SARA HALMI *
Trovarsi all’estero durante la pandemia del corona virus è molto difficile soprattutto quando le uniche notizie di cui senti parlare sono quelle proveniente dall’Italia. Ricordo ancora quando durante il carnevale di Cádiz, il più celebre in Spagna per la sua originalità e per la quantità di turisti che è capace di attirare, al telegiornale spagnolo trasmettevano le immagini di Codogno e delle prime misure di restrizione per contenere questo terribile virus.
All’inizio sembrava così lontano da noi a Granada ma quando queste restrizioni hanno colpito uno dei siti Unesco più importanti del paese come l’Alhambra ho capito che quel panico, quella paura e quelle notizie che ogni giorno venivano trasmesse nel mio paese sarebbero arrivate presto anche qui. Pedro Sanchez ha scelto di adottare le stesse misure del nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ma forse in un momento in cui era già necessario da tempo scegliere come comportarsi di fronte a questa pandemia.
Da italiana all’estero credo che sia stato sottovalutato da subito il problema, o che si pensasse forse non sarebbe mai potuto giungere qui con la stessa velocità e la stessa quantità di morti però la globalizzazione è anche questo. Nel mio umile parere credo che sarebbe stato giusto agire prima in modo tale da evitare un gran numero di contagi; Madrid ne è la prima prova.
In questo momento tanto difficile l’unica cosa che possiamo fare é seguire le direttive dal Governo e rimanere a casa per aiutare non solo noi stessi ma soprattutto le persone più deboli tra cui anziani e gli affetti da patologie come asma, diabete o cardiopatia. Vedere da così lontano come gli italiani stanno reagendo di fronte a una situazione così terribile mi rende molto orgogliosa e fiera del mio paese. Cerchiamo di trarre qualcosa di buono e diamo valore alle piccole cose che forse prima ignoravamo per distrazione: gli affetti, la cura di sé e le proprie passioni abbandonate per la vita frenetica. La noia può essere il nostro primo nemico solo se non siamo creativi, solo se ci facciamo accompagnare dalla negatività.
Dalla mia finestra di fronte ad una delle tante bellissime chiese di Granada ogni giorno alle 8 di sera ascolto l’applauso degli spagnoli e mi ricordo che anche qui la positività e la voglia di essere solidali è molta.
Ad oggi i casi sono più di 94 417 e sicuramente cresceranno ulteriormente nei prossimi giorni ma le risposte da parte dei cittadini spagnoli sono fondamentali per poter uscire il più presto possibile da questa condizione. In una cultura come quella spagnola, rimanere a casa è davvero difficile soprattutto tra i giovani del Sud della penisola abituati a “salir de fiesta” e “ir de tapas”. Granada, come qualsiasi altra città del mondo in questo momento, appare deserta nonostante i suoi 917 mila abitanti e i suoi 50 000 studenti proveniente da ogni parte del mondo.
Dottoressa di “Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea” alla Ca’ Foscari di Venezia in lingua araba ed ebraica ed iscritta al master “Culturas árabe y hebrea: al-Andalus y mundo árabe contemporáneo” nella cittá di Granada.*






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