Torino corre per Gaza: quando le strade di Torino diventano uno spazio per la coscienza umana

 

 

 

 

Abdellah Mechnoune
Giornalista 
interessato a migrazioni,
questioni arabe e pensiero islamico.

 

 

Domenica 6 settembre 2026, Torino  è stata una città che ospitava un evento sportivo tradizionale. Fin dalle prime ore, nelle strade del capoluogo piemonte si è materializzata una straordinaria scena civile che va oltre i confini dello sport: migliaia di cittadini, tra italiani e comunità straniere, si sono radunati in una grande iniziativa di solidarietà intitolata «Run To Gaza». La marcia è partita dal Parco del Valentino, percorrendo un tragitto di circa quattro chilometri che ha toccato aree vitali come i Murazzi e Corso San Maurizio, per poi giungere nel cuore storico della città in Piazza della Repubblica.

L’evento non è stato una gara in senso competitivo: nessun record da stabilire, nessuna medaglia in attesa dei vincitori, bensì un invito aperto a tutti  famiglie, giovani, anziani e bambini  a camminare o correre con un unico obiettivo: trasmettere un chiaro messaggio di solidarietà con la popolazione della Striscia di Gaza, che sta affrontando condizioni umanitarie estremamente complesse. “Run to Gaza”, un’iniziativa di solidarietà promossa da Azeytouna – L’Olivo di Torino, Uisp Torino, Arci Torino, Torino per Gaza, Global Sumud Italia, Freedom Flottilia, Emergency, e con il patrocinio della Città di Torino. Tutto il ricavato sarà destinato a Emergency e Medici Senza Frontiere, a sostegno dei loro interventi attivi in Palestina. I dati preliminari dell’evento confermano che l’ammontare delle donazioni ha superato decine di migliaia di euro ancor prima dell’iniziativa, a testimonianza della profondità della risposta sociale in Italia.

A conferma della profonda interazione con l’iniziativa e in occasione della mia copertura di questa grande manifestazione umanitaria, mi sono messo in contatto con diverse personalità, alcuni attivisti associativi e cittadini, raccogliendo le loro impressioni che si sono tradotte in testimonianze vive riflettenti la profondità della solidarietà umana.

 Iniziamo subito con il signor  Abdullahi Ahmed, consigliere comunale della città di Torino:
“Da quando abbiamo messo sul tavolo questo evento la cosa che più mi ha colpito è come la causa palestinese riesca a mettere insieme persone anche diverse tra di loro.

Alla run to Gaza Aderiscono realtà che, su molti temi, hanno storie, culture politiche e posizioni anche molto lontane tra loro:

Il fatto che soggetti così diversi riescano a riconoscersi nello stesso messaggio di solidarietà verso il popolo palestinese è un dato politico importante.

Significa che esiste uno spazio comune che supera gli schieramenti e che chiede alla politica di assumersi fino in fondo la propria responsabilità.»
Torino non ha bisogno di meno solidarietà, ha bisogno di più solidarietà»

La nostra amministrazione è a disposizione per sostenere concretamente iniziative come quella di oggi.

Ibrahim Baya, fondatore di Nur:

«La prima edizione di “Run To Gaza” è stata un grande successo; è stata una manifestazione che ha aggregato e mobilitato, riscontrando una larghissima partecipazione da parte della città di Torino, con oltre 4.000 persone presenti e l’adesione di decine di associazioni, oltre a quelle che hanno preso l’iniziativa di organizzarla, beneficiando inoltre del patrocinio della città di Torino. Correre per le strade di Torino per non dimenticare la sofferenza del popolo palestinese, per non dimenticare il genocidio e per ricordare che i palestinesi continuano a subire il genocidio, sostenendoli anche in modo concreto attraverso la raccolta di oltre 60.000 euro fino a stamattina — cifra che potrebbe arrivare a 100.000 euro in donazioni raccolte per sostenere la popolazione palestinese che continua a soffrire sotto l’occupazione, il genocidio e l’assedio. Per una persona come me che corre molto, che porta sempre la causa palestinese nel cuore e lo mostra apertamente, è stato molto commovente partecipare a una marcia dedicata esclusivamente alla Palestina, insieme a migliaia di persone che corrono unite da questa missione e da questo sentimento comune. Ringrazio pertanto gli organizzatori e tutti gli uomini e le donne che hanno dedicato tempo, impegno e denaro per raggiungere questo risultato. Credo che questo non sarà l’ultimo evento; è solo la prima edizione e, se Dio vuole, ce ne saranno molte altre con una partecipazione ancora maggiore. Perché non estenderla per farne un appuntamento nazionale e internazionale per ricordare la Palestina? Torino ha dimostrato, in questi anni di genocidio, di essere una delle città pioniere nel sostenere il popolo palestinese, e oggi ha preso l’iniziativa di organizzare questa manifestazione, considerata un evento senza precedenti e innovativo, un ulteriore modo per mantenere i riflettori accesi sulla Palestina e sulla sofferenza del suo popolo, offrendo sostegno alla resistenza palestinese e alla sua capacità di resilienza.»

