Descrizione :
Come scrive Paolo Branca: «[…] i motti di spirito, non solo per il contenuto, ma per la loro stessa dinamica funzionale, uniscono popoli che potrebbero essere considerati talmente e tanto irriducibilmente diversi da far disperare rispetto a qualsiasi possibilità di intesa e di scambio. Se queste pagine sono servite a far incrinare anche solo di un poco barriere ritenute insormontabili, avremo raggiunto il nostro scopo». Le barzellette, al pari dei proverbi, ingiustamente considerati generi ‘minori’ di espressione, sono invece il distillato di lunghe esperienze e forniscono dettagli non secondari sulla cultura popolare diffusa e condivisa. Proprio per questo permettono di cogliere elementi profondi e specifici di una società e delle sue modalità di relazioni tra le persone. Il mondo arabo non si sottrae a questa considerazione generale e l’analisi condotto da Angelo Villa, psichiatra, e Paolo Branca, docente di lingua e letteratura araba, ci permette di cogliere aspetti rilevanti della società araba.
Editore: Ibis
Collana: Sud-nord: altri mondi
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 23 luglio 2020
Pagine: 224 p., Brossura
EAN: 9788871646220
La vita è un cetriolo… Alla scoperta dell’umorismo arabo
Paolo Branca – Università Cattolica di Milano
1. Premessa
Sui meccanismi che stanno alla base dell’ironia nelle sue varie forme è stato scritto moltissimo e non è questa la sede di ripercorrere una così ampia e complessa letteratura pur parzialmente indicata nella bibliografia sommaria finale. Si tratta piuttosto di verificare come e fino a che punto ciò che troviamo in un’area culturale abbia o meno forme corrispondenti in altre.
La zona mediterranea rivela – anche a uno sguardo superficiale – molte somiglianze, a partire da quella dei suoni di vari antichi alfabeti che son gli stessi e nello stesso ordine: a, b, c, d… in greco alfa, beta, gamma, delta… in ebraico alef, bet, ghimel, dalet e in arabo alif, bā’, jìm, dāl.
Ma sono soprattutto l’indole e il carattere specialmente dei popoli dell’Europa meridionale e di quelli del Medio Oriente e del Nordafrica a rappresentare una sorta di continuum antropologico dai tratti sorprendentemente analoghi. In altre parole, significa che un nordico o un giapponese che visitassero il Cairo, Napoli e il sud della Spagna o della Grecia troverebbero affinità molto più marcate tra questi luoghi che, per esempio, fra Milano e Palermo per non dire fra Genova ed Helsinki.
Le barzellette, al pari dei proverbi, ingiustamente considerati generi ‘minori’ di espressione, sono invece il distillato di lunghe esperienze e forniscono dettagli non secondari sulla cultura popolare diffusa e condivisa.
Quasi ovunque la semantica dell’eufemismo o delle interdizioni di decenza funziona in forme analoghe: i bisogni fisiologici quando si è bambini, il sesso dalla pubertà in poi, ma anche i più temibili campi della politica e persino della religione da quando si è in grado di abbordarli.
Soltanto nominare o lasciar intendere argomenti di questo tipo, in un’imprecazione esplicita o semplicemente tramite allusioni metaforiche, scatena ilarità in chi ascolta, naturalmente se le circostanze lo consentono, altrimenti a dominare può essere l’imbarazzo, l’aperta disapprovazione o la paura.
Testo, testa e contesto van sempre insieme e fingere d’ignorarlo per proclamare che una civiltà sarebbe totalmente disinibita e priva di limiti alla libertà d’espressione, mentre un’altra non tollererebbe comunque mai e per nessuna ragione certi ‘sconfinamenti’ è operazione ideologica e ingannatrice, basata su banali pregiudizi o deliberatamente assunta per ben evidenti scopi.
Nelle pagine che seguono, dunque, ci limiteremo a riportare storielle e barzellette tradotte dall’arabo (specialmente dalle sue varianti dialettali) ascoltate in loco o tra gli immigrati arabofoni, lette su giornali e riviste, rintracciate in rete… senza troppi commenti, ma unicamente suddivise per categorie.
Come si vedrà, una delle tendenze più marcate è quella delle opposizioni: uomini/donne, bambini/adulti, individui e gruppo di appartenenza o gruppi rivali, abitanti di determinate zone rispetto ad altre e via dicendo.
Il binomio noi/loro vale dalla tifoseria calcistica all’eterna guerra fra i sessi, tra gli abitanti di zone o città diverse ma non troppo distanti, tra tutte le etnie e le fedi religiose… ma anche all’interno dei singoli gruppi si riscontrano sottocategorie bersagliate e non è rara l’autoironia di una determinata compagine.
Come richiama il titolo di questo lavoro, che cita in forma incompleta un ben noto proverbio triviale, la vita è un giorno miele, un giorno cipolla (yawm ġasal, yawm bașal) e lo humor è lì a ricordarcelo, un po’ per celia… un po’ per non morire, come direbbe Madama Butterfly.
