Dott. Mustafa Aboussaad
Quando la protesta si trasforma in furto, il dissenso in incendi e la rabbia in aggressioni contro le persone e i loro beni, la coscienza morale impone una posizione chiara: rifiutiamo questi abusi, quali che siano gli slogan di chi li commette e le ingiustizie contro cui protesta. Una causa giusta non giustifica mezzi ingiusti. Il commerciante il cui negozio viene saccheggiato, il lavoratore a cui viene bruciata l’auto e la famiglia che vive nel terrore hanno diritti che la rabbia della piazza non può cancellare.
La nostra guida è la parola di Dio, l’Altissimo: «Cooperate nel bene e nella devozione, e non cooperate nel peccato e nell’aggressione» [Corano, Al-Māʾida, 5:2; traduzione del significato]. La giustizia va perseguita con giustizia, e ogni opera di riforma richiede mezzi che tutelino la vita, i beni e la dignità umana.
Da questa prospettiva, invito le organizzazioni, i centri e le personalità musulmane d’Europa a prendere le distanze dalle mobilitazioni che ricorrono alla violenza e al vandalismo o li giustificano, ad astenersi dal sostenerle e a condannare apertamente queste aggressioni. Occorre, al tempo stesso, distinguere tra la legittima espressione pacifica del dissenso e il crimine: non attribuiamo ai manifestanti pacifici le colpe degli aggressori, né permettiamo agli aggressori di nascondersi dietro rivendicazioni legittime.
Le immagini del caos possono essere strumentalizzate per accusare i musulmani o per ricondurre le crisi di intere società a determinate correnti. Per contrastare questa strumentalizzazione servono equità, verifica dei fatti e comportamenti coerenti e inequivocabili. Rifiutiamo le generalizzazioni nei nostri confronti e ci impegniamo, a nostra volta, a non rivolgere accuse indiscriminate agli altri.
Ricordo un’esperienza vissuta in Italia all’inizio degli anni Novanta, quando alluvioni devastanti colpirono abitazioni e strade. Caricai la mia auto di acqua e cibo pronto e mi diressi verso le zone colpite per portare aiuto.
Agli accessi di quelle zone fui fermato dalle autorità incaricate di proteggerle: si temeva che alcuni sciacalli approfittassero della tragedia. Mi presentai e mostrai ciò che trasportavo per aiutare gli abitanti. Mi accolsero con favore e mi lasciarono passare.
Quell’episodio mi è rimasto nel cuore: là dove le persone temevano l’arrivo di qualcuno pronto a rubare i loro beni, possiamo presentarci portando ciò che allevia la loro sofferenza. A mio avviso, fu una testimonianza concreta di ciò che può essere un musulmano: una persona di cui gli altri si fidano e dalla cui presenza ricevono beneficio.
Il Messaggero di Dio ﷺ disse: «Il credente è colui dal quale le persone si sentono al sicuro per la propria vita e per i propri beni». Hadith riportato da al-Tirmidhī e da lui classificato come ḥasan ṣaḥīḥ.
Musulmani d’Europa, rispettare gli impegni assunti, tutelare i beni, onorare i rapporti di vicinato e servire la comunità sono responsabilità attraverso cui viviamo la nostra fede. La tutela della sicurezza collettiva è pienamente compatibile con la rivendicazione dei diritti e il contrasto alla discriminazione attraverso mezzi pacifici e legali. Agire con saggezza significa considerare insieme la giustizia delle nostre richieste e le conseguenze delle nostre azioni.
Passiamo dunque all’azione costruttiva: soccorrere le persone colpite in coordinamento con le autorità competenti, sostenere i commercianti danneggiati, contribuire in modo sicuro e organizzato alla riparazione dei danni e orientare i giovani verso il volontariato, il dialogo e un impegno civico utile. I nostri centri siano luoghi di collaborazione, nei quali ogni vicino possa trovare un alleato nei momenti difficili.
Vogliamo una presenza musulmana che tuteli i diritti, contribuisca a spegnere i conflitti e lasci nella vita delle persone un segno di misericordia e sicurezza. Chi ci conosce possa sentirsi al sicuro accanto a noi, fidarsi della nostra onestà e contare sul nostro buon vicinato.






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