Il Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo, I Marocchini d’Italia: Tra Paese Sicuro e Politiche Più Dure

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Roma – Italia

Ahmed Berraou
Attivista e portavoce dell’Unione delle Associazioni Marocchine del Meridione.

 

 

Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore, prevista per il prossimo giugno, del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, migliaia di cittadini marocchini residenti in Europa — e in particolare in Italia — si trovano di fronte a una fase nuova e più complessa nel percorso migratorio e nella regolarizzazione della propria posizione giuridica. Il Patto, presentato da Bruxelles come una riforma globale, contiene cambiamenti profondi che incidono direttamente sulle comunità provenienti da Paesi classificati come “sicuri”, tra cui il Marocco.

Questa classificazione, apparentemente tecnica, avrà conseguenze significative sui migranti marocchini, sia su coloro che vivono in situazione irregolare, sia su chi pensa di presentare domanda di protezione internazionale come ultima possibilità per regolarizzare la propria posizione.

– Il Marocco come Paese “sicuro”… cosa significa concretamente?

Rendiamo grazie a Dio perché il nostro Paese, il Marocco, è considerato uno Stato sicuro secondo la classificazione europea, e chiediamo che continui a godere di sicurezza, stabilità, sviluppo e prosperità.
Secondo il nuovo Patto, sono considerati “sicuri” quei Paesi che non conoscono conflitti armati diffusi e nei quali non si registrano violazioni sistematiche dei diritti umani.
Sulla base di questa classificazione, le domande di asilo provenienti da tali Paesi sono considerate con una probabilità di accoglimento molto bassa.

Per i cittadini marocchini che presentano domanda di protezione internazionale o asilo, ciò significa:

– accelerazione del rigetto delle domande nei centri di frontiera
– riduzione delle possibilità di ricorso
– possibilità di trattenimento amministrativo durante l’esame della domanda
– accelerazione delle procedure di rimpatrio in caso di rifiuto

Di conseguenza, il ricorso all’asilo – utilizzato da alcuni marocchini come soluzione estrema per ottenere un permesso – diventa un percorso quasi chiuso con le nuove regole. A ciò si aggiunge la lentezza di alcuni consolati marocchini nel trattare le richieste di passaporto, divenute più complesse: al migrante irregolare viene richiesto — paradossalmente — un documento che attesti la residenza o l’ospitalità, ostacolando molti richiedenti asilo nel presentare la domanda.

– Italia… il terreno più sensibile per i marocchini all’estero

L’Italia, che accoglie ogni anno migliaia di migranti marocchini, sarà uno dei Paesi che applicheranno con maggiore rigore le nuove misure, a causa della sua posizione geografica e della pressione migratoria attraverso il Mediterraneo.

Cosa cambia per i marocchini in Italia?

1. Procedure di frontiera più rigide
Le domande marocchine saranno trattate in centri chiusi, con esami rapidi che potrebbero durare solo pochi giorni.

2. Rifiuto quasi automatico
Poiché il Marocco è classificato come “sicuro”, le domande saranno considerate “non fondate”, salvo casi eccezionali.

3. Rimpatri più rapidi
L’Italia ha accordi di cooperazione con il Marocco, il che rende l’esecuzione dei provvedimenti di rimpatrio più semplice rispetto ad altri Paesi.

4. Riduzione delle possibilità di regolarizzazione tramite asilo
Un percorso utilizzato da molti marocchini vista la difficoltà di ottenere contratti di lavoro o permessi di soggiorno.

– Tra politica e realtà… la destra italiana sfrutta il dossier

Questo irrigidimento non può essere separato dal contesto politico italiano: i partiti di destra, oggi al governo, utilizzano il tema migratorio come strumento elettorale e presentano il Patto europeo come una “vittoria” che consente un maggiore controllo delle frontiere.

Come si riflette questo sui marocchini?

– La retorica della “sicurezza” e del “controllo delle frontiere” rende i migranti irregolari un bersaglio facile.
– La classificazione del Marocco come Paese sicuro viene usata per giustificare rifiuti rapidi.
– La pressione politica spinge verso l’ampliamento del trattenimento amministrativo e l’accelerazione dei rimpatri.

Il migrante marocchino in Italia si ritrova così stretto tra norme europee più severe e un clima politico interno più rigido.

– La comunità marocchina… tra preoccupazione e ricerca di alternative

In città come Milano, Torino, Bologna, Roma e Calabria, cresce la preoccupazione all’interno della comunità marocchina.
Molti comprendono che l’asilo non è più un’opzione realistica e che la regolarizzazione richiederà:

– veri contratti di lavoro
– percorsi chiari di integrazione
– sostegno delle associazioni della società civile
– accesso a eventuali programmi di “sanatoria” o regolarizzazioni straordinarie

Ma in un contesto di crisi economica e mercato del lavoro difficile, questi percorsi appaiono più complessi che mai.

– Il Patto è una soluzione o una nuova crisi?

Dal punto di vista europeo, il Patto mira a organizzare la migrazione.
Dal punto di vista dei migranti — in particolare dei marocchini — sembra invece aprire la strada a:

– maggiore discriminazione tra nazionalità
– riduzione delle opportunità di integrazione
– aumento dei casi di trattenimento e rimpatrio
– indebolimento delle garanzie legali per i richiedenti protezione

Mentre Bruxelles parla di “riforma”, molti temono che il Patto possa trasformarsi in una crisi umanitaria silenziosa che colpirà migliaia di persone in cerca solo di una vita migliore.

– marocchini d’Italia davanti a una nuova fase che richiede vigilanza e organizzazione

Il nuovo Patto europeo non è solo un testo legislativo, ma una realtà che influenzerà direttamente il futuro della comunità marocchina in Europa.
Con la classificazione del Marocco come Paese sicuro, diventa essenziale:

– sensibilizzare la comunità sui veri percorsi legali
– sostenere le iniziative che favoriscono l’integrazione
– rafforzare il ruolo delle associazioni marocchine in Europa
– seguire da vicino gli sviluppi giuridici a livello europeo e nazionale

Migrare non è un crimine, e cercare dignità non è un errore.
Ma le nuove politiche rendono il cammino più difficile e impongono alla comunità marocchina maggiore organizzazione, una voce più forte e una consapevolezza più profonda dei propri diritti e doveri.

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