Abdullahi Ahmed: Tra l’aroma del tè marocchino e l’impegno civile. Un dialogo senza filtri (Prima Parte)
Intervista a cura di Abdellah Mechnoune
Torino non è solo una città industriale è un laboratorio di diritti e cittadinanza. Al centro di questo laboratorio c’è Abdullahi Ahmed un uomo che ha trasformato il suo viaggio da rifugiato somalo in una missione civile e politica. Arrivato in Italia in cerca di protezione accolto e sostenuto da quella rete di solidarietà che lo ha aiutato a diventare consigliere comunale di Torino eletto nel gruppo PD. Abdullahi è oggi una delle figure più influenti e coraggiose nel panorama politico torinese. Abdullahi Ahmed è il fondatore di GenerAzione Ponte e ideatore del “Festival dell’Europa Solidale e del Mediterraneo di Ventotene”.
Mediatore Interculturale, da anni affronta temi delicati che riguardano il futuro della nostra città e della società, principalmente la giustizia sociale, le periferie, le politiche giovanili, la cultura e l’inclusione.
È tra i vincitori del Premio Altiero Spinelli della Commissione Europea. È uscito il suo libro “Lo sguardo avanti”, edito da add editore. Abdullahi ha incontrato più di 100.000 studenti, con la missione di promuovere campagne volte ad aumentare la sensibilità culturale, sociale e politica sul fenomeno migratorio.
In questi anni, ho avuto il piacere di incontrarlo più volte, partecipando ai suoi dibattiti e seguendo con attenzione i suoi interventi nelle piazze di Torino: dalle manifestazioni per la giustizia in Palestina alle battaglie contro il razzismo e l’islamofobia. Tra un evento pubblico e l’altro, abbiamo condiviso momenti di riflessione privata, dove l’aroma del tè marocchino alla menta si intrecciava con quello del caffè italiano, simbolo di un’identità plurale e ricca. In quegli incontri, gli ho espresso il desiderio di intervistarlo non solo come amico, ma come giornalista, per dare voce alla sua visione profonda e schietta. Abdullahi ha accolto la sfida con entusiasmo.
Oggi, per Italia Telegraph, il Consigliere comunale Abdullahi Ahmed del PD apre una finestra senza filtri sulla realtà cruda dell’immigrazione, sulle contraddizioni della comunità musulmana e sulle sfide di una politica che deve tornare a parlare agli ultimi. Ecco il resoconto di un dialogo intenso e necessario.
E ora vi lascio alla prima parte di questa intervista affascinante e straordinaria con consigliere comunale di Torino Abdullahi Ahmed buona lettura.

1-Abdullahi, partiamo dal concreto, dal quotidiano, per migliorare la vita delle comunità straniere che abitano a Torino: quali sono i provvedimenti di cui va più fiero?
Noi come squadra del Partito Democratico lavoriamo per migliorare la vita di tutti i cittadini torinesi. Nello specifico sono tanti i provvedimenti attuati, ma ne scelgo alcuni che ho presentato personalmente, partendo da quelli che hanno cambiato concretamente la vita quotidiana delle persone.
Il primo riguarda la burocrazia dell’abitare: abbiamo ridotto i tempi per il rilascio del certificato di idoneità alloggiativa da 5 mesi, nel 2021, a 3 settimane oggi.
Sullo stesso fronte della semplificazione si inserisce la mozione sui permessi di soggiorno. L’ufficio immigrazione della questura di corso Verona 4 era l’unico punto di riferimento per tutti i cittadini stranieri residenti in 312 comuni della provincia di Torino: da qui nascevano le code della vergogna, ore di attesa all’alba per un diritto che dovrebbe essere garantito senza umiliazioni. Abbiamo chiesto la chiusura di quello sportello unico e ottenuto l’apertura di diversi uffici, anche fuori Torino, per il rilascio e il rinnovo dei permessi.
A questo si lega un altro risultato di cui vado fiero: siamo la prima città italiana ad avere un protocollo d’intesa con la questura per evitare la cancellazione dall’anagrafe di chi rinnova il permesso di soggiorno. È un tema che pochi conoscono, ma che ha conseguenze pesanti: una volta rinnovato il permesso, il cittadino straniero ha l’obbligo di comunicarlo all’anagrafe di residenza entro 60 giorni. Se non lo fa, spesso per mancanza di informazione, viene cancellato dai registri e perde con questo la continuità della residenza necessaria per chiedere la cittadinanza italiana, il diritto al ricongiungimento familiare e persino l’assistenza del medico di base. Un protocollo che chiude una falla silenziosa ma decisiva nel sistema dei diritti.
Accanto alla semplificazione burocratica, abbiamo lavorato sul terreno del riconoscimento e del contrasto alle discriminazioni. Siamo la prima città italiana ad aver istituito 6 luoghi dedicati a contrastare l’islamofobia e sostenere le vittime, uno strumento concreto in una fase in cui l’odio religioso trova troppo spesso spazio indisturbato.
Sempre su questo piano, abbiamo approvato una mozione per introdurre carne halal e kosher nelle mense scolastiche: non è solo una misura di inclusione alimentare, ma una proposta di giustizia che permette a tutti i bambini, qualunque sia la loro fede o provenienza, di sentirsi parte della comunità scolastica e della città fin dai banchi di scuola.
Infine, abbiamo guardato oltre i confini cittadini: siamo stati i primi a firmare un protocollo di cooperazione con Codiasco, il coordinamento che riunisce le associazioni delle comunità straniere del territorio piemontese impegnate nella cooperazione internazionale. Un modo per riconoscere che l’integrazione non si esaurisce dentro i confini di Torino, ma si intreccia con i legami che le comunità mantengono con i propri paesi d’origine.

