La tragedia di Bologna.. La polizia italiana sotto i riflettori dopo l’uso eccessivo della forza che è costato la vita ad Abderrahim Fakir

 

 

 

Abdellah Mechnoune
Giornalista e scrittore,
interessato a migrazioni,
questioni arabe e pensiero islamico.

 

 

Nel cuore della città di Bologna e precisamente nel quartiere Pilastro gli ultimi momenti di vita del cittadino marocchino Abderrahim Fakir non sono stati un semplice fatto di cronaca passante o un dettaglio marginale nei registri quotidiani. Si è trattato di una scena sconvolgente piena di durezza che incarna una tragedia umana capace di scuotere le coscienze di chiunque abbia visto quelle immagini dolorose. Un uomo di quarantatré anni a terra sull’asfalto con la testa premuta con forza contro il suolo e le mani immobilizzate dietro la schiena da due agenti di polizia con l’aiuto di un civile di cui non si conoscono l’identità e la veste legale. Nel frattempo la sua voce si spegneva gradualmente mentre supplicava e chiedeva aiuto con l’ultimo filo di fiato gridando dal dolore senza trovare ascolto. Queste immagini drammatiche documentate con audio e video davanti agli occhi del personale sanitario presente sul posto pongono tutti di fronte a quesiti brucianti e legittimi che non possono essere elusi o ignorati in alcun modo. Come può l’immobilizzazione di una persona incatenata e completamente resa a terra con tale eccessiva durezza essere classificata come una misura di sicurezza legale conforme ai protocolli di contenimento. Dove sono i principi di proporzionalità e necessità nell’uso della forza contro un uomo inerme che non rappresentava una minaccia letale ed era già sotto custodia. Qual è la veste giuridica e la legittimità di quel cittadino che ha partecipato all’azione bloccando la vittima e chi gli ha permesso di intervenire in un’operazione ufficiale di polizia. Ancora più grave è il modo in cui il personale medico dell’ambulanza sia rimasto a guardare in una posizione di sconcerto senza intervenire immediatamente per verificare i parametri vitali di un uomo che si contorceva dal dolore e perdeva il respiro fino a spirare davanti a loro. I deboli tentativi di giustificare l’accaduto parlando di uno stato di alterazione non possono reggere di fronte alla gravità della tragedia. Qualsiasi presunto comportamento non può in alcun modo giustificare la privazione del diritto primario e fondamentale di ogni essere umano alla vita e all’integrità fisica. I principi e i trattati internazionali sui diritti umani e le leggi degli Stati democratici fondati sullo stato di diritto condannano fermamente l’uso eccessivo della forza e qualsiasi trattamento crudele o inumano durante le fasi di fermo. Ciò che è accaduto ad Abderrahim Fakir riapre ferite profonde e richiama alla memoria drammi analoghi vissuti da vittime di violenze durante le fasi di arresto ed è un fatto inaccettabile in uno Stato di diritto che presuppone il rispetto della dignità umana a prescindere dalla nazionalità o dalle origini. Questa tragedia non riguarda solo la famiglia della vittima e non si limita al dolore individuale ma interpella chiunque creda nei valori della giustizia e della legalità. Ribadiamo la nostra ferma convinzione che l’Italia sia un paese democratico che rispetta lo stato di diritto e difende i diritti umani in tutte le sedi internazionali. Rinnoviamo la massima fiducia nella Procura della Repubblica e nella magistratura italiana indipendente chiamata a tutelare i diritti di tutti e a dare concretezza al principio supremo inciso nelle aule di giustizia secondo cui La legge è uguale per tutti. In quest’ottica costituzionale e umana auspichiamo che le indagini in corso rappresentino un passo giusto e imparziale capace di chiarire ogni dinamica e di accertare con precisione le responsabilità applicando la legge nei confronti di chiunque abbia provocato o non abbia impedito questa drammatica morte. Chiediamo con forza alle autorità giudiziarie italiane un’inchiesta trasparente e rapida che includa l’analisi dei filmati delle bodycam e l’accertamento delle responsabilità dirette o per omissione di soccorso. Invitiamo le organizzazioni per i diritti umani a seguire da vicino l’evoluzione del caso per garantire che non vi sia alcuna impunità. Facciamo appello alla diplomazia marocchina tramite l’Ambasciata a Roma e il Consolato Generale a Bologna affinché intervenga con decisione per seguire le indagini e fornire il sostegno legale e morale necessario alla famiglia. La giustizia per Abderrahim Fakir non è solo una richiesta dei suoi cari ma rappresenta un vero banco di prova per lo stato di diritto e per la tutela universale dei diritti umani senza alcuna distinzione.


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