Ahmed Berraou
– Mia Rifflessione Sociologica Applicata all’università della Calabria sui punti di forza e difficoltà
Il ruolo dell’Islam in generale e delle associazioni religiose islamiche nel rapporto tra immigrati e religione nel contesto italiano rientra nello spettro dei luoghi di culto islamici come rifugio, svago, socializzazione, appartenenze e scambio. Nel quale emergono infatti i ruoli plurimi: dall’accompagnamento e adattamento dei fedeli al contesto cittadino, al mantenimento e la soddisfazione di bisogni nella prossimità linguistica, culturale e di assistenza spirituale.
Ovvero di natura identitaria, questi luoghi di culto sono anche punti di riferimento in ambiti di economia sociale per la presenza di attività commerciali di prodotti etnici che consente ai fedeli di sfruttare la loro presenza nelle moschee per approvvigionare specialmente di alimenti consentiti nrlla religione islamica cosidetti “Halal” che significa lecito oltre a spezie e elettrodomestici adatti a modi di cottura speciali.
Quindi sono luoghi di aggregazione, socializzazione vitali per le minoranze etnico-culturali in cui appartengano gli immigrati, ma purtroppo i luoghi di culto islamiche in mancanza di formalizzazione sono stati sempre considerati covi di radicalizzazione e ghetti che si oppongono al processo di integrazione e convivenza mentre in realtà potrebbero essere un valore aggiunto nel welfare anche per la popolazione locale se adeguatamente valorizzati.
– Presenza recente dei musulmani in Italia
Per discutere Il ruolo delle moschee nel processo di accoglienza e integrazione sociale degli immigrati bisogna fare una piccola riflessione su chi sono i musulmani oggi, e sulla loro storia recente di immigrazione in Italia.
I musulmani rappresentano circa (2,7 milioni), ovvero il 4,9% della popolazione residente in Italia, e queste statistiche comprendono sia i cittadini italiani che i residenti di nazionalità straniera. Per quanto riguarda la componente musulmana della popolazione, l’Italia si colloca al di sotto della media europea, che è pari al 6,8%, nonostante ciò l’Islam occupa il secondo posto come religione più diffusa in Italia, la maggior parte composta da cittadini nordafricani, soprattutto marocchini, con quasi mezzo milione, seguiti dai cittadini dei paesi del continente europeo balcanico ; gli albanesi, i moldavi e i kosovari e poi i cittadini asiatici del Bangladesh e Pakistan. Stabile, quindi, il numero dei musulmani in Italia, con una crescita annua di quasi centomila persone per vari motivi, mentre a livello di continente europeo è il quarto Paese per numero assoluto, dopo la Francia (circa 6 milioni) , Germania (5 milioni) e Gran Bretagna (4 milioni). ) e appena al di sotto del valore percentuale UE del 5%. Il numero dei musulmani con cittadinanza è meno della metà del totale dei musulmani in Italia, ovvero circa (1,2 milioni) di musulmani italiani, di cui il 51% nati in Italia, il 40% ha ottenuto la cittadinanza e il restante 9% si è convertito all’Islam .
Quanto al movimento islamico in Italia, esso ebbe inizio con borse di studio per alcuni studenti provenienti da Egitto e medio-oriente , Giordania, Siria e Palestina negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. segnatamente alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, con l’afflusso dell’immigrazione maghrebina soprattutto marocchina, così come le comunità balcaniche, tanto che negli anni novanta il loro numero superava i trecentomila marocchini, e così il numero dei musulmani in Italia aumenta, e la religiosità diventa un bisogno urgente che necessita di spazi e luoghi di culto, mentre questo coincideva con le spedizioni di qualche delegazione degli sceicchi del gruppo “Daawa wa tabligh”. sapiente predicatori dall’India e dal Pakistan all’inizio degli anni novanta, e questa fase ha visto in Italia un risveglio e un grande impegno per la religione e la Sunnah, e un ritorno all’adesione agli insegnamenti islamici e al sentire la necessità della ricerca di identità, e in virtù delle lamentele che i musulmani provavano nei confronti delle questioni geopolitiche nel mondo islamico, la più importante delle quali fu la rivolta palestinese “Intifada” e il genocidio dei musulmani bosniaci nei Balcani, nonché le vittorie dei mujaheddin afgani contro l’invasione sovietica Per l’Afghanistan e della rivoluzione khomeinista iraniana, poi la questione di Kashamir e altri disordini che infuriavano i giovani studenti musulmani, e lavoratori migranti in Italia hanno accelerato il processo di costruzione delle moschee, centri culturali e fondazione di vari gruppi e organizzazioni.
