Perché la Calabria zona rossa

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Ahmed Berraou

 

 

La Calabria è l’unica regione scelta dal governo come zona rossa durante la seconda ondata della pandemia Covid-19, non per il percentuale del contagio che risulta più basso rispetto la media nazionale, bensì per la situazione impietosa della sanità, tra strutture, mezzi, apparecchiature ma soprattutto l’incapacità di amministratori incompetenti e infiltrazioni della criminalità organizzata nel sistema politico e gestionale, che ha fatto emergere risultati disastrosi nonostante undici anni di commissariamento.

Ho sempre pensato ed alcune volte ho detto, che in parte la colpa di quello che sta succedendo politicamente qui in Calabria è di ogni cittadino calabrese. Questa mia affermazione parte da un presupposto molto semplice ed è il seguente: é un diritto-dovere di ogni cittadino, ogni qualvolta ci si reca alle urne per votare, eleggere i propri rappresentanti politici, comunali, regionali e statali. Seguendo questo ragionamento mi pare di poter affermare che la responsabilità, quando le cose non vanno come dovrebbero andare, non è solo di questo o di quell’altro amministratore incompetente o incapace.

La responsabilità é anche degli elettori che, evidentemente, non riescono ad eleggere candidati in grado di occuparsi del bene comune. Ma ricordo benissimo, che non è stato sempre così, alcuni servizi importanti ai cittadini erano garantiti. Quando sono arrivato in Calabria, venticinque anni fa, gli uffici di collocamento, ad esempio, erano ben organizzati nella maggior parte dei comuni, e con un semplice librettino di lavoro riuscivano a sistemare la situazione occupazionale di coloro che ad essi si rivolgevano.

Da qualche anno gli uffici di collocamento sono stati sostituiti dai centri per l’impiego ma anziché semplificare le procedure per trovare un lavoro, sembra che le cose si siano complicate. Gli utenti, infatti, non sempre vengono ascoltati, prendere un appuntamento per parlare con un operatore non è semplice, vengono affissi annunci nelle varie bacheche che non sempre servono e spesso non sono neppure utili.

Ricordo, inoltre, che quando sono arrivato in questa meravigliosa terra, gli ospedali e gli uffici sanitari di Asl e Asp, nonché ambulatori e consultori sparsi in tanti paesi nel territorio calabrese, riuscivano, seppur con difficoltà, a soddisfare le esigenze degli utenti. Ma anche altri settori come l’agricoltura, il turismo, il welfare, la politica dell’abitare, non avevano una gestione totalmente fallimentare.

Ora é chiaro che il riscatto di questa terra non lo possiamo demandare ai politici e neppure ai sindacati perché, forse, neppure loro ne hanno la forza. Chi può realmente riscattare questa terra sono solo i cittadini, che possono e devono organizzarsi per lottare contro un sistema, che non riesce più tutelare l’interesse comune. Ma non bisogna aspettare il momento delle elezioni per dire basta a tutto questo, perché si ripete la stessa storia di voto di scambio e di politici ricattati dai massimafiosi, bisogna farlo adesso con questi piccoli manifestazioni che crescono in una grande sollevazione per sradicare tutto il sistema becero della politica fallimentare in Calabria, credo fortemente ai comitati, movimenti sociali, gruppi di studenti immigrati, pensionati donne libere e giovani che cercano il riscatto della politica nel mezzogiorno.

La soluzione quindi è quella di destarsi dal sonno civile in cui si é caduti, sollevarsi e rivendicare i diritti, pretendere che vengano garantiti, a partire da oggi stesso.

Insomma credo che ci debba essere una presa di coscienza e che i giovani, quelli che sono rimasti, prendano in mano il loro futuro per viverlo degnamente e dignitosamente in Calabria. L’unica via d’uscita è che padri, madri e figli, lottino insieme per rialzare a risollevare le sorti di questa terra soprattutto adesso in questa emergenza sanitaria dovuta al Covid 19, in cui è venuta fuori la fragilità di un sistema che non riesce a dare risposte adeguate alla realtà che siamo ” costretti ” a vivere.

Siamo finiti a diventare la vergogna dell’Italia, ora si decide di allestire tende militari da campo per affrontare l’aumento dei conteggiati mentre ci sono strutture chiuse lasciate all’incuria lungo e largo la nostra regione, e si rifiuggi al direttore di Emergency dottor Gino Strada nominato dal governo per affrontare la pandemia in Calabria, decisioni presa dal ministro Speranza dopo la pressione insistita dei cittadini della regione per ripristinare la sanità pubblica.

Durante undici anni di commissariamento di sanità calabrese si sono multiplicati le convenzioni con le cliniche prolifirati laboratori in mano a imprenditori ben noti della sanità privata, che significa più spese sulle spalle dei cittadini per fare analisi e curarsi o magari spostarsi altrove in altre regioni per trovare una cura degna. Tutto chiuso soprattutto alla faccia delgli ultimi invisibili come i pensionati, migranti, donne di paese, decine di migranti che conosco di persona mi hanno svelato che non possono avere un dottore nemmeno fare una visita medica perché non ne hanno la tessera sanitaria causa della mancanza del certificato di residenza per emergenza abitativa.

Aspetto con ansia la fine della seconda quarantena e poi dell’emergenza coronavirus per vedere in che modo sarà la reazione dei calabresi adesso che sono resi conto della situazione disastrosa, e hanno sentito minacciata la loro tutela della salute pubblica e dell’incolumità fisica e in che modo si riorganizzano per la sollevazione affinché cacciare via la classe politica e ritirarla a una sentenza popolare.

 

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