di Mustafa al-Tal, PhD
Sulla pista dell’aeroporto Ben Gurion, a febbraio 2026, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha messo piede in Israele per quella che è la sua seconda visita storica dall’insediamento. Ma ciò che ha contraddistinto questa visita dalle precedenti non è stato il semplice approfondimento della cooperazione bilaterale, bensì l’annuncio di una visione più ampia: la “Alleanza Sestupla”.
Questo progetto, guidato da Tel Aviv e Nuova Delhi e che include Grecia e Cipro, lasciando la porta aperta a paesi arabi, africani e asiatici, ridisegna i contorni del Medio Oriente e solleva interrogativi fondamentali sul futuro degli equilibri regionali e internazionali.
Come influisce questo riavvicinamento strategico sull’architettura della regione? Quali sono le opzioni che si presentano agli attori internazionali e regionali di fronte a questi cambiamenti?
Da partnership tattica ad alleanza strategica
Il rapporto tra India e Israele ha superato da tempo la fase della cooperazione segreta dei decenni passati. Dalla normalizzazione ufficiale del 1992, la partnership è cresciuta costantemente, rendendo l’India il maggiore importatore di armi israeliane, assorbendo circa il 34% delle sue esportazioni militari tra il 2020 e il 2024. Ma il salto di qualità odierno risiede nella trasformazione di questo rapporto bilaterale in un asse regionale multilaterale.
L’India, tradizionalmente impegnata nei conflitti terrestri con Pakistan e Cina, si sta trasformando in una grande potenza navale che cerca di estendere la propria influenza verso ovest, fino al Mar Mediterraneo. Israele, dal canto suo, trova in India un varco strategico verso l’Asia, con il suo immenso peso demografico ed economico. Questa convergenza crea una nuova equazione le cui conseguenze si estendono alle grandi potenze e ai loro alleati tradizionali nella regione.
Nuove alleanze e prova di fedeltà: da Islamabad a Riyadh
Questa trasformazione rappresenta una prova esistenziale per molte capitali islamiche. La reazione pakistana è stata la più dura: il Senato di Islamabad ha definito questa alleanza “empia” e una minaccia per il mondo islamico. La situazione per il Pakistan si complica ulteriormente poiché si trova a fronteggiare questo nuovo asse da un lato, mentre dall’altro approfondisce il suo partenariato difensivo con Arabia Saudita e Turchia, siglato nel settembre 2025. Questa posizione pone Islamabad alla guida di un nascente asse islamico, ma la rende anche nel mirino delle pressioni internazionali.
L’Arabia Saudita, invece, si trova a un bivio strategico. Mentre da anni costruiva ponti con Washington e Tel Aviv per contrastare l’influenza iraniana e realizzare la sua ambiziosa visione economica, si è recentemente ritrovata in un’alleanza difensiva con Pakistan e Turchia, suscitando chiare preoccupazioni in Israele e in Occidente. Le dichiarazioni di funzionari israeliani, come il Dr. Avner Golov, riflettono questa apprensione quando afferma che “l’Arabia Saudita sta rompendo il gioco degli assi”. Questa posizione fornisce a Riyadh importanti leve di pressione strategica, ma la espone anche a crescenti pressioni affinché non si allontani dall’asse occidentale-israeliano.
Conseguenze intricate: da Teheran al Corno d’Africa
A Teheran, questi sviluppi sono osservati con estrema preoccupazione. Il rapporto strategico con l’India, incentrato sul porto di Chabahar, considerato un’arteria vitale per il commercio indiano con l’Asia centrale, è ora a rischio. Gli analisti notano un rallentamento degli investimenti indiani a Chabahar a favore di progetti che collegano Mumbai ad Haifa attraverso Emirati e Arabia Saudita, nell’ambito del “Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa”. Questa svolta spinge l’Iran ad approfondire la sua alleanza con Cina e Russia, consolidando la polarizzazione nella regione.
L’influenza di questa alleanza si estende anche al Corno d’Africa. Il riconoscimento da parte di Israele dell’indipendenza del Somaliland nel dicembre 2025, e il benestare indiano, sono stati considerati un colpo all’unità della Somalia e una violazione delle risoluzioni della Lega Araba. Questo fascicolo coinvolge Israele e India in complessi conflitti regionali dove già competono Emirati, Turchia e Qatar, trasformando il Corno d’Africa in un nuovo teatro di scontro per procura.
Europa e mondo arabo: tra l’incudine degli interessi e il martello dei principi
Paesi come la Giordania e l’Egitto si trovano di fronte a un vero e proprio dilemma. La loro necessità di mantenere buone relazioni con gli Stati Uniti e di beneficiare dei grandi progetti economici si scontra con qualsiasi coinvolgimento chiaro in un’alleanza guidata da Israele, che potrebbe infiammare le piazze e minare la loro legittimità storica, strettamente legata alla causa palestinese. Il messaggio israeliano per loro è chiaro: non avvicinarsi all’asse turco. Questo le lascia di fronte a una scelta difficile tra vantaggi economici e rischi politici e popolari enormi.
Per le potenze europee, questi cambiamenti impongono una rivalutazione delle loro politiche. Da un lato, l’Europa accoglie con favore qualsiasi progetto di connessione economica e integrazione regionale, come il “Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa”. Dall’altro, è preoccupata per l’emarginazione della causa palestinese e per l’escalation dei conflitti, che potrebbero tradursi in nuove ondate migratorie e radicalismi capaci di raggiungere le sue capitali. L’Europa ha l’opportunità di svolgere un ruolo di mediatore per preservare l’equilibrio e garantire che la regione non diventi un teatro di conflitto aperto, usando la sua influenza economica e diplomatica per promuovere la soluzione a due Stati e rilanciare il processo di pace.
La piazza araba e islamica: una rinnovata crisi di fiducia
Non si può ignorare l’impatto di queste trasformazioni sull’opinione pubblica araba e islamica. Le immagini di un’India, storicamente sostenitrice della Palestina, che diventa partner strategico in progetti che passano attraverso i porti israeliani, creano uno shock etico e politico. Le critiche interne in India da parte dell’opposizione, che accusa Modi di “tradire l’eredità anti-coloniale e il sostegno all’autodeterminazione dei palestinesi”, trovano ampio riscontro nelle strade arabe. Questa alleanza alimenta la percezione che il mondo islamico sia nel mirino, il che potrebbe fomentare sentimenti ostili e riprodurre i linguaggi dello scontro.
Conclusioni: il Medio Oriente tra due progetti di polarizzazione
L’alleanza strategica tra Modi e Netanyahu, incarnata nel progetto della “Alleanza Sestupla”, è più di un semplice accordo regionale; è una visione geopolitica per rimodellare l’area. All’orizzonte, tuttavia, si profila un contro-progetto: un asse islamico parallelo che riunisca Turchia, Pakistan e Arabia Saudita. Il nuovo Medio Oriente sembra destinato a riprodurre la logica delle polarizzazioni passate, dove identità e lealtà tornano ad essere le valute dello scontro.
Resta la domanda cruciale: le potenze regionali e internazionali, inclusa l’Europa, riusciranno a trasformare questa competizione in un incentivo alla cooperazione e alla stabilità? O la regione è destinata a una nuova fase di instabilità, in cui la causa palestinese rimane ostaggio di grandi giochi di potere?
Il mondo arabo e islamico si trova di fronte a una responsabilità storica: costruire una visione unitaria che protegga i propri interessi in un mondo multipolare, o rimanere prigioniero delle proprie divisioni interne.
Le opinioni espresse in questo articolo non riflettono necessariamente la linea editoriale di Italiatelegraph.






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