2. Arabi vs se stessi
Un antico proverbio beduino recita: “Io e mio fratello contro mio cugino, io, mio fratello e mio cugino contro lo straniero” (anā wa-aħī ‘alā ibn ‘ammī wa-anā wa-ibn ‘ammī ‘alā-ġarīb)…
Ma come ognun sa ,i proverbi dicono quasi sempre una parte sola della realtà, e hanno spesso un corrispettivo che afferma il contrario…
Gli arabi non fanno eccezione e scherzano spesso sulle loro stesse pecche: da noi è tutto IBM, si dice in Egitto, per chiarire subito: Inshallāh (se Dio vuole), Bokrā (domani), Ma’leš (pazienza), giocando sulla modernità e l’efficienza dei computer e l’inconcludenza di molti propositi e promesse.
Oppure kull ta’ħïīra fīhā ħīra (ogni ritardo può portar qualche vantaggio) per consolarsi dei tempi lunghi e degli appuntamenti mancati che potrebbero fornire occasioni invece impreviste e non pianificate rispetto a programmi spesso non portati a termine, tantomeno puntualmente.
Se qui prevale l’autoassoluzione o la consolazione d’un sorriso amaro, in altre occasioni è invece una rabbia soffocata a esprimersi contro “le donne, il tempo ed il governo” come dice una celebre canzone di de Andrè.
In ogni paese del mondo, poi, ci sono vittime designate degli strali satirici di confratelli vicini, qui ci limiteremo alle storielle che se la prendono con gli abitanti di Homs, come tributo alla martoriata Siria, benché si possano trovare analoghi fenomeni su quelli di al-Khalil/Hebron in Palestina, su quelli dell’Alto Egitto e numerosi altri…
Un abitante di Homs va alla stazione insieme a uno di Damasco. Arrivano che il treno è già in movimento e quindi il primo si mette a correre riuscendo rocambolescamente a salire… Il damasceno si blocca piegandosi su di sé, scosso da una irrefrenabile risata. Cos’ha da ridere tanto? Gli chiede un passante. E’ che il treno lo dovevo prendere io, lui è venuto solo ad accompagnarmi.
Tre uomini di Homs salgono su un taxi a Damasco. Il tassista capisce di dove sono, quindi accende il motore, ma per spegnerlo immediatamente esclamando ‘Eccoci arrivati!’ Il primo scende e paga, il secondo ringrazia… il terzo lo prende per il collo e gli dice: ‘La prossima volta che guidi così veloce ti spacco la faccia!’
Uno di Homs prende in mano uno specchio e dice pensieroso: ‘Io questo l’ho già visto…’ Un amico gli toglie lo specchio dalle mani, guarda e conclude: ‘Ma certo, non vedi che sono io?’
Due di Homs chiacchierano. Il primo dice: ‘Stanotte ho sognato che ero in America, è stato così realistico che credevo proprio di esser là. Ti è mai capitata una cosa simile?’ ‘Beh, io stanotte mi son sognato che mi sposavo e sembrava tutto vero’. ‘Ti sei sposato senza invitarmi alle nozze?’ ‘Ma tu eri in America!’
Uno di Homs ha la porta di casa rotta, la smonta e va dal falegname perché l’aggiusti. Un amico lo vede per strada e gli chiede: ‘Ma c’è qualcuno a casa? Non hai paura che entrino i ladri?’ Il primo replica: ‘E come farebbero mai ad entrare se la porta ce l’ho io?’
Uno di Homs sta per tirarsi un colpo di rivoltella… Un amico si allarma e gli dice: ‘Ma sei matto? Non hai neppure il porto d’armi! Se ti vede la polizia…?’. Ma quello ribatte: ‘No problem, prima mi sparo e poi scappo’.
Dopo varie proteste e alcuni incidenti le fabbriche di bibite frizzanti di Homs si sono rassegnate a scrivere sotto la base della lattina: si apre sull’altro lato!
Cosa fa uno di Homs quando ha finito di lavarsi? Si toglie i vestiti bagnati.
Uno di Homs sta compilando un modulo. Quando arriva alla domanda ‘Sesso?’ risponde: due volte alla settimana .
Perché la pausa pranzo a Homs non può durare più di 10 minuti? Altrimenti gli devono spiegare il lavoro da capo.
Un americano dice a un siriano: “Scavando dappertutto da noi puoi trovare fili telefonici, il che significa che persino i nostri antenati lo utilizzavano!”. Il siriano ammette che pur scavando da loro non si trova nulla del genere e conclude: “Si vede che i nostri usavano già il cellulare”.
Uno di Homs chiede a una persona per strada: ‘Dov’è l’altro marciapiede?’ Gli rispose: ‘Dall’altra parte della strada …’ Ribatte: ‘Ma se ero là e mi han mandato qui!?!’
Un Homsi ha perso il portafoglio… va a denunciare l’accaduto alla polizia, gli dicono: ‘Torna a casa, ti troveremo il portafoglio anche se dovessimo scavar sotto terra!’ Tornando a casa vede degli operai scavare ed esclama: ‘Sbrigatevi ragazzi , il portafoglio è di pelle marrone’-
Su un aereo un passeggero chiede al vicino il permesso di passare per andare in bagno. Quando torna vede che l’Homsi ha mangiato sia il pasto proprio che il suo. ‘Perché ha mangiato anche il mio?’ sbotta. L’Homsi si giustifica: ‘Pensavo fossi sceso’.