– lo sviluppo di “moschee” o luoghi di culto
Ora in Italia si contano circa 1.600 “moschee”, di cui solo 6 sono sotto la supervisione del governo italiano, e sono riconosciute come luoghi di culto e moschee pure, e il resto sono centri e associazioni in cui vengono utilizzati i loro uffici e sedi, la maggior parte dei quali sono magazzini e garage sotto edifici, o ex capannoni per alcune aziende chiuse, da restaurare riciclandoli fino a diventare templi e cappelle che contengono un’aula e un annesso per l’igiene e le abluzioni, senza il minimo sanificazione né giustificazioni legali, ma sono ammessi in un modo o nell’altro sotto i nomi di associazioni culturali, sociali e di volontariato che ricadono nel terzo settore, e vengono utilizzati come luoghi di incontri e ritrovi garantiti dalla legge organizzatrice delle associazioni, mentre le autorità chiudono gli occhi Per il loro uso come luoghi di culto e preghiera per i musulmani, anche se non hanno ottenuto una licenza per luoghi di culto.
– Comunità e organizzazioni islamiche in Italia
L’apertura dei luoghi di culto alla comunità musulmana ha registrato un salto di qualità nel secolo in corso, poiché il suo numero s’è raddoppiato da meno di 800 moschee prima del 2000 a quasi il doppio oggi, alla media di 10 moschee in 3 mesi nell’arco di venti anni, così che questo numero è aumentato con l’aumento dei movimenti e delle organizzazioni islamiche che li abbracciano: La fratellanza musulmana transnazionale, il movimento tabligh che include specialmente gli asiatici Indiani pakistani, banglalesi. il movimento salafita e i gruppi sufi muridiani di maggioranza africana nera, albanesi e italuani convertiti, così come il gruppo di opposizione marocchino “la giustizia e perfezione” Adl wal Ihsan, poi At_tawhid wal Islah ovvero unificazione e riforma che hanno guidato il governo marocchino dal 2011 al 2021, e il movimento Nahda o rinascimento tunisino, anch’esso è stato al governo Tunisino per un decennio, il fronte algerino sciolto “la salvezza” e altri piccoli movimenti, Gli ultimi dieci anni hanno visto emergere un nuovo blocco sotto il nome di Confederazione Islamica Italo-Marocchina, la cui identità e origine opera come un quadro che riunisce numerose federazioni in tutte le regioni e province italiane, e ogni federazione annovera sotto la propria bandiera una serie di moschee e centri di marocchini, che hanno messo in forte concorrenza tra loro e “l’Ucoii” unione delle comunità e organizzazioni islamiche d’Italia con più di 350 moschee, centri e associazioni islamiche locali, costituito nel 1990, e Sostenuto in precedenza dal movimento dei fratelli musulmani e dal gruppo islamico pakistano, a questi due blocchi si aggiunge in misura minore alcuni salafiti, questa competizione ha portato alla costruzione del maggior numero di centri e moschee e all’introduzione di alcuni restauri su tutto il suolo italiano e l’isola di Sicilia, e queste tre entità sono accusate di ricevere aiuti ovvero finanziamenti da alcuni paesi straniere divennero sottoposti a controlli di bilanci e provenienza di fondi.
– Valore aggiunto delle moschee per gli immigrati
Bisogna precisare che questi centri e moschee erano l’unico sbocco per la comunità musulmana, che sono luoghi di culto e di conforto psicologico e spirituale e hanno contribuito notevolmente, pur nella loro semplicità, a colmare la carenza religiosa che soffriva l’immigrato musulmano in Italia, in modo che si incontrasse lì con i suoi fratelli musulmani, eseguisse preghiere, invocazioni, recitasse il Corano e allevasse i loro figli sull’amore per la religiosità e il rispetto per le cose sacre e insegnando loro la lingua araba e il sacro Corano, si incontrano in occasioni religiose come il Ramadan, il venerdì, le festività e alcune occasioni, fanno incontri e lezioni religiose maschili e femminili, con la presenza di studiosi, sceicchi e predicatori provenienti dall’estero, e tengono concorsi per la memorizzazione del Corano e recitazione per bambini.
