Italiatelegraph intervista il giovane ltalo-Marocchino Rachid Chihab neolaureato in Economia presso l’Università degli studi di Firenze

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Intervistato da: Abdellah Mechnoune

 

 

Sin dall’inizio,vivendo in una società multietnica,Italiatelegraph; essendo un giornale multilingue e multiculturale,ha scelto di dare spazio al dibattito nazionale sull’immigrazione in conformità con la sua linea trattando temi e storie di successo di ragazze e ragazzi stranieri e discutendo a lungo sulla questione dell’integrazione nel tessuto socio-culturale ed educativo.

Ringraziamo calorosamente Rachid per averci rilasciato questa intervista: molto semplice, ma profonda: una testimonianza che permette al lettore di avere una visione nonché dei pensieri di un cittadino straniero che vive in Italia; intervista rivolta soprattutto a coloro che hanno un atteggiamento ostile verso gli stranieri: per convincersi che – anche loro – sono semplicemente degli esseri umani: il razzismo, la xenofobia si nutrono dell’ignoranza nel vero senso del termine ovvero la mancanza di conoscenza convinti che se ci fosse maggior dialogo tra le varie componenti della società Italiana, le cose andrebbero meglio per tutti.

Siamo lieti di avere come ospite presso la sede di Italiatelegraph, Rachid il giovane studente italo-marocchino neolaureato all’università di Firenze a cui Diamo il benvenuto.

1- Raccontaci un po’ chi è Rachid ovvero “Rashid” in italiano, Quanti anni hai? Da quanto tempo vivi in Italia? Da quale città provieni?

– Mi chiamo Rachid Chihab, sono nato nel marzo del 1998 a Oulad Ali Jamoaa, nelle vicinanze di El Kalaa Des Sraghna, Marocco. Sono fratello di tre sorelle, due più grandi e una più piccola. Insieme a loro ed i miei genitori abito da Italia da ormai 16 anni ed in particolare sono residente nella città di Figline e Incisa Valdarno in provincia di Firenze.
sono studente presso l’università degli studi di Firenze, mi piace il buon cibo, la musica e le belle auto.
Nel tempo libero mi piace uscire con gli amici, andare sullo skateboard e suonare la tastiera e la chitarra. In poche parole, possiamo dire che Rachid Chihab non conduce una vita così tanto diversa da altri studenti della sua età.

2- Parlaci della tua infanzia, la tua famiglia, i primi anni quando sei arrivato in Italia per motivi di ricongiungimento familiare.

– La prima parte della mia infanzia l’ho trascorsa in Marocco, non ricordo molto di quegli anni, poiché all’età di sette anni mi sono trasferito in Italia dopo aver finito la prima elementare. Non ero molto contento del trasferimento, mi dispiaceva lasciare i miei zii, nonni e amici, e in realtà nella mia mente non sapevo bene dove stessi andando di preciso e cosa mi avrebbe aspettato. Sono arrivato in Italia nel settembre del 2005, insieme alla mia famiglia per ricongiungermi a mio padre che si era trasferito qui per lavoro qualche anno prima. Sono state pochissime le settimane di tempo che ho avuto per abituarmi alla mia nuova vita dopo l’arrivo che già dovevo incominciare la scuola. È stato un periodo di forti cambiamenti per me, fortunatamente io ero piccolo e ho vissuto il tutto da “passeggero” poiché effettivamente si sono occupati di tutto i miei genitori. Non ci ho messo molto a farmi dei nuovi amici e ad integrarmi al mio nuovo paese, e 16 anni dopo eccoci qui.

3- Come è stato il tuo inserimento scolastico e le difficoltà che hai riscontrato e quali sono i vantaggi delle scuole italiane?