Un Homsi in America stava al bar. Dopo un po’ entrò una ragazza americana, si sedette vicino a lui e iniziò a parlare. Lui non capiva nulla, così la ragazza iniziò a disegnare su un foglio per fargli capire. La ragazza disegnò un bicchiere, lui capì e le offrì da bere. Poi disegnò un pollo e lui le offr+ da mangiare. In seguito la ragazza gli disegnò un materasso e lui si chiese: come avrà fatto a capire che faccio il tappezziere?
A Homs vendono calcolatrici per bambini senza lo zero, così non fanno chiamate internazionali.
Uno di Homs compra una macchina sportiva nuova, appena salito accende la radio e sente: “Qui Londra…” ed esclama: “Mannaggia, quanto è veloce questa macchina!”
Uno con il mal di denti va da un dentista a Homs. Quello gli strappa tutti i denti meno quello malato… incazzato il paziente gli chiede: “Cosa ha fatto?” “Così rimane da solo a soffrire come un cane!”
Un Homsi invita la sua ragazza a casa ….Quando arrivarono chiude subito le finestre , le porte e spegne tutte le luci… La ragazza spaventata gli chiede: ‘Che stai facendo?’. E lui: “Vieni che ti faccio vedere come il mio orologio si illumina al buio”.
Un homsi guardando dall’alto di un grattacielo vede un uomo che per la distanza gli appare di dimensioni assai ridotte. Ogni volta che scendeva di un piano lo vedeva più grande. Quando infine lo incontrò all’entrata lo abbracciò e lo riempì di baci, Quello chiese: “Ci conosciamo?” e l’altro: “Ti conosco da quando eri piccolo!”
A Homs il commercio di banane è andato a rotoli… scartavano tutte quelle curve!
Uno di Homs, uno di Damasco e uno di Hama scommisero su chi sarebbe riuscito a prendere un tesoro dentro una caverna custodita da un asino. L’asino prese a calci sia il damasceno che quello di Hama, mentre l’altro uscì col tesoro. Gli altri stupefatti chi domandarono: “Come hai fatto?” “Parlando con l’asino abbiamo scoperto di essere parenti!”
Uno di Homs si accorge che un suo amico a entrambe gli orecchi ustionati e gli chiede cosa sia successo. “Ieri stavo stirando ed è suonato il telefono, mi son confuso…”. “Ok, ma il secondo orecchio?” E’ che poi hanno richiamato…
Un bambino di Homs chiede allarmato alla mamma: “Ma quando saran cresciuti i miei amici io con chi giocherò?”
Uno di Homs si fa installare una porta di vetro trasparente e dice all’operaio: “Non dimentichi lo spioncino, mi raccomando!”
Un bambino homsi chiede alla mamma: “Dammi dei soldi per favore, c’è un un povero che grida per la strada” Contenta del buon cuore del figlio lei gli dà delle monete e quando torna chiede: “Cosa gridava quel povero?” “Mah, mi pare: gelati!”
Un homsi tira uno schiaffo al fratello che sbotta: “Facevi sul serio o scherzavi?”. “Sul serio” rispose l’altro. “Meno male – concluse il fratello colpito – non sopporto gli scherzi!”
Un’intervistatrice televisiva chiede a un passante a Homs: “Cos’è la Siria per te?” Orgoglioso quello risponde: “E’ mia madre”. Dopo aver rivoltola stessa domanda al secondo si sente rispondere: “Mi dispiace, ma non posso parlare della madre del mio amico!”
Una coppia di Homs adotta un bambino indiano e subito si mettono a imparare la sua lingua, così quando sarà grande potranno capirsi!
Un bambino di Homs è depresso perché tutti prendono in giro gli abitanti della città come se fossero stupidi. Il padre per consolarlo gli dice di prendere una pentola e di raggiungerlo. Batte sulla pentola e il bimbo chiede “Chi bussa?” Infuriato il papà esclama: “Ecco perché… comunque intanto tieni la pentola e io vado a vedere chi c’è alla porta!”
Un Homsi dice al vicino: “Chiudi la finestra quando sei con tua moglie… stanotte ho visto tutto!” E l’altro: “Ma se stanotte non ero neppure a casa!”
Un vecchio homsi racconta ai nipoti del tempo della colonizzazione: “I soldati prendevano i bambini e li dividevano in due gruppi… un gruppo veniva ucciso, l’altro violentato…”
Uno dei suoi nipoti chiede: “ Nonno di che gruppo eri?” “Tra quelli ammazzati, screanzato!”
Un musicista di Homs si perde nella savana con il suo liuto. Dopo un po’ si guarda attorno e vede un leone che lo ascolta mansueto, compiaciuto dalla melodia…. Rilassato continua e giunge un secondo leone e la cosa sembra ripetersi. Ma all’arrivo di un terzo felino il poveretto viene divorato. Il primo leone dice al secondo: “Come prevedevo il sordo e ci ha rovinato la serata!”
Un bimbo homsi chiede alla mamma: “Papà non dei parenti?” “Certo, tuo nonno e tua nonna sono i suoi genitori e i tuoi zii e zie i suoi fratelli e sorelle” “Allora perché l’hanno lasciato a noi?”
