Non siamo carne da propaganda: l’Italia merita di meglio dei giochi pericolosi di Furgiuele

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Roma.
Ahmed Berraou

 

 

C’è un limite a tutto. E Domenico Furgiuele, deputato calabrese della Lega, quel limite lo ha superato da un pezzo. Quando un parlamentare della Repubblica decide di aprire le porte della Camera a gruppi dichiaratamente neofascisti e razzisti – CasaPound, Forza Nuova, Veneto Fronte Skinheads – per promuovere un progetto di legge che punta a “rimandare indietro” milioni di persone, non siamo più davanti a un dibattito politico.
Siamo davanti a un abuso istituzionale.
A una provocazione pericolosa.
A un attacco diretto alla democrazia italiana.
E tutto questo viene fatto in nome di una parola tossica: “Remigrazione”.
Una parola che non esiste nel vocabolario democratico, ma che piace tanto a chi sogna un’Italia bianca, chiusa, impaurita. In un clima internazionale che tira più a destra e che fa dello straniero un oggetto di propaganda politica pessima Furgiuele ha violato lo spirito della Costituzione, un deputato non può trasformare il Parlamento in un palcoscenico per l’estrema destra più violenta del Paese.
Non può usare le istituzioni per legittimare chi predica odio, esclusione, sostituzione etnica e fantasie suprematiste.
Non può farlo, eppure lo ha fatto.
E lo ha fatto con arroganza, sfidando perfino il Presidente della Camera. Questo non è coraggio politico. È irresponsabilità. È un insulto alla storia antifascista dell’Italia.

Noi migranti non siamo il vostro bersaglio elettorale, e purtroppo sono anni che la politica italiana usa i migranti come bersaglio facile.
Ma questa volta si è superato il limite: si parla di espulsioni di massa, di riconquista e di ripristino dell’identità nazionale.
Parole che puzzano di anni’30.
Parole che non appartengono a un Paese civile.

E mentre Furgiuele gioca con il fuoco, chi manda avanti l’Italia?
Chi lavora nei campi, negli ospedali, nelle fabbriche, nelle case degli anziani?
Chi paga le tasse, contribuisce al PIL, tiene in piedi un Paese che invecchia e non fa più figli?
Noi, i migranti. Quelli che qualcuno vorrebbe rimandare indietro.

L’Italia non ha bisogno di “remigrazione”. Ha bisogno di verità.
La verità è semplice:
– senza migranti, l’economia italiana crolla;
– senza migranti, il welfare non regge;
– senza migranti, molte regioni del Sud si svuoterebbero del tutto.

E mentre l’Italia discute di espellere chi lavora e contribuisce, la Spagna – sì, la Spagna – apre la sanatoria, regolarizza, integra, costruisce futuro.
Due visioni opposte: una guarda avanti, l’altra indietro.

Noi non staremo zitti. Mai.
Come sindacalista e come attivista che vive in Calabria 30 anni, dico una cosa chiara:
non permetteremo che l’Italia venga trascinata nel buio da chi usa la paura come arma politica.
Non permetteremo che un deputato trasformi il Parlamento in un circolo neofascista.
Non permetteremo che milioni di persone vengano trattate come un problema da eliminare.
Siamo parte di questo Paese.
Lo costruiamo ogni giorno.
E non abbiamo nessuna intenzione di farci cacciare da chi non ha nemmeno il coraggio di guardare in faccia la realtà.

Un messaggio a tutti gli immigranti che chiedono cosa dovrebbero fare per contrastare questo progetto?”

1. Coinvolgere la società civile: Associazioni, sindacati, centri culturali… sono tutti strumenti efficaci per esercitare pressione.
2. Costruire alleanze con le forze democratiche,
I partiti che si oppongono al progetto hanno bisogno di un chiaro sostegno sociale.
3. Partecipare al dibattito pubblico le storie umane degli immigrati influenzano l’opinione pubblica in modo più efficace dei discorsi politici.
4. Coordinarsi tra le comunità straniere
L’unità fa la forza. Un’unione coesa mira a tutelare i diritti di tutti, specialmente dei più deboli, opponendosi al privilegio..
5. Sostenere i partiti che difendono i diritti degli Immigrati, non solo attraverso il voto, ma anche attraverso il volontariato e la partecipazione a campagne.

Tra l’Italia, alle prese con il dibattito sulle espulsioni di massa, e la Spagna, alle prese con il dibattito sui reinsediamenti collettivi, le comunità straniere si trovano a un bivio.

Il futuro non sarà determinato solo dalle leggi, ma dalla capacità degli immigrati di organizzarsi, partecipare e difendere il loro diritto a far parte della nuova Europa.

 


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