Salute ,Amsi e UMEM ;il Sottosegretario Sileri incontra ed ascolta le proposte del presidente Foad Aodi presso il Ministero.

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Salute ,Amsi e UMEM ;il Sottosegretario Sileri incontra ed ascolta le proposte del presidente Foad Aodi presso il Ministero.

Amsi ,Umem e Uniti per Unire ;presentano il progetto “Sanità ,Integrazione e Internazionalizzazione” al Sottosegretario Sileri

Si è svolto recentemente l’incontro tra il sottosegretario Pierpaolo Sileri e il Presidente dell’Amsi(Associazione medici di origine straniera in Italia ) e l’UMEM(Unione medica euromediterranea) dove si sono discusse le problematiche dei professionisti della sanità di origine straniera e alcuni punti su sanità ,integrazione e internazionalizzazione del SSN.

Il Presidente Aodi durante l’incontro ha illustrato le nostre proposte del progetto sanità ,Integrazione e internazionalizzazione al Sottosegretario Sileri come segue;

“Oggi in Italia operano 77.500 professionisti della sanità di origine straniera, che presto saliranno a 80.000 quando saranno terminate le procedure di riconoscimento dei titoli, distribuiti in molte specialità: 22.000 medici, 5.000 odontoiatri, 38.000 infermieri, 5.000 fisioterapisti, 5.000 farmacisti, 1.000 psicologhi e altri 1.500 tra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici, fisici.
Sono numeri importanti, soprattutto in un settore che come ci ha insegnato la crisi della pandemia rivela una carenza strutturale di professionisti, che potrebbero contribuire a risolvere questo problema.

“Potrebbero” ma non “possono” perché alla maggior parte di costoro non è stata concessa la cittadinanza italiana, che il settore della sanità pubblica considera requisito essenziale per essere inserito nel SSN.

Non è una questione di riconoscimento della qualità professionale, moltissimi infatti hanno studiato e conseguito i rispettivi titoli nelle università italiane e ad oggi tutti lavorano presso le strutture sanitarie private. È prima di tutto una questione di interpretazione amministrativa delle procedure di accesso al SSN e di volontà politica di chiarirle. Infatti nella ricerca di medici e infermieri per affrontare la crisi del covid-19 (art. 13 del Decreto Cura Italia) è stata autorizzata senza problemi l’utilizzazione di medici stranieri provenienti dall’estero e alcune Regioni hanno permesso l’inserimento anche ai professionisti senza cittadinanza italiana.

Ad oggi solo il 10% dei professionisti di origine straniera lavora in strutture pubbliche, soprattutto nei pronto soccorso, nella medicina interna e in chirurgia. Gli altri sono spinti verso la sanità privata che apre volentieri loro le porte (80%) o iniziano a rimpiazzare i vuoti nei medici di famiglia (10%).

Il problema vero è che il corpo istituzionale dell’Italia non ha ancora capito che non siamo più l’Italia di una volta e pensa di gestire l’inevitabile trasformazione come se fossimo ancora nel 1990 alle prese con flussi migratori che bussano alle nostre porte. Questi mesi di lotta alla pandemia hanno razionalmente dimostrato il forse inconsapevole autolesionismo di questo approccio: abbiamo una efficace risorsa di ottantamila professionisti della sanità capaci di sostenere lo “sforzo bellico” del SSN in guerra contro l’espansione del virus e, semplicemente, non ce ne accorgiamo.

Non ci accorgiamo neanche del danno che, a cascata, stiamo producendo all’intero Sistema Italia: i professionisti laureati e specializzati che sono una risorsa del nostro Paese ci stanno

abbandonando, preferiscono andare a lavorare in università, ospedali e cliniche del Medioriente, del Nordafrica, dell’Europa dell’Est, della Gran Bretagna.

A fronte di questa realtà e in attesa che la cultura istituzionale si adegui, le Associazioni firmatarie propongono al Ministero della Salute alcune azioni immediate, tutte possibili a legislazione vigente, al fine di ridurre il danno al SSN e in fin dei conti ai cittadini italiani:

1. Consentire, in applicazione dell’art. 13 del Decreto Cura Italia, anche ai professionisti della sanità di origine straniera che hanno esercitato 5 anni in Italia, di partecipare ai concorsi del SSN senza l’obbligo della cittadinanza.

2. Riattivare presso il Ministero della salute il “Gruppo di Lavoro sanità e integrazione”, che era composto dal ex sottosegretario Armando Bartolazzi , dal Presidente AMSI e UMEM Foad Aodi e dal Presidente FNOMCEO Filippo Anelli.

3. Concedere alle strutture sanitarie pubbliche l’autorizzazione alla pratica della circoncisione rituale, al fine di ridurre i rischi alla vita di un numero sempre maggiore di bambini visto le richieste negli ultimi 3 anni sono aumentate del 30% .

4. Riattivare la collaborazione diretta con il Dipartimento delle Professioni Sanitarie al fine di coordinare all’interno del SSN e in tutto il territorio nazionale l’informazione sul riconoscimento dei titoli ottenuti all’estero.

5. Intensificare la collaborazione tra il Ministero della Salute e le strutture formative di AMSI, UMEM e Uniti per Unire finalizzate alla diffusione dei corsi in Ecm per l’aggiornamento professionale in sanità e immigrazione a tutti i medici in attività sul territorio nazionale.

6. Promuovere politiche a favore dello scambio socio sanitario tra l’Italia e l’estero per maggiore internazionalizzazione del servizio sanitario italiano e consentire ai professionisti della sanità italiani di arricchirsi con esperienze sanitarie e scientifiche .