Un homsi ha un armadio chiuso da 20 anni e soltanto lui ha la chiave… la moglie pazza di curiosità alla fine lo apre con un cacciavite. Vi trova molto denaro e 2 uova … Quando il marito torna la donna sbotta “Cos’è la storia delle uova?”
“Sinceramente… Ogni volta che ti tradisco metto un uovo nell’armadio”
“20 anni di matrimonio e solo 2 tradimenti!?! Ma i soldi?” “Ogni volta che riempivo un cartone di uova lo vendevo”
Un homsi compra un decoder e dice alla mamma: “Festeggiamo mamma, ho comprato un decoder!” Ma lei: “E dove hai preso i soldi?”
“Ho venduto il televisore!”
Un homsi entra in un centro commerciale per la prima volta. Vedendo la scala mobile chiede a un passante: “Cos’è?”. “Se tua moglie è brutta, falla salire e quando scende sarà bella…”
Disse alla moglie di salire e l’attese all’altro lato. Ecco arrivare una straniera e lui esclamare: “Cara, sei magnifica”. E quella “What?” Lui esclama esaltato: “E sai pure l’inglese!”
Una bambina chiede la madre: “Com’è stata la creazione del uomo?” La madre rispose: “Dio ha creato Adamo ed Eva … si sono sposati e hanno procreato, cosi iniziò…”
Quando pone la stessa domanda a papà li risponde: “In origine c’era una una scimmia che evolse e divenne uomo…” Tornata dalla mamma sbottò: “Perché mi insegni male? Papà dice che l’uomo era una scimmia!” “Amore, io ti ho raccontato dei miei antenati… Non centro con quelli di tuo padre!”
3. Non soltanto coi fanti…
Qualcuno ha notato che Gesù, nei Vangeli, non ride mai. Eppure non mancano episodi nei quali si intuisce quanto fosse dotato di un certo senso dell’umorismo: accolse benevolo Natanaele, dopo che questi si era stupito che potesse venir qualcosa di buono da Nazareth, si autoinvitò a casa di Zaccheo, appollaiato assai poco decorosamente sui rami di un albero dove era salito per riuscire a vederlo a causa della propria bassa statura, pose un bimbo a modello dei suoi discepoli che discutevano su chi di loro avrebbe occupato il rango più elevato nel Regno dei Cieli…
Lo stesso si può dire di Maometto. Il ruolo di Profeta e i generi letterari che di lui ci parlano sembrerebbero escludere facezie e ilarità, ma anche nel suo caso vi sono almeno alcune eccezioni che lo vedono ridere di cuore di uno scherzo o addirittura farsene protagonista se è vera – tra le altre – la tradizione in cui egli avrebbe detto a una brutta vecchia, la quale gli chiedeva se sarebbe andata in Paradiso: ‘Non ci sono vecchie in paradiso!’. Quando gli venne riferito che la poveretta se ne disperava, disse a qualcuno di rassicurarla: ‘Ogni donna in Paradiso tornerà giovane e vergine!’. Un’altra storia riferisce che durante il suo miracoloso viaggio nell’Aldilà, avrebbe visto una volpe in Paradiso e ne sarebbe rimasto sorpreso. L’animale, per giustificare la propria presenza, avrebbe detto: ‘Mi son mangiata il figlio di una guardia!’; naturalmente qualcuno si chiede quale mai sarebbe stata la sua ricompensa se avesse mangiato la guardia stessa!
È divenuto abbastanza comune, ultimamente, prendersela con i monoteismi che sarebbero, a differenza dei politeismi, più intransigenti ed esclusivisti. L’assunto che pretende implicitamente fanatico chi crede in un solo Dio piuttosto che in una pluralità di divinità è, a ben vedere, basato su un ragionamento aritmetico apparentemente plausibile, ma in realtà molto ingannevole. Sono stati invece proprio i monoteismi – se sanamente intesi – che, attribuendo la perfezione e la santità a un solo Essere trascendente, hanno reso profana (oggi diremmo laica) ogni altra realtà, liberandola dall’assolutezza e relativizzandola, oltre a rinunciare – tra le altre cose – ai sacrifici umani che invece venivano praticati in molte antiche religioni pagane.
A parte la biasimevole pratica della blasfemia, del resto greve e assai poco divertente, Dio è meno tirato in ballo direttamente rispetto alle religioni in molte barzellette: il meccanismo della semantica dell’eufemismo o delle interdizioni di decenza comunque funziona perfettamente anche in questo caso. Come bisogni fisiologici e sesso, così pure ogni potere costituito e anche moltissimi elementi della sfera sacra sono evocati per provocare il riso, proprio perché implicitamente si sa che, per varie ragioni, sono cose di cui non si dovrebbe parlare in un certo modo, o non si dovrebbe parlare affatto!
Il secondo califfo Omar, succeduto a Maometto alla guida della comunità islamica era assai conosciuto per la sua intransigenza. Si dice che girasse travestito di notte per sorprendere i trasgressori in flagranza. Una sera, passando dalla finestra, ne sorprese uno a bere vino e per di più in compagnia femminile. “T’ho beccato!” esclamò. Ma quello, senza scomporsi, ribattè: “O principe dei credenti, tu hai violato tre volte la legge di Dio che ordina di entrare nelle case dalla porta, di salutare quando si entra e di non fare gli spioni!”
