Chafia Eid
Una battuta che girava tra noi colleghi, prima che smettesse di far ridere era: “Esaurita l’Amuchina, esauriti pure noi farmacisti”.
Avete mai provato a mettervi nei panni di un farmacista ai tempi del Coronavirus?
Il telefono che squilla in continuazione, gente che entra più di due alla volta, ignorando il cartello che lo vieta espressamente all’entrata.
Gente che non entra affatto, bloccandosi alla porta a chiacchierare con la vicina di casa.
Chi si presenta coi guanti, ma senza mascherina.
Chi la mascherina la porta, ma se la toglie davanti al banco per farsi sentire meglio dal collega.
E poi disinfetta il banco, e disinfetta il pannello, il computer, il telefono…
Bisogni corporali come bere un sorso d’acqua o andare in bagno diventano superflui.
Richieste di alcool, disinfettanti, guanti, mascherine…tutto irreperibile. No, signora, le mascherine non si possono ordinare.
I messaggi criptici che la Regione invia ai pazienti sulla dispensazione dei medicinali, il delirio dei codici delle ricette elettroniche: chi porta i codici, ma non la tessera sanitaria; chi porta invece solo sé stesso.
“Il dottore ha detto che m’inviava la ricetta.”
Sì, signore, o per messaggio o per e-mail.
“Ah, non direttamente in farmacia?”
Potrei continuare a lungo, ma ve la risparmio.
E la racconto con il sorriso, altrimenti la situazione diventa davvero difficile da vivere ogni giorno; la mia realtà, quella dei paesini della Brianza dove presto servizio e vivo, è stata colpita solo di striscio dal coronavirus. Sono in contatto con colleghi che lavorano a Milano e nella zona della bergamasca e lì, fino a qualche tempo fa, era a dir poco la catastrofe.
Sin da quando è scattata l’emergenza siamo stati in prima linea; abbiamo messo in atto tutti gli accorgimenti per garantire la sicurezza nostra e quella dei pazienti: entrate contingentate, disinfettante all’entrata, pannelli di plexiglass al banco, distanze di sicurezza, guanti e mascherine.
Nel mio caso abbiamo continuato a prestare servizio a battenti aperti in modo tale da non spaventare la comunità ed evitare folle di persone all’entrata della farmacia. Con la chiusura degli ambulatori dei medici ci è stata anche affidata la stampa delle prescrizioni, cosa più facile a dirsi che a farsi.
Sapete quante volte alla settimana vedo la signora M.? Tutti i giorni.
Credete che lei non sappia che c’è un esercito di volontari (degli angeli, lo dico davvero) pronti a portarle spesa e medicinali a casa? Oh, lo sa benissimo…ma finge d’ignorarlo. E tu ci provi a riprenderla gentilmente, perché la signora avrà circa l’età di tua nonna, ma lo sai che vive sola tra quattro mura e che probabilmente l’unico viso che vedrà in quella giornata è il tuo.
A volte capita uno starnuto, qualche dolorino qua e là e subito la mente corre al peggio.
E se fossi tu quello malato? E se nel frattempo hai contagiato qualcuno della tua famiglia?
Oltre al carico emotivo nostro, abbiamo gestito quello dei nostri pazienti: la frustrazione per la carenza e la mancanza di disponibilità di mascherine, ossigeno in bombole, saturimetri e termometri. Siamo stati di sostegno, abbiamo confortato, rassicurato, ci siamo fatti garanti di una corretta informazione, contrastando il passa parola ingannevole dei social media: il caso della vitamina c, dell’ibuprofene…
Da parte nostra abbiamo chiesto che ci venissero fornite delle misure di protezione e delle indicazioni mirate per garantire adeguati livelli di sicurezza per noi farmacisti, senza però ricevere grandi risposte.
Ciliegina sulla torta?
L’obbligo d’indossare la mascherina qui in Lombardia.
Perfetto, una sola domanda: dove trovarle le mascherine visto che valgono oro quanto pesano? Siamo stati costretti a sconfezionare le poche scatole che arrivano in farmacia in modo tale da cercare di accontentare tutti.
E le mascherine gratuite della Regione? Dopo i comunicati fatti a gran voce un paio di settimane fa, siamo rimasti senza parole a vederci recapitare solo cento mascherine per farmacia. Spetta naturalmente a noi l’ingrato compito di spiegare ai cittadini che abbiamo disposizioni di consegnarne solo una a cittadino fragile.
Mascherina che, tra l’altro, sarebbe monouso.
Lo dico purtroppo con amarezza: il nostro lavoro è dato quasi per scontato.
Pensateci, in questi giorni di emergenza si è infatti mai sentito parlare di pazienti in difficoltà a recuperare farmaci? No, e questo perché nessuno della nostra categoria si è mai tirato indietro di fronte al proprio dovere, e con noi i grossisti e i trasportatori che ci hanno sempre assicurato forniture e consegne.
Ma va bene così, è il nostro lavoro.
Nel frattempo, però abbiamo perso otto colleghi per via del Covid-19, e chiediamo a chi deve tutelarci di agire ora e concretamente.
A tutti gli altri: è un momento difficile, cercate di tirare fuori il meglio di voi stessi.






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