La Questione Palestinese: L’Occupazione è La Causa Dell’Aggressione e Delle Guerre Successive
Ahmed Berraou
Era ovvio che la situazione in Palestina e specialmente a Gaza non si può chiamarla normale, anche se si vuole normalizzare, perché dopo più di 15 anni di embargo che si è intensificato con la chiusura del valico di Rafah, frontiere con l’Egitto nel 2013 dopo il golpe militare del regime egiziano, e dopo l’ultima tregua all’indomani della guerra di Netanyahu contro i movimenti di resistenza a Gaza nel 2014, i palestinesi di Gaza non vedono più speranze con l’arrivo della pandemia, la povertà assoluta e la striscia come prigione in aria aperta.
Sotto questo aspetto di buio totale sia a Gaza e anche in Cisgiordania e i resti di palestinesi all’interno di Israele o nei campi profughi in Giordania, Libano, Siria e nel mondo che aspettano ancora dopo decine di anni il loro diritto di ritorno, le forze di occupazione hanno la responsabilità di garantire tutti o diritti agli occupanti se non vuole riconoscere la nascita di uno stato palestinese libero, ma al contrario ha proseguito politiche repressive contro tutti i palestinesi: insediamenti annessione, trasferimento, spostamenti forzati, demolizioni, arresti, politiche di apartheid.
Bastava solo una miccia per scoppiare di nuovo il conflitto e vedere lo spirale di violenza, di guerra, repressione, bombe e missili purtroppo le vittime sono soprattutto i civili, l’instabilità della politica israeliana in crisi dopo quattro elezioni Netanyahu non riesce più a formare un governo rende la politica in un impasse, ma anche i suoi problemi giuridici li spinge a esportare il problema.
L’autorità palestinese in Cisgiordania ha dichiarato che non si può fare elezione senza i palestinesi di Gerusalemme Est che è stato negato dal governo israeliano, nonostante la riconciliazione tra Hamas e Al Fatah per unire la striscia di Gaza e la Cisgiordania.
La miccia è accesa nel quartiere “Sheikh Jarrah” di Gerusalemme dove viene scoppiata una dura protesta contro lo sfratto di 4 famiglie palestinesi abitanti da 72 anni, poi nella porta di Damasco scoppia la protesta dei gerosolimitani palestinesi per le limitazioni imposte dalle autorità israeliane durante il Ramadan, e poi revocate.
Notti di scontri tra polizia e giovani palestinesi. Arresti e feriti. Gruppi di israeliani di estrema destra che scendono in strada al grido di morte agli arabi; bande di coloni armati che assalgono case di civili inermi. Disordini che si propagano, ed infine investono la Spianata delle Moschee, all’interno delle moschee del Aqsa simbolo sacro all’islam, vista come provocazione senza fine dell’esercito e le forze di polizia israeliana, la limitazione di spostamento degli arabi di Israele e la differenza nel comportamento tra Arabi e coloni a Gerusalemme e negli insediamenti ha creato un clima di tensione.
Proprio in quel momento ha intervenuto Hamas lanciando un ultimatum a Israele per impedire ai coloni durante la festa della terra di entrare nella spianata delle moschee o cominciano a lanciare i missili, da quel momento i numeri di morti si contano ogni giorno, oggi Domenica quasi 200 palestinesi morti a Gaza in cui ci sono 50 Bambini e 16 donne, più 9 israeliani oltre a centinaia di ferite in questo conflitto, per tre volte il consiglio delle nazioni unite non riesce a trovare accordo per fermare la violenza, gli stati uniti pare che vuole dare un po di tempo a Israele per annientare Hamas. e fare fine ai lanci di missili, Purtroppo l’America non ha intenzione per fare pressione su Israele, nonostante l’intervento diplomatico del Qatar, Turchia e Egitto per mediare con Hamas. La situazione pare che non si vuole fermare subito questa ennesima aggressione, guerra, anche se i movimenti di diritto internazionale hanno chiarito che Hamas non usa scudi umani, e che Israele ha colpito case uccidendo tantissimi civili in solo 6 giorni in cui tanti bambini e donne e più di grattacieli rasi al suolo Alcuni come “Al jalaa” che contengono uffici di stampa internazionale per zittire il racconto della verità trasmessa da Ap, RW, Reuter, Al Jazeera e altri emittenti televisive e giornalistiche locali.
In tutto il mondo si sono verificati manifestazioni di condanna e proteste durante la fine settimana per denunciare la repressione inaudita e la guerra ingiusta contro i palestinesi inermi.






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