Nemmeno gli atti tipici del culto musulmano son risparmiati da salaci situazioni d’imbarazzo. Nel periodo del pellegrinaggio alla Mecca si potevano incontrare affascinanti straniere e sorse persino un particolare tipo di poesia di corteggiamento. I meno raffinati, invece che comporre versi, immaginavano più banali circostanze come quella di quel tale che si invaghìm di un’esotica pellegrina alla quale non cessava di manifestare ammirazione infinita… ‘Se mi trovi davvero così bella, non so cosa faresti per mia sorella che sta arrivando ed è assai più avvenente di me’ lo provocò la donna. Essendosi voltato per curiosità, lo stolto perse ogni speranza con una dama tanto permalosa.
Coloro che erano troppo scrupolosi e interrogavano i dottori della legge su casi strampalati son sempre stati vittime dei burloni: prima di fare le abluzioni totali qualcuno interpellò un giurisperito: ‘Se mi spoglio del tutto per purificarmi nel fiume, devo mettermi in direzione della Mecca?’. ‘Se fossi in te resterei con gli occhi puntati sugli abiti – gli disse sarcasticamente il saggio – altrimenti rischi di dover andare a fare la preghiera nudo!’
Come è noto, spesso il contratto matrimoniale islamico prevede che la donna abbia un rappresentante legale che di solito è un parente maschio. Il figlio di una vedova chiese al giudice se lui avesse il diritto di concedere in moglie la madre a qualcuno, ma il magistrato sconsolato sbottò: ‘Sì, ma a condizione che sia ancora vergine!’.
Il digiuno del giorno di ‘Ashūra, specialmente per gli sciiti, è ricorrenza importantissima, si dice addirittura che valga come un anno di astinenza… uno non tanto forte da sopportare lunghe privazioni riuscì a non mangiare fino a mezzogiorno, per poi arrendersi consolandosì così: ‘Mi pare che sei mesi possano anche bastare’.
E essendosi terribilmente annoiato durante la recitazione salmodiata della Sura della Vacca (la più lunga del Corano), un tale fuggì letteralmente dalla moschea quando capì che stava per iniziare la recitazione di quella… dell’Elefante (che è invece brevissima)’.
Fustigato poiché portava in spalla una giara adatta a contenere vino un poveretto protestava: ‘Ma era vuota!’. Gli rispose l’aguzzino: ‘Si tratta comunque di uno strumento che può portare al peccato’. ‘Allora dovresti subire lo stesso castigo, sciagurato… anche tu hai uno strumento atto a fornicare che ti porti a spasso impunemente!’.
Pure personaggi dotati di carisma religioso potevano esser vittime di scherzi. Uno scroccone che spesso si univa ai compagni del Profeta per mangiar gratis si sentì dire: “Oggi abbiamo soltanto pesce velenoso”, ma rispose a torno: “Perché mai restare al mondo se muoiono i santi Compagni del Profeta?”.
Un gruppo di uomini d’affari del Golfo pranza in una sala riservata di un hotel italiano. Un collega sopraggiunge e chiede loro: ‘Ma vi è permesso mangiare prosciutto?’. Rispondono: ‘Non è prosciutto.. è Parma!’.
Un beduino viene convinto dai fondamentalisti a compiere un attacco suicida. Arrivato in una grande piazza chiama il capo: ‘Sono sul posto, ma ci sono solo poche persone’. ‘Attendi che ne arrivino altre’. Da un treno giunto alla stazione scendono alcuni passeggeri e lui richiama: ‘Ora sono qualche decina’. ‘Troppo pochi, aspetta!’. Finalmente alla fine di una proiezione molta gente esce dal un cinema. Richiama e dice: ‘Ora son centinaia’. ‘Bene, procedi con l’attacco suicida’. Lui estrae la pistola e si spara un colpo in testa.
Soprattutto nella letteratura del periodo classico sorsero addirittura specifici generi dedicati alla presa in giro di intere categorie di persone, come gli avari che spesso si rendono ridicoli per la loro eccessiva parsimonia. Il capolavoro assoluto del genere è appunto Il libro degli avari di al-Jahiz (IX secolo) che, tra molte altre, contiene questa storia:
Frequentavo Abu Said per ragioni di affari, ma anche perché m’interessavano le sue stravaganze e la sua conversazione. Un giorno gli dissi:
– Tu certo hai molti denari, e sai tante cose che io non so, però il tuo vestito è sporco. Perché non lo fai lavare?