2-Parliamo del legame tra la città di Torino e il Marocco?
La comunità marocchina è la più grande comunità africana e non comunitaria di residenti a Torino. Una comunità che contribuisce fortemente allo sviluppo di questa città. Per rispetto, su una mia proposta di mozione presentata nel 2022, approvata successivamente dal consiglio comunale, la città di Torino ha firmato un protocollo di cooperazione e di gemellaggio con Khouribga, la città da cui proviene la maggior parte delle famiglie marocchine torinesi. Sono stato io stesso delegato per due volte dal sindaco Stefano Lo Russo in Marocco per portare avanti questi rapporti.
Nel 2025 il sindaco di Khouribga ha visitato la nostra città, incontrando anche alcuni rappresentanti della comunità residente a Torino: il nostro impegno è quello di valorizzare i legami tra la nostra città e le città di origine dei nuovi cittadini torinesi.
Anche su temi delicati come la questione del Sahara Occidentale, per evitare incomprensioni, ricordiamo che nell’aprile 2024 ho organizzato in Comune un incontro tra il sindaco Stefano Lo Russo e i rappresentanti della comunità marocchina residente a Torino, proprio sulla questione sahrawi. Ribadiamo, allora come oggi, il pieno rispetto per la sensibilità della comunità marocchina.
3-Sei passato dall’essere un giovane in cerca di asilo a diventare Consigliere nella principale città del Nord, Torino. Cosa si prova a sedere in quei banchi portando sulle spalle le speranze di migliaia di nuovi italiani?
Una responsabilità enorme, che sento ogni giorno. Ed è da lì che nasce buona parte del lavoro che ho scelto di fare in Consiglio: dare forma concreta al legame tra Torino e le comunità che la abitano, a partire da quella marocchina. Vorrei essere un facilitatore per chi, ogni giorno, pensa di non potercela fare.
4-Ti sei spesso schierato contro figure come Salvini e Sardone. Qual è la sfida più difficile nel difendere gli stranieri in un clima di crescente islamofobia?
Un esempio concreto: durante le partite di questo Mondiale in cui giocava il Marocco, la destra li ha usati per attaccare l’intera comunità marocchina. Io ho scelto la strada opposta: distinguere chi ha sbagliato dalla stragrande maggioranza che festeggiava legittimamente.
Io personalmente ho guardato le partite del Marocco – e più in generale le partite delle squadre africane – e ho sofferto e festeggiato con le comunità.
La sfida è mantenere quella distinzione quando è più facile cavalcare la paura.
Non vogliamo rispondere all’odio con altro odio. A questi insulti rispondiamo con le azioni, lavorando per tutti i cittadini di Torino.
5-C’è anche un appuntamento ormai diventato un’abitudine per il Comune…
La partecipazione del sindaco alla festa di fine Ramadan a Parco Dora. Non è scontato, ed è un segnale preciso: dice che quel momento di comunità fa parte del calendario pubblico della città, perché Torino celebra le diversità. Celebra tutti i suoi cittadini ed abitanti.
6-L’informazione italiana è spesso accusata di essere razzista e di parte. Qual è l’importanza di testate libere come Italia Telegraph nel dare una narrazione alternativa?
Se ogni festa di una comunità straniera rischia di diventare un processo collettivo sui social, quella comunità non si sentirà mai davvero parte della città. Raccontare i fatti nella loro proporzione reale è un servizio a tutta Torino. Ed è per questo che il lavoro di testate libere come Italia Telegraph è così importante: in un panorama dove spesso prevale la semplificazione o il pregiudizio, chi sceglie di raccontare i fatti con equilibrio e approfondimento fa un servizio non solo alle comunità straniere, ma alla città intera, che ha bisogno di informazione vera per crescere insieme.







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