Il signor Mohamed Nouri, attivista associativo:
«Il vero impegno associativo comincia dove finisce il silenzio; ciò che abbiamo visto oggi in termini di successo organizzativo e di responsabilità materiale e morale riflette la maturità del tessuto associativo torinese e la sua capacità di trasformare la compassione in un vero supporto medico.»

Il signor Said Fellah, immigrato marocchino:
«La mia presenza qui oggi è un dovere etico e umano dettato dalla mia appartenenza e dai nostri autentici valori marocchini, che sostengono sempre la pace e la giustizia. Noi immigrati siamo parte integrante di questa società e vogliamo essere ambasciatori di pace.»

La signora Fatima Saidia, casalinga:
«Ho voluto fortemente essere presente insieme alla mia famiglia per impartire ai nostri figli una lezione pratica di umanità. I bambini imparano con l’esempio, e quando ci vedono camminare per i bambini di Gaza, infondiamo nei loro cuori la convinzione che sostenere gli oppressi richiede soltanto un cuore vivo.»

Il signor Samir Alla, immigrato tunisino:
«Nel vedere tunisini, marocchini, arabi, italiani ed europei correre lungo lo stesso percorso, comprendiamo che l’umanità è l’unica lingua capace di unirci e di dissolvere ogni differenza.»

Il signor Abdelkadir Mokhlis, operaio in un’azienda:
«Nonostante la stanchezza dei ritmi di lavoro quotidiani e il fatto che oggi per me sia un giorno di festa, non ho esitato un momento a dedicare questo tempo per essere qui. L’uomo non si misura per ciò che possiede, ma per ciò che offre alla sua società e all’umanità intera. Il mio messaggio oggi a chi sceglie il silenzio è che il dolore umano a Gaza li riguarda in un modo o nell’altro, poiché il silenzio di fronte all’ingiustizia minaccia l’umanità di tutti. Torino ha dimostrato oggi che la parola libera e la posizione nobile sono più forti di qualsiasi avversità della vita.»

Ciò che ha caratterizzato la manifestazione di oggi a Torino è il mosaico umano formato dai partecipanti. Le appartenenze geografiche, culturali e religiose si sono dissolte dinanzi a un unico denominatore comune: l’essere umano. La presenza di personalità provenienti da svariati contesti ha confermato che la tragedia umana non necessita di un passaporto o di una lingua comune per attrarre compassione, bensì esige un rifiuto categorico della politica del silenzio e dell’abitudine al dolore.

Il successo di questa manifestazione umanitaria non si sarebbe potuto realizzare senza la sinergia degli sforzi istituzionali e sociali della città. In questo contesto, va rivolto un profondo ringraziamento al Comune di Torino, guidato dal Sindaco, a tutti i consiglieri comunali e agli amanti della pace per il loro sostegno e per aver facilitato l’organizzazione di questo evento, che riflette i valori umani radicati della città. Viene inoltre registrato con orgoglio il ruolo vitale svolto dalla comunità musulmana e da tutti gli immigrati residenti a Torino, i quali hanno assicurato una partecipazione ampia ed efficace, confermando la loro positiva integrazione e il loro impegno verso le cause della giustizia e dell’umanità intera.

Dal cuore dell’evento, la copertura di simili manifestazioni assume dimensioni professionali ed etiche raddoppiate: il ruolo del giornalismo non si limita a snocciolare cifre e statistiche, ma si estende al racconto delle storie umane racchiuse dietro le notizie, evidenziando il fermento civile che rifiuta di ridurre la sofferenza a una mera notizia passeggera nei bollettini della quiete quotidiana. Torino ha dimostrato oggi, attraverso questa mobilitazione storica, che le città illustri si misurano in base alle loro posizioni umane nei momenti di svolta, e che l’azione umanitaria rimane l’ultimo baluardo etico contro l’impotenza e l’indifferenza.


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