Rispose:
– Sono già sei mesi che medito di far lavare questo vestito, ma ancora non ci vedo chiaro. Qualche volta penso: il vestito sudicio corrode il corpo come la ruggine mangia il ferro, e quando la stoffa si bagna di sudore e poi si asciuga ripetuta- mente, la porcheria vi si accumula sopra e si incolla, rode la trama e brucia l’ordito, senza contare il tanfo e lo squallido aspetto. Io vado in giro per le case dei debitori, e i debitori hanno certi servi prepotenti. Come credi che mi ricevano, vedendomi coperto di sordidi stracci? Una volta m’insultano, un’altra mi lasciano fuori dalla porta! Tutto questo danneggia i miei interessi, rischio di non esser pagato, e per di più mi prendo arrabbiature e vado incontro a fastidi. Quando mi assalgono tutte queste idee, penso sul serio a far lavare il vestito. Ma mentre rifletto mi si presentano obbiezioni che mi sembrano ragionevoli e solide. Prima di tutto, il costo dell’acqua e del sapone, poi la serva: quando aumenta il suo lavoro, lei mangia di più. Il sapone contiene sostanze corrosive, che rodono la stoffa e consumano la fodera. Il vestito, mentre lo smacchiano e lo spazzolano, corre pericolo. Quando viene steso ad asciugare, lo tirano, lo strappano, si attacca ai chiodi. È poi necessario che il vestito sia battuto per sgrassarlo: se lo battono in casa si strappa; se lo consegno al tintore, spese sopra spese e forse guasti peggiori. Ma mettiamo che il vestito sia stato lavato. Quando me lo rimetto, bello, bianco, asciutto, odoroso di pulito, spicca- no per contrasto la sporcizia del mio corpo ed i miei capelli ispidi. Prima infatti la mia persona e il mio vestito si armonizzavano, ora c’è stonatura e quel che una volta non si vedeva salta agli occhi. Tutto questo mi obbliga ad andare al bagno pubblico. Se ci vado sono spese grosse, senza parlare del pericolo che al bagno mi rubino il vestito. Io poi ho una moglie giovane e bella; quando mi vedrà impomatato, con la testa lavata e il vestito pulito, si vorrà far bella anche lei, si metterà l’abito buono e mi tenterà. Sono un maschio, e il maschio eccitato, niente lo ferma più. Se la voglio possedere, lei, profittando del mio desiderio, mi domanderà una quantità di regali. Dopo, sarà necessario scaldare l’acqua per la purificazione. E la cosa peggiore di tutte sarebbe che restasse incinta: allora ci vorrebbe una balia, e comincerebbero spese interminabili!
L’effetto migliore si ottiene mettendo fianco a fianco persone di massimo grado e potere con umili provocatori, talmente inconsapevoli o temerari da farla franca: un burlone chiese al grandissimo califfo abbaside Harun al-Rashid: ‘Se restassi senz’acqua, cosa daresti per averne?’. Rispose: ‘La metà del mio regno’. ‘E se non riuscissi a liberarti la vescica?’. ‘Il mio regno intero!’ ribatté il sovrano, stando allo scherzo. ‘Perché mai dunque darsi tanta pena per un potere la cui metà vale una bevuta e che tutto insieme vale una pisciata?’ concluse il primo destando in Harun una gigantesa risata.
Non solo barzellette dunque, ma anche filastrocche per bambini e detti popolari che da sempre e ovunque sono l’arma dei deboli contro i prepotenti, ben oltre i limiti che il buonsenso, la decenza e finanche i dettami religiosi esluderebbero da qualsiasi irriverenza. Più tabù si accumulano in una situazione, migliore è l’effetto dirompente.
Quando tuona e fulmina moltissimi abitanti di Homs si precipitano per strada… Pensano che Dio stia facendo loro delle foto.
Un povero di Homs va in moschea e dopo la preghiera del venerdì chiede all’imam: potrei farle una domanda? L’imam risponde amabilmente: Chiedi pure figliolo… La moschea non è di tutti? Certo figliolo… Allora vorrei vendere la mia parte.
Un paziente esagitato dice allo psicologo che non sa star fermo. “Quando si sente così che fa?” “Vado in moschea” “Bravo, la preghiera è il miglior rimedio” “Ma io non vado a pregare… mischio tutte le scarpe e me la godo a vedere gli altri più stressati di me!”
Un bimbo chiede al padre:
– Papà, che stai leggendo?
Risponde il genitore:
– Leggo il Corano… lo faccio fin da quand’ero piccolo!
Esclama allora il figlio:
– E non l’hai ancora finito?!
Un fedele sta pregando e chiede:
– Mio Dio, fa’ diventare il Ramadan come i mondiali di calcio. Uno ogni quat-tro anni e ogni volta in un paese diverso!
Un giorno un padre si presenta all’Ufficio Anagrafe per registrare il figlio appena nato, ma non ha ancora deciso il nome da dare al bimbo. Il funzionario gli ricorda il suo dovere di buon musulmano:
– Perché non gli dai un nome che finisce per Dīn ( = religione), come Nur al-Dīn, ‘Izz al-Dīn, Badr al-Dīn?
Incoraggiato dalle proposte, il padre ha già scelto:
– Ecco! Ho trovato! Lo chiamerò James Dean.
Un prete e un imam si incontrano spesso per le strade della città, entrambi in bicicletta. Un giorno il prete è però a piedi e l’imam gli chiede dove sia finita la sua bicicletta.
– Non so che fine abbia fatto! – gli risponde quello. – Forse qualcuno me l’ha rubata…
Il collega gli consiglia di incentrare i sermoni sui comandamenti e di insistere su quello che dice ‘Non rubare!’. Dopo qualche tempo si rivedono, entrambi ancora in bicicletta.
