Sara Halmi*
Se pensiamo alle innumerevoli critiche lanciate dai diversi partiti più radicali pare che l’islam non appartenga ad una di quelle religioni capaci di adattarsi alla nostra epoca ed alla nostra società. Pare che l’unica immagine che l’islam abbia lasciato di sé sia quella di una religione troppo ancorata alle radici del passato, legata alle tradizioni e all’epoca dei compagni del Profeta. Certamente in tutto ciò gioca un ruolo fondamentale l’Arabia Saudita che con la sua versione wahhabita si dimostra uno Stato con leggi definite ultraortodosse in cui vi è una lettura letterale del Corano ed un’applicazione delle sue leggi estremamente rigida.
Sorprendono sempre le notizie di un progressivo “miglioramento” e di una modernizzazione di queste leggi che appaiono anni luce lontane dalle nostre. Soprattutto quando si parla di donne del mondo arabo-islamico, spesso descritte come sottomesse all’autorità del marito o del padre non in grado di potersi difendere. E spesso è così purtroppo ma per ragioni ben diverse dal credo. Le notizie più seguite dal mondo hanno come scopo quello di rendere la religione la colpevole delle azioni dell’uomo. Come qualsiasi altro credo, l’islam è dotato di molteplici sfumature: non possiamo affermare che i musulmani provenienti dal Pakistan predichino lo stesso islam di quelli provenienti dal Marocco, dalla Libia o dal Sudan. Per queste ragioni, esistono paesi che applicano e seguono le leggi della sharia in un modo più rigido di altri; ma fortunatamente molti altri paesi islamici stanno compiendo molti sforzi per tutelare i propri cittadini ed evitare che i loro diritti vengano calpestati dai più fanatici. In ogni caso è giusto ricordare che ogni paese è condizionato dalla propria storia e porta dietro di sé un passato di tradizioni che mescolandosi alla religione creano un terreno molto particolare ed unico per l’insorgere di diverse interpretazioni dell’islam. La Turchia e la Tunisia sono la dimostrazione di come questa religione possa invece adattarsi alle esigenze di ogni epoca e società: ricordiamo che la poligamia è stata abolita e nel diritto di famiglia sono stati fatti molti progressi per tutelare la donna.
Nei paesi del resto del mondo definito “occidentale” ritroviamo forme di adattamento dell’islam
che prevedono grandi passi in avanti quali l’introduzione della figura femminile dell’imam. In Francia, ad esempio, ricordiamo Anne-Sophie Monsinay ed Eva Janadin, le due donne imam che guidarono l’orazione di molti fedeli a Parigi. Anche a Copenaghen abbiamo testimonianza di questo avvicinamento al cambiamento da parte dei fedeli musulmani della capitale europea: Sherin Kankhan è stata la prima donna imam senza hijab a dirigere una moschea femminista. Perché è così difficile per alcuni paesi del Medio Oriente mettere in atto tutto ciò invece? Bisogna essere coscienti che le tradizioni ed i costumi giocano un ruolo fondamentale all’interno di una società. Lo stesso concetto può essere applicato ad altri paesi d’Europa e del Sud America che pur essendo tradizionalmente e storicamente legati al cristianesimo non saranno mai simili (vedi Argentina, Italia, Germania o Colombia).
È davvero così difficile poter seguire le regole coraniche al giorno d’oggi? Perché vengono spesso riprese le guerre “sante” contro cristiani ed ebrei per sostenere che l’islam non possa essere una religione per il mondo occidentale? Perché inoltre si parla spesso di violenza di genere accettata nel Corano? Bisogna essere consapevoli che i testi sacri sono stati rivelati in un’epoca in cui vi era un certo tipo di società e di stile di vita; non potranno mai applicarsi le leggi coraniche come invece avveniva in passato. Il Corano è un testo sacro scritto in una lingua, l’arabo, in cui molto spesso dei vocaboli risultano difficili da tradurre. Sta al lettore cogliere le metafore del testo, non è certo un libro di facile lettura: “Dio guida verso la Sua luce chi vuole Lui e propone agli uomini metafore.” (sura XXIV, 35).
In quanto alla famigerata jihad, questa parola può essere tradotta in due modi: il primo, ovvero “grande jihad” o “jihad superiore”, rappresenta la battaglia che ogni fedele compie per migliorare se stesso attraverso uno “sforzo” o “lotta” interiore; il secondo, “piccola jihad” o “jihad inferiore”, è la “guerra santa” attuata per diffondere il messaggio di Dio o diritto a difendersi nel caso di attacco personale. I telegiornali sono il mezzo di diffusione di un messaggio deviante: “terroristi islamici” è una delle espressioni più utilizzate per cui le persone si autoconvincono del fatto che la religione islamica sia essa stessa rappresentazione del terrorismo. La manipolazione da parte dei social media attraverso le fake news giocano un ruolo ancora più importante nel creare in chi le legge un senso di odio verso ciò che non si conosce. Queste immagini antitetiche dell’occidente e del nemico orientale, del cristiano/ebreo e del musulmano sono causa degli episodi di razzismo che ci troviamo ad affrontare. Se vedeste una donna con il famoso hijab, od un uomo inginocchiato in preghiera verso la Mecca quale sarebbe il vostro primo pensiero?
Dottoressa di “Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea” alla Ca’ Foscari di Venezia in lingua araba ed ebraica ed iscritta al master “Culturas árabe y hebrea: al-Andalus y mundo árabe contemporáneo” nella cittá di Granada.*






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