– Sicuramente il primo problema che è emerso quando ho cominciato gli studi in Italia è stato la barriera linguistica. Non comprendere ciò che ti viene chiesto e non il non poter comunicare e rispondere rendono molto difficile lo svolgimento anche delle più semplici e normali operazioni. In mio aiuto però sono venuti i miei genitori. Mi hanno da subito iscritto a un corso di lingua italiana che frequentavo nel pomeriggio dopo la scuola. È stato molto difficile ed impegnativo per me conciliare la scuola e il corso e a quel tempo magari ero molto frustrato per tutte le cose che dovevo fare in più degli altri miei coetanei e compagni. Ma tutto questo mi ha aiutato ad imparare la lingua italiana in modo rapido ed efficace. Ricordo infatti che all’incirca un anno dopo essere arrivato in Italia riuscivo a comprendere e a rispondere a quasi tutte le domande e partecipare ai discorsi quotidiani. Voglio aggiungere anche il fatto che a scuola le insegnanti mi hanno seguito e dato il tempo per sentirmi a mio agio e raggiungere il livello degli altri alunni, anche questo mi ha aiutato nelle mie difficoltà.

Posso inoltre dire anche che mi ritengo “più fortunato” rispetto altre persone che si sono trasferite qui e hanno dovuto affrontare le mie stesse difficoltà, ma in modo più marcato perché magari frequentano le scuole medie o superiori. Un esempio di questo sono le mie due sorelle maggiori. Entrambe hanno avuto più difficoltà di me nell’inserirsi in un ambito scolastico più avanzato e completamente diverso da quello a cui erano abituati nel nostro paese di origine.

Per quanto riguarda i vantaggi delle scuole italiane, io mi sento di citare il fatto che in generale esse permettono a quasi tutti di accedere a conoscenze, anche avanzate, indipendentemente dall’individuo o dalle possibilità economiche dello stesso. io ritengo che in Italia se si desidera studiare anche a livelli alti, le possibilità ci sono. magari la qualità e la struttura degli insegnamenti può essere messa in discussione e magari dipende dalle singole istituzioni, ma ciò non di meno le opportunità sono relativamente presenti.

4 – Hai frequentato l’università di Firenze conseguendo una laurea in Economia Aziendale, perché hai scelto questo indirizzo? e come hai potuto perfezionare lo studio e la tua tesi?

– Comincio subito con il dire che la scelta di studiare economia non è stata immediata. dopo aver conseguito il diploma sono sorti molti dubbi e interrogativi sul proseguimento del mio percorso scolastico. Ricordo che in quel periodo non sapevo neppure se fossi veramente pronto a frequentare l’università. mi sono preso del tempo per informarmi e capire cosa fare. Ho deciso che avrei provato a frequentare un numero di facoltà che pensavo potessero interessarmi, per capire quale fosse quella giusta, anche se nella mia testa sapevo già di voler frequentare ingegneria meccanica. Tuttavia, fin dalle prime settimane di ingegneria ho avuto la sensazione di non aver particolare interesse nelle materie del corso, quelle che mi attiravano veramente erano pochissime. Non ero preparato a questa evenienza e nelle settimane successive ho provato altre opzioni, e tra queste c’era economia.

In realtà non l’avevo considerata come una possibilità fin dall’inizio semplicemente perché non è un campo che viene trattato in tutte le scuole superiori; quindi, non ho avuto l’opportunità di incontrala prima nel mio percorso scolastico. Ma già dalle prime settimane mi ha incuriosito e mi sono sentito a mio agio a frequentarla e conseguentemente ad iscrivermi. I tre anni successivi all’iscrizione sono stati tanto belli e memorabili quanto veloci. Ho avuto l’opportunità di apprendere molte cose e di conoscere tante persone diverse provenienti da culture e paesi differenti. Certo non sono mancati i momenti di stress e difficoltà e sicuramente ho dovuto rinunciare ad alcune cose per lo studio ma ad oggi la considero una delle scelte migliori che io abbia mai fatto e consiglio a chiunque ne abbia la possibilità di frequentare l’università.