– Hai seguito dunque il mio consiglio – dice l’imam – e te l’hanno restituita!
– Macché – ammette il prete – quando sono arrivato a ‘Non fornicare!’ mi sono ricordato dove l’avevo lasciata!
Un imam si reca spesso a casa di un prete a chiacchierare e a bere vino fino a tarda notte. Una volta si stavano divertendo più del solito, ma essendosi fatto molto tardi, l’imam chiede di potersene andare poiché dopo poche ore dovrà alzarsi per la preghiera dell’alba. Il prete lo assicura, promettendogli che il sacrestano lo sveglierà per tempo. Così avviene ma, ancora insonnolito e ubriaco, l’imam si mette la veste talare invece dei suoi indumenti. Quando si ritrova davanti allo specchio esclama: ‘Idiota d’un sacrestano, invece di me ha svegliato il prete!’.
Nel Bahrein, dove esiste una forte comunità sciita, all’avvicinarsi dell’anniversario del martirio dell’imam Husayn (trucidato dai califfi di Damasco) le autorità dicono all’imam sciita locale:
– Nella predica non faccia cenno alle colpe dei siriani, non rinfocoli il conflitto tra sunniti e sciiti, non citi né cristiani né ebrei e soprattutto non descriva come è stato ucciso.
Sconsolato, l’imam chiede:
– Devo dire che è morto perché ha preso la scossa mentre si asciugava i capelli?
Un pio musulmano cerca a lungo e invano parcheggio. È atteso per un importante affare e comincia a inquietarsi…
– O Dio – prega tra sé – se mi fai trovare un posto entro cinque minuti Ti prometto che non mangerò mai più nulla di illecito per tutta la vita.
Proprio in quel momento vede un parcheggio libero ed esclama:
– Smetti pure di cercarlo, Signore, ne ho appena trovato uno io!
Un imam comincia così la sua predica:
– Ho due notizie da darvi, una buona e una cattiva… La buona è che finalmente so quanto costerà edificare una nuova moschea… La cattiva è che i soldi sono ancora nelle vostre tasche.
4. A ognuno il suo Bertoldo
La tradizione araba ha addirittura inventato un personaggio (diffusosi in tutta l’area mediterranea con nomi simili, come il Giufà siciliano): Joha, che ha il suo corrispondente centroasiatico in Nasreddin, prototipi del sempliciotto non privo di una certa arguzia, di volta in volta pronto a dimostrare la dabbenaggine dei poveri e ignoranti abitanti delle campagne piuttosto che la loro scaltrezza, capace di salvarli per il rotto della cuffia in situazioni balorde e imbarazzanti. Possiamo addirittura vederli sdoppiarsi nella stessa storiella:
Ritenendolo uno sciocco, un vicino di Joha gli chiedeva sempre cose in prestito, ma senza mai restituirle. Per vendicarsi, un giorno Joha disse alla moglie di chiedere al vicino una pentola in prestito. Poco dopo si recò da lui e gli restituì la pentola e un pentolino. ‘E’ il figlio della pentola – disse . Lo ha partorito stanotte!’ Credendolo ancora più scemo il vicino prese entrambim gli oggetti con piacere. Dopo un po’ Joha chiese ancora la pentola in prestito, ma non la restituì. Quando il vicino venne a reclamarla, gli rispose che purtroppo era deceduta.
– Come può una pentola morire? – reclamò quello. Ma Joha ribatté:
– Una pentola che partorisce può ben morire, non credi?
Comprato un asino, Joha lo lega a una corda e lo conduce a casa. Voltatosi, si accorge che al posto dell’asino è legato alla corda un uomo (che con un comlice aveva rubato la bestia e si era sostituito ad essa): ‘Perdonami padrone, per i miei peccati ero stato trasformato in asino, ma il mio pentimento mi ha fatto tornare uomo! Scornato Joha lo lascia andare ma non senza raccomandargli di essere d’ora in poi un pio musulmano. Tornato in seguito al mercato, riconobbe lo stesso asino tra altri messi in vendita. Allora sbotta: ‘Allora non hai imparato la lezione! Chissà quanti peccati hai commesso ancora e e Dio t’ha fatto tornar asino ancora, ben ti sta!’
Joha intento cerca preoccupato qualcosa per terra davanti a casa, un amico si avvicina e chiede:
– Cos’hai perso?
– Le chiavi di casa!
Cercano allora insieme a lungo, ma senza esito
– Ma almeno ti ricordi dov’eri l’ultima volta che le hai viste?
– Certo, in cucina.
– Allora perché le cerchiamo qui?
– Ma dentro è così buio che non si vede niente, qui invece c’è tutta la luce che vuoi!
Joha segue un medico per imparare il mestiere. Il primo paziente ha avuto una colica e gli viene prescritta una dieta. Suoito, Joha chiede al medico come abbia subito capito la causa del malanno. ‘Ho sbirciato sotto il letto e ho visto una quantità di noccioli d’oliva!’ Pretendendo di esserne capace, anche Joha si mette a fare diagnosi. Gli capita un altro che ha problemi simili e non vedendo nulla sotto il suo sentenzia; ‘Per forza sta male, si è mangiato le ciabatte!’
