinnovata autenticità e nell’ambito di una contemporaneità impegnata verso i nostri valori sacri.”
E poiché i membri della comunità marocchina all’estero costituiscono un pilastro fondamentale per lo sviluppo e una risorsa strategica per la proiezione nazionale, Sua Maestà ha riservato loro una cura costante e continua, sottolineando in uno dei suoi nobili discorsi la centralità del loro ruolo:
“Noi dedichiamo un’attenzione costante alle condizioni dei nostri figli residenti all’estero, desiderosi di rafforzare la loro cittadinanza, preservare i loro diritti e interessi e consolidare il loro legame con la patria d’origine, considerandoli ambasciatori del loro Paese e della loro antica civiltà nei diversi Paesi di residenza.”
La celebrazione non si è limitata ai quadri ufficiali e diplomatici, ma ha rappresentato una tappa di rilievo per celebrare modelli esemplari di energie della comunità che hanno portato in alto il nome del Marocco nei contesti internazionali, attraverso la premiazione di giovani campioni che hanno tracciato percorsi brillanti:

Nisrine Aziz: Campionessa marocchina di judo e vincitrice della medaglia d’oro.
Pietro Tranchina: Portabandiera del Marocco ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina e detentore di riconoscimenti di rilievo e prestigiose medaglie.
Meriem Zariyate: Vincitrice della medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali juniores di rafting organizzati a Pau nell’aprile 2026.
La celebrazione di questa gloriosa festa non si limita alle sfere ufficiali e diplomatiche, ma si estende a tutto il territorio italiano e allo spazio europeo, dove le associazioni marocchine in tutte le loro sfumature e componenti competono nell’organizzare festeggiamenti popolari e culturali nelle città e nelle regioni di residenza, alla presenza di funzionari locali e politici italiani che confermano in ogni occasione il grado di integrazione e il contributo positivo della comunità marocchina.

A questo proposito, è doveroso esprimere un meritevole apprezzamento e riconoscimento a tutte le associazioni civili, culturali, islamiche e alle organizzazioni marocchine all’estero, e in particolare ai marocchini d’Italia, ciascuno per il proprio nome, titolo e posizione, per i loro sforzi incessanti e sacrifici personali al servizio delle cause della patria d’origine. Le associazioni marocchine in Italia dimostrano quotidianamente il loro fermo attaccamento al glorioso Trono Alaouita, rinnovando i legami di lealtà e devozione eterna alla nobile istituzione monarchica e preservando l’identità nazionale e religiosa attraverso l’impegno a trasmettere le autentiche tradizioni marocchine alle giovani generazioni nella terra d’emigrazione, oltre all’orgoglio per i vari affluenti civiltà del Regno, in primis le antiche origini amazigh, la cultura hassani, andalusa e giudaico-marocchina, che costituiscono un mosaico unico che affascina la società ospitante ed evidenzia la ricchezza e la pienezza della personalità marocchina.

La celebrazione della Festa del Trono dal cuore della città di Torino, con un’ampia partecipazione sociale e istituzionale, non è solo una rievocazione di una memoria storica, ma il rinnovo di un patto e una proclamazione evidente della comunione tra il Trono e il Popolo, che il tempo rende solo più forte e solida. È un momento per guardare al futuro con fiducia e speranza sotto la saggia guida di Sua Maestà il Re Mohammed VI – che Dio lo assista – il quale ha fatto del Marocco un faro di sviluppo e stabilità e una meta per il dialogo civile e umano in tutto il mondo.







English
Español
Deutsch
Français
العربية