La parte più difficile dell’università (ma in realtà di ogni altra nuova esperienza) per me, ma anche per altri miei colleghi, sono stati i primi mesi e le prime sessioni di esami. È tutto diverso da quello a cui si è abituati nelle scuole precedenti e spesso capita di sentirsi sopraffatti e credo siano questi i momenti in cui molte persone rinunciano a proseguire gli studi. Ma superata questa prima fase si inizia a comprendere come funziona il tutto e per me il periodo di tempo tra la prima sessione di esami e la preparazione della tesi è stato un batter d’occhio.

Un elemento che mi ha aiutato molto nel mio percorso universitario sono stati i miei amici e colleghi. E non intendo soltanto per studiare e preparare gli esami ma anche per il supporto nei momenti difficili, quando non si riesce a passare un esame, o quando si riceve un voto che è più basso delle aspettative.

5 – Come descrivi la tua esperienza di associazionismo presso la Confederazione Islamica Italiana?

– Posso sicuramente dire che sono molto contento di far parte dell’associazione, sono passati circa tre anni da quando sono entrato nel gruppo. sfortunatamente non abbiamo avuto modo di svolgere molte attività in questo periodo, poiché la pandemia del COVID19 è stata per noi un forte limite. Ma in questo poco tempo siamo riusciti ad avviare diverse iniziative, una tra le prime che voglio citare è stata quella del doposcuola, proprio qui a livello locale nella città di Figline e Incisa Valdarno, per bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. Tra i membri del gruppo ci sono ragazze e ragazzi diligenti e colti e quindi siamo riusciti ad aiutare questi giovanissimi alunni nelle loro difficoltà scolastiche. È una iniziativa di cui vado molto fiero e vi partecipo con molto piacere poiché mi ricorda le difficoltà che io stesso ho provato, alla loro età, durante il mio percorso scolastico.

6 – Quali sono le tue prospettive e se hai in mente progetti nel settore economico per il futuro?

– Attualmente il progetto più immediato nella mia mente è sicuramente quello di proseguire gli studi con una laurea magistrale sempre in campo economico. come ho detto in precedenza questo settore mi incuriosisce molto e voglio approfondire le mie conoscenze soprattutto in ambito Economico-politico e in quello del Marketing.

7 – Cosa puoi dire del tuo paese di origine e se hai intenzione di recarti per investire in Marocco?

– Nonostante io sia residente qui in Italia da più di 16 anni, provo sempre un particolare affetto per il mio paese natale. Mi piace il Marocco e anche se probabilmente avrei molta difficoltà nel vivere e lavorare lì, dato che sono molto abituato a come funzionano le cose qui in Italia, continua ad avere un posto speciale nel mio cuore. Detto questo io considero il Marocco un paese in crescita (con una forte resilienza economica, come ha dimostrato anche durante la pandemia) e che sicuramente potrebbe rappresentare delle ottime opportunità di investimento. personalmente investirei nel settore turistico o quello agricolo.

8 – Come hai affrontato questi due anni di pandemia e secondo te da che cosa si può cominciare per la ripresa economica in Italia?

– È stato un periodo molto difficile un po’ per tutti, e non lo è stato di meno per me. È cambiato tutto in pochissimo tempo e nessuno era pronto a questa evenienza. Questa pandemia ha impattato in modo considerevole le vite di tutte le persone e lo considero uno dei periodi più “strani” della mia vita. Personalmente questi 2 anni non sono stati per niente facili, la pandemia ha minacciato e continua a minacciare la nostra salute, inoltre ha rallentato tutto e ci ha costretti per molto tempo in quarantena. Io come tutti ho passato il mio tempo in quarantena proseguendo gli studi e restando comunque attento e preoccupato per la mia salute e quella della mia famiglia, in particolare quella dei miei genitori.