Sapendo più o meno scrivere, Joha si fa pagare da un analfabeta per comporre una lettera che alla fine gli rilegge:
Cara sorella…
Ma era per mia cugina!
– Tis scrivo per darti notizia della morte di papà…
– Ma è nostra madre che è morta!
Sbotta Joha: ‘Ma io son pagato per scrivere lettere, non per leggerle… eppoi non è neanche per me, devo aver un po’ di discrezione nel mettere il naso negli affari degli altri!
Per burlarsi di lui chiesero a Joha se fosse più utile il sole o la luna.
– La luna senz’altro! – sentenziò con enfasi
E perché mai?
Con la sua luce vediamo almeno un po’ di notte, mentre di giorno c’è luce a sufficienza!’
Dopo la preghiera del venerdì, uscendo dalla moschea, Joha non trova più le sue scarpe. Si mette allora a sbraitare:
– Giuro su Dio che se non saltano fuori le mie scarpe farò quel che ha fatto mio padre! – ripetendo la frase sempre più minaccioso.
– Cosa fece tuo padre? Gli domandò un astante
– Insomma..– concluse un po’ imbarazzato – infine se ne tornò a casa scalzo’.
Condannato da un giudice a saldare un debito Joha non smette di lodare Iddio e di augurare lunga vita al giudice.
– La smetti di prendermi in giro? – gli intima il magistrato.
– Eccellenza, non sto scherzando… Tuo padre era meno duro di te, sto solo pregando che non ti succeda troppo presto tuo figlio!
Nasreddin e il figlio si stavano recando al mercato. Il bambino era in groppa all’asino, mentre il padre camminava. Uno vedendo la scena borbottò:
– Non c’è più religione! Un ragazzo seduto e il vecchio padre a piedi!
I due si scambiano di posto, ma poco dopo dei passanti biasimano Nasreddin:
– Insomma, non vedi la fatica che sta facendo quel piccolo?
Montano allora entrambi sull’animale, ma qualcuno ancora ha da ridire:
– Povero asinello! In due addirittura gli stanno sopra!
Facendo il resto della strada a piedi i due vengono ancora criticati:
– Hanno un asino e tutt’e due vanno a piedi! Si può esser tanto stupidi?
La sconsolante conclusione di Nasreddin fu
– Ragazzo mio, non dar retta a nessuno. Le bocche della gente sono un sacco che nessuno può chiudere!
Nasreddin fu invitato a tenere il sermone del venerdì in moschea. Dal pulpito chiese agli astanti:
– Sapete di cosa vi parlerò quest’oggi?
– No – risposero in coro.
– Che parlo a fare con gente così ignorante? Sentenziò andandosene.
Dopo una settimana lo rimettono alla prova, e lui iniziò con la medesima domanda.
‘Sì’, risposero per burlarsi di lui, ma egli ribatté:
– E allora cosa vi parlo a fare se lo sapete già?
La terza volta la gente si organizzò per gabbarlo finalmente. Dopo la sua consueta domanda iniziale metà dei presenti disse ‘Sì’ e l’altra metà ‘No’.
– Allora – concluse Nasreddin. – quelli che lo sanno lo dicano agli altri!
Tra i pochi del villaggio capaci di scrivere, Nasreddin compilava missive per vari analfabeti. Un giorno in cui era particolarmente svogliato disse però a uno che gli chiedeva il solito servizio:
– Oggi non posso proprio, mi fan male i piedi.
– E cosa c’entrano i piedi se la lettera la scrivi a mano? – protestò l’altro.
– Insomma, la mia grafia è talmente illeggibile che poi mi tocca andare dal destinatario come sempre e leggergli direttamente il messaggio!
In un periodo di fame Nasreddin tenne un sermone in piazza per incoraggiare poveri e ricchi a condividere tutto quel poco che restava loro- Poi chiese alla moglie:
E’ stato un discorso efficace?
– Solo a metà – rispose quella – per ora hai convinto i poveri…
Il terribile Tamerlano sa che Nasreddin è squattrinato, ma lo vede comunque condurre un’esistenza più che dignitosa e gli chiede come faccia a provvedere alle spese correnti. Lui si giustifica un po’ titubante:
– Siccome sono un indovino, la gente mi chiede di predire il futuro e qualcosa sgancia.
– Provaci anche con me! Lo sfida il truce conquistatore. Pur terrorizzato Nasreddin deve stare al gioco:
– Mio signore, prevedo che domattina avrai un foruncolo sulla natica destra!
Tamerlano allora lo minaccia:
Se sarà come dici ti darò dieci dinar, altrimenti sari tu a darne cento a me!
Tutta la notte il sovrano si controlla il deretano con impazienza, ma al mattino ancora non vede nulla e accoglie furente il povero Nasreddin:
– Millantatore! Sborsa subito i cento dinar pattuiti! Non c’è alcun foruncolo, controlla! e si abbassa i pantaloni.
– M’è andata bene – esclama Nasreddin.
Come sarebbe, disgraziato! Ribatte Tamerlano.
Ne guadagnerò assai di più con quelli con cui ho scommesso che stamane tu mi avresti mostrato il culo!
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