Tra media e politica: i casi di Modena e Taranto e i doppi standard umani e l’algoritmo della propaganda
Abdellah Mechnoune
giornalista scrittore
Gli eventi di cronaca non possono essere analizzati come fenomeni isolati; essi diventano spesso lo specchio attraverso cui la politica e i media scelgono di riflettere o oscurare la realtà. Ciò che è accaduto recentemente tra Taranto e Modena offre un quadro economico di come la percezione del dolore, della colpa e persino dell’eroismo possa essere frammentata e gerarchizzata a seconda dell’origine geografica e del colore della pelle degli attori coinvolti.
In qualità di giornalista residente in Italia, che segue da vicino e con estrema attenzione le dinamiche sociali e il dibattito mediatico legato al mondo dell’immigrazione, ho ritenuto doveroso analizzare criticamente questi eventi per metterne in luce le implicazioni più profonde.
A Taranto, la comunità è stata scossa dalla tragica uccisione di un bracciante agricolo maliano di 35 anni, aggredito brutalmente da un gruppo di tre giovani italiani, tra cui quattro minorenni. La vittima, che si stava recando al lavoro all’alba, ha cercato invano rifugio in un locale, subendo il rifiuto di soccorso e la mancata segnalazione alle autorità, fino all’epilogo fatale. Un crimine consumato con un’inguietante percezione di impunità, registrato dalle telecamere. Di fronte a questo dramma, la reazione delle istituzioni centrali è apparsa distante, lasciando spazio alle sole denunce delle opposizioni e alla solidarietà delle realtà locali.
Di contro, lo scenario di Modena ha visto un drammatico investimento pedonale provocato da un uomo affetto da gravi disturbi psichici, cittadino italiano di origine marocchina. In quel momento di caos e pericolo, la risposta civica è stata immediata e transnazionale: un cittadino italiano, insieme a quattro cittadini stranieri di origine egiziana e pakistana, ha inseguito e neutralizzato l’attentatore armato di coltello.
La discrepanza sociopolitica è emersa nella gestione simbolica del post-evento. L’attenzione mediatica e istituzionale si è concentrata quasi esclusivamente sul cittadino italiano, celebrato con grande enfasi formale, mentre è calato il silenzio sul contributo decisivo dei quattro cittadini egiziani e pakistani che hanno materialmente partecipato al disarmo dell’aggressore.
Questa asimmetria nel riconoscimento pubblico introduce il concetto di “eroismo selettivo”. Quando la narrazione ufficiale sceglie di valorizzare solo determinati profili, escludendone altri che non rispondono a specifici requisiti identitari, si rischia di alimentare una retorica divisiva che dipinge lo straniero esclusivamente attraverso la lente della marginalità o della minaccia. L’eroismo, la solidarietà e il senso del dovere verso la collettività sono valori universali; riconoscerli in modo parziale non fa che indebolire la coesione sociale e il principio fondamentale dell’uguaglianza umana.






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