I sindacati di polizia italiani si schierano a fianco degli agenti nel caso della morte del marocchino Abderrahim Fakir e preannunciano azioni legali

 

 

 

 

 

Nabil Touiouel  – Italia Telegraph

 

 

Roma – I principali sindacati di polizia italiani sono intervenuti nella crescente polemica relativa alla morte del cittadino marocchino Abderrahim Fakir, avvenuta durante un fermo di polizia a Bologna. I sindacati hanno espresso pieno sostegno agli agenti intervenuti, mettendo in guardia contro l’emissione di “pregiudizi” prima della conclusione delle indagini giudiziarie, in un’evoluzione che rivela come la vicenda stia travalicando l’ambito giudiziario per trasformarsi in uno scontro politico e sindacale a livello nazionale.

Tale posizione giunge a poche ore dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, la quale ha definito l’accaduto “inaccettabile”, chiedendo che sia fatta piena luce e che vengano accertate tutte le eventuali responsabilità con “il massimo del rigore”, pur ribadendo al contempo che “nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine”.

Nella prima reazione sindacale alle critiche rivolte alla polizia, il Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) ha sostenuto che gli agenti sono sottoposti a un “processo mediatico e politico” prima dell’esito delle indagini, sottolineando che il rispetto dello Stato di diritto impone di attendere i risultati della magistratura senza attribuire responsabilità preventive.

Il Segretario Generale del SAP, Stefano Paoloni, ha affermato che quanto accaduto a Bologna “non può trasformarsi in una campagna di criminalizzazione degli uomini della Polizia di Stato”, aggiungendo che il sindacato sarà al fianco dei propri appartenenti “sia sul piano legale che istituzionale” e che non permetterà che i poliziotti diventino “capri espiatori” sotto la pressione dell’opinione pubblica o della speculazione politica.

Paoloni ha inoltre confermato che il sindacato ha incaricato l’avvocato Valter Biscotti di seguire gli sviluppi legali della vicenda, garantendo tutela giudiziale agli agenti rimasti feriti durante i disordini seguiti alle proteste, e definendo le aggressioni alle forze dell’ordine “non meno gravi di qualsiasi altro attacco alle istituzioni dello Stato”.

In una significativa escalation, il sindacato ha annunciato l’intenzione di intraprendere azioni legali contro il Sindaco di Bologna, Matteo Lepore, accusandolo di aver contribuito a creare un clima che ha portato all’inasprimento delle tensioni durante le manifestazioni; un’accusa respinta dalle autorità locali, che da parte loro ribadiscono il diritto dei cittadini a protestare pacificamente, pur condannando ogni atto di violenza.

Sulla stessa linea, il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia (SIULP) ha invitato al rispetto dell’indipendenza della magistratura, evidenziando che solo l’inchiesta potrà accertare se le procedure operative siano state eseguite in conformità con la legge.

Esponenti del SIULP hanno ricordato che i poliziotti “operano quotidianamente in contesti complessi per la tutela dei cittadini”, avvertendo che i giudizi sommari prima del termine delle indagini rischiano di minare la fiducia nelle istituzioni preposte all’applicazione della legge e di alterare il corso della giustizia.

Anche la segreteria del SAP del Friuli Venezia Giulia ha diffuso una nota dai toni fermi, definendo quanto sta accadendo ai danni della polizia come uno “strumentalizzazione grave e irresponsabile”, e sollecitando una netta distinzione tra la legittima richiesta di verità e le accuse prive di riscontro giudiziario.

Queste prese di posizione si collocano nel quadro delle indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Bologna per chiarire le cause del decesso di Abderrahim Fakir, avvenuto nel corso di un intervento di polizia effettuato a seguito di segnalazioni per una persona in stato di forte agitazione nel quartiere Pilastro. Gli accertamenti comprendono l’analisi dei filmati di videosorveglianza, l’acquisizione delle testimonianze degli agenti, dei soccorritori del 118 e dei passanti, oltre agli esiti dell’esame autoptico e dei rilievi tecnici per stabilire con esattezza le cause della morte.

Un video girato da un residente della zona ha suscitato forte indignazione in Italia e all’estero: le immagini mostrano la vittima ripetere le parole “basta… basta” mentre alcuni agenti la mantengono immobilizzata a terra, prima che smetta di muoversi. Il filmato costituisce oggi uno degli elementi chiave dell’inchiesta giudiziaria.

Negli ultimi giorni la vicenda è diventata uno dei casi più delicati del panorama nazionale, superando i confini del fascicolo penale per aprire un ampio dibattito politico e sui diritti umani relativo all’uso della forza durante i fermi, ai limiti di responsabilità dei corpi di sicurezza e all’equilibrio tra il mantenimento dell’ordine pubblico e la garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini.

Mentre il Governo italiano ribadisce la necessità di fare piena luce senza anticipare le conclusioni della magistratura, le organizzazioni per i diritti umani e la famiglia della vittima chiedono un’indagine indipendente e trasparente. Contestualmente, i sindacati di polizia serrano le fila a difesa degli agenti, sostenendo che la tutela del prestigio e dell’autorevolezza delle istituzioni dello Stato non sia meno rilevante del dovere di garantire giustizia per la vittima.

Il caso di Abderrahim Fakir rappresenta dunque un bando di prova per la giustizia italiana, seguito con estrema attenzione sia a livello interno che internazionale.

 

 


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