Primo passo per la ripresa economica e sociale in Italia, ma in generale per tutti i paesi è contenere in modo efficace il Virus, poiché è la causa principale di tutto questo. Non possiamo pensare a una “ripresa” senza aver prima scongiurato la sua minaccia. Detto questo parlando di situazione economica post-Covid io la penso allo stesso modo di Gail Fosler, la crisi creata da questa pandemia è una crisi di tipo più “naturale” a differenza delle altre crisi che si sono verificate prima di essa (come quella del 2007/2009) che sono di tipo più finanziario-industriale. Questo significa che la crisi derivante della pandemia è come quelle che si creano dopo i disastri naturali, l’attività economica viene messa “in pausa” e dopo che il disastro è passato l’economia si riprende più velocemente di quanto non farebbe se la crisi fosse causata da una più tipica recessione. Questo perché restano intatte la domanda e l’offerta di beni e servizi sottostanti.

La speranza resta comunque quella di lasciarci alle spalle questa fase molto buia e fortunatamente ci sono segni di miglioramento e sembra che il mondo stia procedendo nella giusta direzione.

9- Il fatto di appartenere a due culture diverse rappresenta per te un ostacolo oppure una ricchezza?

– Appartenere a due culture per me è una grandissima ricchezza, conoscere culture diverse offre la possibilità avere più punti di vista su tanti aspetti della vita, ti rende una persona più completa e permette di comprendere e apprezzare di più le altre culture. Appartenere a due culture fa parte di me, e ha sicuramente contribuito a plasmare il mio carattere ed il mio modo di pensare.

10- Cosa diresti ai protagonisti di una certa politica nonché i media che associano gli stranieri ai problemi sociali e di ordine pubblico della società Italiana?

– Io penso che le affermazioni di questi personaggi siano infondate, non credo che i problemi sociali e di ordine pubblico di una qualunque società siano causati in modo particolare dagli stranieri. io credo fermamente che la causa di tutto questo sia l’ignoranza. E l’ignoranza non conosce nazionalità o etnia. Trascende qualunque cultura ed è intrinseca all’uomo in senso generale.

Dunque, io penso che curare l’ignoranza porterà inevitabilmente alla soluzione di molti problemi che affliggono la società.

Quello che mi rattrista è che nel mondo in cui viviamo oggi esistono potentissimi strumenti (tra i quali anche le usatissime piattaforme social) che permettono la trasmissione di grandi conoscenze, gratuitamente e a favore di tutti. Ma questi stessi strumenti purtroppo se usati nel modo sbagliato, favoriscono la proliferazione di informazioni scorrette e incredibilmente dannose per le persone che non hanno abbastanza conoscenze da crearsi un’opinione basata su corretti ragionamenti e deduzioni. Purtroppo, i soggetti più ignoranti sono anche i più facili da manipolare con le false informazioni. E dunque alla fine tutto si riduce allo sradicare l’ignoranza dalla società.

11- Una considerazione che vuoi rivolgere lettori di Italiatelegraph visto che sei un modello da seguire per molti giovani della seconda generazione.

– Vorrei innanzitutto ringraziare Italiatelegraph per questa bellissima opportunità, sono molto contento di condurre questa intervista con voi oggi.

Io personalmente non mi ritengo un modello per la seconda generazione. Io credo che ci siano molti altri giovani come me, magari della mia stessa età, che conducono una vita simile alla mia e che hanno le mie stesse possibilità. Non credo di aver raggiunto risultati fuori dalla portata di altri, anzi sono convinto che quello che io ho fatto e sto facendo dovrebbe essere visto come una cosa normale, tenendo comunque a mente che ci sono voluti dei sacrifici. Dico questo perché le possibilità ci sono, gli unici ostacoli credo siano la curiosità, la passione e la voglia di imparare e migliorarsi. E se sono presenti questi elementi e non ci sono altre situazioni che possono limitare una persona, allora non ci sono scuse per realizzare ciò che ho fatto anche io.

Consiglio a tutti i giovani, compaesani miei o non, di continuare ad essere curiosi, continuare a volersi migliorare come persone e di aumentare le proprie conoscenze. Perché è proprio grazie alle conoscenze che si può sviluppare una visione più globale del mondo e di sé stessi.

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