DONNE CHE CAMBIANO IL MAROCCO

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(*) Sara Halmi

 

 

L’anno scorso si è discusso molto riguardo la notizia che coinvolgeva una giovane giornalista marocchina condannata ad un anno di carcere per aver abortito in una clinica del territorio. Il suo nome è Hajar Raissouni, e scriveva per il quotidiano “Akhbar Al-Yaoum”. Secondo l’articolo 490 del Codice penale del Regno del Marocco infatti: “Saranno puniti con l’incarcerazione da un mese ad un anno, tutte le persone di diverso sesso che, non essendo unite nel matrimonio, intrattengano relazioni sessuali”. La donna è stata arrestata assieme al compagno, all’infermiere e al ginecologo che l’hanno assistita ed aiutata. Questa vicenda ha dato inizio ad una serie di mobilitazioni internazionali da parte di alcuni movimenti femministi e associazioni per i diritti umani. Ricordiamo che Amnesty International condannò già nel 2013 il Regno del Marocco di non essere ancora riuscito a introdurre delle riforme che possano porre fine alla violenza contro le donne.

Nello specifico Amnesty International Publications pubblicò un documento in cui si denunciavano diversi casi di violazione dei diritti umani, come nel caso di Amina Filali che si suicidò ingerendo veleno per topi dopo essere stata costretta a sposarsi con l’uomo che aveva abusato di lei e convivere con lui e la sua famiglia. Sulla vicenda Nadir Bouhmouch ha realizzato un documentario, 475, per dar voce alla storia di Amina e di tante altre donne che subiscono abusi e violenze da parte dei loro mariti e delle loro famiglie.

Fortunatamente le associazioni femministe nel Regno del Marocco stanno crescendo e sensibilizzando il paese su aspetti molto importanti. Esiste “L’Association Démocratique des Femmes du Maroc (ADFM)” fondata nel 1985 i cui principali obiettivi sono: la lotta alla violenza contro le donne; guida per giovani ragazze contro le molestie sessuali; integrazione delle questioni di genere nello sviluppo e nei programmi di salute riproduttiva e il rafforzamento delle parlamentari donne arabe.

Soprattutto nel mondo dei social, si è potuto dar spazio a numerose donne marocchine legate dall’interesse comune di fondare una pagina per promuovere discorsi femministi, come la “Union féministe libre “ (UFL) nel 2014. Nidal Azhary, Soraya El Kahlaoui e Ibtissam Lachgar, impegnate nella lotta contro ogni tipo di discriminazione, sono i tre volti del cambiamento del Marocco. Le loro associazioni non si occupano soltanto di violenza di genere ma sono attive anche per sostenere i diritti LGTB+ in Marocco.

Possiamo assistere ad un lento ma progressivo cambiamento all’interno del paese, in cui i giovani rappresentano la speranza di un futuro diverso che si apre al cambiamento della società. L’analfabetismo nelle periferie può essere ancora ad oggi un problema nell’applicazione del codice marocchino e delle nuove leggi erogate a favore delle donne con il regno di Mohammed VI. Per queste ragioni le nuove generazioni di donne e uomini istruiti rappresentano un trampolino di lancio per un Marocco moderno in cui si cerca di combattere il tradizionalismo che permette matrimoni precoci e combinati i quali privano le bambine della loro infanzia e frenano lo sviluppo personale e sociale delle donne.

(*) Dottoressa di “Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea” alla Ca’ Foscari di Venezia in lingua araba ed ebraica ed iscritta al master “Culturas árabe y hebrea: al-Andalus y mundo árabe contemporáneo” nella cittá di Granada.

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