Sono note anche le cerimonie di dichiarazione della conversione all’Islam di alcuni italiani, lo svolgimento di cerimonie nuziali con il rito islamico, la preghiera per i defunti, i funerali, la raccolta di donazioni per aiutare i bisognosi e l’invio in alcuni paesi islamici che soffrono di disastri e guerre.
– Fattori esterni nel rapporto con i musulmani
Oltre a tutto ciò, le autorità italiane non hanno sottoposto a restrizioni i musulmani fino a dopo i tragici eventi dell’11 settembre, noti per l’ispezione, il monitoraggio e il controllo stretto da parte dell’intelligence italiana. Più di un centinaio di Imam radicali sono perseguite poi espulsi per violenza, discriminazione ed estremismo. A ciò si aggiungono le prese di mira da parte di politici populisti di estrema destra, “Lega Nord e Fratelli d’Italia” che accusano i musulmani di arroganza e mancato rispetto delle regole e delle leggi che regolano i luoghi di culto, e talvolta attacchi razzisti contro loro, come scritte sui muri, lanciare bottiglie molotov e lasciare sporco con rifiuti e teste di maiale davanti alle loro porte. Tra le accuse di adottare la lingua araba, non italiana, e di avere imam non qualificati e di non avere conoscenza della cultura e di un’istruzione adeguata nelle scuole e nelle università italiane.
Inoltre, ritengono che queste “moschee abusive” violano la legge sono costruzioni fragili non agibili e prive degli elementi minimi di sicurezza, protezione, igiene, e del rispetto delle leggi, dei costumi e del decoro civile delle città, nonché della loro chiusura e isolamento dalla comunicazione con la società italiana, e questi attacchi continui contro la costruzione delle moschee ha prodotto la famigerato legge anti-moschee da parte della regione Lombardia sotto il governo della lega nord.
– Difficoltà interne nelle comunità islamiche
È vero che alcuni imam e responsabili non osservano il principio della convivenza e cercano di imporre le loro rigide pretese e visioni anche ai fedeli che frequentano, nonostante le diverse opinioni giurisprudenziali.
Ma la cosa peggiore è l’esacerbazione del fenomeno dei conflitti interni alle moschee in termini di gestione, divisione dei ranghi e frantumazione tra lo stesso gruppo nella città o nel villaggio, e la moschea ha generato due o più moschee senza bisogno di che solo animosità, competizione e fama di cariche e rappresentanza, e anche all’interno della stessa moschea si trovano capricci e opinioni diverse conflitto e lotta tra loro sulle cose più semplici, che hanno portato a litigi e inimicizie, alcune delle quali sono arrivate ai tribunali , e la ragione è l’arbitrarietà nel prendere decisioni unilaterali che necessitano di consenso, accordo ed equilibrio, allo stesso tempo accusando coloro che si oppongono a loro di creare sedizione.
C’è anche una ferita profonda rappresentata dalla classe e dall’appartenenza. Dare un carattere speciale al centro in modo che si sappia che appartiene a questa setta e chi no, al paese o al gruppo pubblico.
Troviamo, ad esempio, una moschea per gli arabi e un’altra per i non arabi, una per i marocchini e un’altra per il Pakistan Questo è un centro speciale per i fratelli musulmani, e un altro per i salafiti. eccetera…
Questi conflitti, scismi e crepe nella comunità musulmana in Italia sono stati sfruttati e dai loro nemici di estrema destra come pretesto per accusare l’Islam e attaccarlo che i musulmani sono frammentati e divisi e non hanno una unica rappresentanza, e quindi non è adatto a loro per essere un unico interlocutore con le autorità italiane e così l’Islam è rimasto l’unica religione che non ha ottenuto l’accordo organizzativo la famosa “Intesa” o concordato per gestire loro Affari religiosi e status personale dei musulmani in Italia nonostante la seconda religione.
“Gerwald Wallnöfer” ci insegna : “Le culture possono incontrarsi, se i soggetti sono messi nella condizione di poter disporre di capacità comunicative adeguate; il cui apprendimento richiede l’elaborazione di dispositivi in grado di ridurre il più rapidamente possibile le distanze e i disequilibri.”
Per poter incontrare per convivere in armonia, abbiamo la necessità di essere sempre aggiornati sulle nostre esigenze e bisogni comuni, quindi “conoscere”.
Colmare i nostri difetti, “risolvere”.
Sfruttare in modo giusto i nostri punti di forza, “sviluppare”.
Aprirsi all’altro, “arricchirsi” a vicenda.






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