Ringraziamo il Sottosegretario Sileri per la sua grande disponibilità ad ascoltare le nostre proposte con competenza e apertura ,augurandoci per l’interesse di tutti si possano dare risposte costruttive dando la nostra collaborazione in Italia e nei 80 paesi dove siamo presenti come Umem e Amsi “.

Ufficio Stampa

www.amsimed.org

 

“Sanità ,Integrazione e Internazionalizzazione”

All’attenzione del sottosegretario

Pierpaolo Sileri

Progetto Sanità,Integrazione e Internazionalizzazione

di

Associazione dei Medici Stranieri in Italia (AMSI)

Unione Medica Euromediterranea (UMEM)

Movimento Interprofessionale Uniti per Unire

Oggi in Italia operano 77.500 professionisti della sanità di origine straniera, che presto saliranno a 80.000 quando saranno terminate le procedure di riconoscimento dei titoli, distribuiti in molte specialità: 22.000 medici, 5.000 odontoiatri, 38.000 infermieri, 5.000 fisioterapisti, 5.000 farmacisti, 1.000 psicologhi e altri 1.500 tra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici, fisici.

Sono numeri importanti, soprattutto in un settore che come ci ha insegnato la crisi della pandemia rivela una carenza strutturale di professionisti, che potrebbero contribuire a risolvere questo problema.

“Potrebbero” ma non “possono” perché alla maggior parte di costoro non è stata concessa la cittadinanza italiana, che il settore della sanità pubblica considera requisito essenziale per essere inserito nel SSN.

Non è una questione di riconoscimento della qualità professionale, moltissimi infatti hanno studiato e conseguito i rispettivi titoli nelle università italiane e ad oggi tutti lavorano presso le strutture sanitarie private. È prima di tutto una questione di interpretazione amministrativa delle procedure di accesso al SSN e di volontà politica di chiarirle. Infatti nella ricerca di medici e infermieri per affrontare la crisi del covid-19 (art. 13 del Decreto Cura Italia) è stata autorizzata senza problemi l’utilizzazione di medici stranieri provenienti dall’estero e alcune Regioni hanno permesso l’inserimento anche ai professionisti senza cittadinanza italiana.

Ad oggi solo il 10% dei professionisti di origine straniera lavora in strutture pubbliche, soprattutto nei pronto soccorso, nella medicina interna e in chirurgia. Gli altri sono spinti verso la sanità privata che apre volentieri loro le porte (80%) o iniziano a rimpiazzare i vuoti nei medici di famiglia (10%).

Il problema vero è che il corpo istituzionale dell’Italia non ha ancora capito che non siamo più l’Italia di una volta e pensa di gestire l’inevitabile trasformazione come se fossimo ancora nel 1990 alle prese con flussi migratori che bussano alle nostre porte. Questi mesi di lotta alla pandemia hanno razionalmente dimostrato il forse inconsapevole autolesionismo di questo approccio: abbiamo una efficace risorsa di ottantamila professionisti della sanità capaci di sostenere lo “sforzo bellico” del SSN in guerra contro l’espansione del virus e, semplicemente, non ce ne accorgiamo.

Non ci accorgiamo neanche del danno che, a cascata, stiamo producendo all’intero Sistema Italia: i professionisti laureati e specializzati che sono una risorsa del nostro Paese ci stanno abbandonando, preferiscono andare a lavorare in università, ospedali e cliniche del Medioriente, del Nordafrica, dell’Europa dell’Est, della Gran Bretagna.

A fronte di questa realtà e in attesa che la cultura istituzionale si adegui, le Associazioni firmatarie propongono al Ministero della Salute alcune azioni immediate, tutte possibili a legislazione vigente, al fine di ridurre il danno al SSN e in fin dei conti ai cittadini italiani:

  1. Consentire, in applicazione dell’art. 13 del Decreto Cura Italia, anche ai professionisti della sanità di origine straniera che hanno esercitato 5 anni in Italia, di partecipare ai concorsi del SSN senza l’obbligo della cittadinanza.
  2. Riattivare presso il Ministero della salute il “Gruppo di Lavoro sanità e integrazione”, che era composto dal ex sottosegretario Armando Bartolazzi, dal Presidente AMSI e UMEM Foad Aodi e dal Presidente FNOMCEO Filippo Anelli.
  3. Concedere alle strutture sanitarie pubbliche l’autorizzazione alla pratica della circoncisione rituale, al fine di ridurre i rischi alla vita di un numero sempre maggiore di bambini visto le richieste sono aumentate del 30% negli ultimi 3 anni.
  4. Riattivare la collaborazione diretta con il Dipartimento delle Professioni Sanitarie al fine di coordinare all’interno del SSN e in tutto il territorio nazionale l’informazione sul riconoscimento dei titoli ottenuti all’estero.
  5. Intensificare la collaborazione tra il Ministero della Salute e le strutture formative di AMSI, UMEM e Uniti per Unire finalizzate alla diffusione dei corsi in Ecm per l’aggiornamento professionale in sanità e immigrazione a tutti i medici in attività sul territorio nazionale.
  6. Promuovere politiche a favore dello scambio socio sanitario tra l’Italia e l’estero per maggiore internazionalizzazione del servizio sanitario italiano e consentire ai professionisti della sanità italiani di arricchirsi con esperienze sanitarie e scientifiche.

Fiduciosi di un riscontro positivo inviamo cordiali saluti                                                                   

Roma 01.04.2021

Consiglio Direttivo AMSI

Consiglio Direttivo UMEM

Consiglio Direttivo Uniti per Unire

www.unitiperunire.org

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