Intervista a Ouiam Achchaq Dottoressa in Infermieristica: la forza dei sogni tra radici marocchine e successo italiano nel segno dell’empatia.

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Intervista a cura di Abdellah Mechnoune

 

Un traguardo conquistato con il cuore il sudore e la forza dei sogni. Oggi con la nostra rubrica dedicata alle eccellenze e alle storie di successo dei talenti di origini marocchine arabe e straniere in Europa vi portiamo nel cuore di un percorso straordinario.

Quella di oggi è la storia di Ouiam Achchaq una giovane donna che incarna il volto più bello del sacrificio e della determinazione. Nata in Italia da una famiglia di origine marocchina ha affrontato le sfide della crescita tra due culture superando ostacoli e momenti di stanchezza con una sola stella polare: la passione per la cura degli altri. Dietro il suo radioso traguardo la laurea in Infermieristica conseguita a Torino con 101/110 c’è molto più di un semplice successo accademico. C’è il coraggio di non arrendersi mai l’amore incrollabile di una madre e di un padre che l’hanno sostenuta passo dopo passo e la consapevolezza che ogni difficoltà affrontata è diventata un gradino verso il futuro.

Ed ora vi lascio all’intervista esclusiva pubblicata su Italia Telegraph con Ouiam Achchaq: un viaggio nella vita di una ragazza straordinaria un esempio luminoso per le nuove generazioni e la prova vivente che con il lavoro duro e il cuore aperto nessun sogno è irraggiungibile.

1-Cara Ouiam il 3 novembre 2026 hai raggiunto un traguardo straordinario: la laurea in Infermieristica a Torino. Qual è stata la prima emozione o il pensiero che hai avuto quando hai sentito proclamare il suo nome?

Quando ho sentito proclamare il mio nome ho provato un’emozione indescrivibile . In quel momento mi sono passati davanti agli occhi tutti gli anni di studio le difficoltà le rinunce e i momenti di stanchezza. È stato un momento di gratitudine immensa verso Allah verso la mia famiglia e verso tutte le persone che hanno creduto in me. Quel giorno ho capito che ogni sacrificio aveva avuto un senso.

2-Nel suo percorso racconti di sacrifici dedizione e crescita personale. Qual è stato l’ostacolo più difficile che hai dovuto superare durante gli anni di studio e dove hai trovato la forza per andare avanti?

Il percorso universitario non è stato sempre facile. Ci sono stati tanti momenti difficili  durante gli esami e nei tirocini svolti . L’università richiede impegno costanza e tanta forza mentale . Dopo ogni difficoltà piano piano inizi a trovare la forza per rialzarti. La mia famiglia  i miei amici e la fede sono stati i miei punti di forza .

3-Hai origini marocchine e sei cresciuta in Italia. In che modo il confronto tra due culture e la realtà della seconda generazione hanno influenzato la sua identità la sua determinazione e la sua visione della vita?

Essere di origini marocchine e crescere in Italia non è facile . Vivi quotidianamente tra due culture  due lingue  due tradizioni completamente diverse e quando sei piccola non è facile perché non sai bene a dove appartieni quindi a volte ti senti anche in confusione .
Oggi essere ragazza della seconda generazione significa anche imparare a trovare il proprio equilibrio senza sentirsi costretti a scegliere una parte di sé.E considero questa doppia appartenenza una ricchezza e non un limite.

4-Hai menzionato l’importanza fondamentale della sua famiglia in particolare il sostegno materiale e morale dei tuoi genitori. Quanto è importante per lei condividere questo successo con loro e cosa rappresenta il loro sacrificio ai suoi occhi?

Questo traguardo non sarebbe stato possibile senza i miei genitori. Dietro la mia laurea ci sono anche i loro sacrifici le loro preoccupazioni, il loro sostegno e la loro fiducia. Spesso i genitori fanno tantissimo senza chiedere nulla in cambio mettendo il futuro dei figli davanti alle proprie necessità. Nessuna parola potrà mai ripagare completamente i loro sacrifici ma spero che questo traguardo possa essere motivo di orgoglio e felicità per tutta la famiglia.

5-Durante i tirocini e il contatto diretto con i pazienti hai toccato con mano la realtà della professione. C’è stato un incontro o un momento particolare in ospedale che li ha segnato profondamente e li ha fatto capire: Voglio proprio fare questo mestiere?

La prima volta che ho fatto tirocinio é stato nel reparto di medicina a Cuorgné e già dal primo giorno sentivo che era il mio posto quello perfetto per me . Soprattutto quando i pazienti ti sorridono  ti ringraziano e hanno voglia di parlare con te e raccontarti le loro storie . Non c’è stato un solo momento particolare ma tanti in tutti e 3 gli anni che mi hanno fatto capire che ho trovato la strada giusta

6-Nel suo racconto scrivi che essere infermiera significa accogliere una persona nella sua interezza e non solo curare una malattia. Nell’era della tecnologia medica quanto è difficile e prezioso mantenere l’umanità e l’empatia?

Credo che la tecnologia sia una risorsa straordinaria per la medicina e per l’assistenza sanitaria ma non potrà mai sostituire completamente il rapporto umano.
Essere infermiera significa prendersi cura della persona nella sua totalità non limitarsi alla patologia o alla prestazione sanitaria. Un paziente non ha bisogno soltanto di cure appropriate, ma anche di essere ascoltato rispettato e compreso.
L’empatia non dovrebbe essere considerata una qualità secondaria bensì una componente essenziale della professione. A volte un gesto di attenzione può fare una grande differenza nella giornata di una persona. Vorrei portare sempre con me questo principio: curare con competenza ma soprattutto prendersi cura con il cuore.

7-Hai frequentato l’Istituto “25 Aprile – Faccio” di Cuorgnè prima di approdare all’università di Ivrea e poi a Torino. Quanto le scuole superiori li hanno aiutato a gettare le basi per quello che sei oggi?

Le scuole superiore sono state fondamentali  sopratutto l’indirizzo che ho scelto perché ti dà le basi sia per lavorare nel mondo dell’ospedale ma anche al di fuori quindi nella comunità . Oltre alle materie studiate che mi hanno aiutato a comprendere tanti argomenti nel primo anno di università quella scuola mi aveva già dato la possibilità di poter lavorare con i miei primi  pazienti  i bambini piccoli quindi avvicinarmi di più al loro mondo .

8-Essere giovane donna e con un background migratorio a volte significa dover dimostrare qualcosa in più. Hai mai avvertito il peso di pregiudizi o aspettative sociali lungo il suo cammino e come li hai affrontati?

Sì i pregiudizi ci sono sempre stati peró molte persone erano curiose e mi facevano sempre domande sulla religione e sulle mie scelte e io le accoglievo con entusiasmo così da poter togliere tutti i dubbi e rendere tutto più chiaro questo anche per eliminare un pó di ignoranza che a volte puó diventare anche pericolosa .

9-Oggi sei ufficialmente la Dottoressa in Infermieristica. Guardando al futuro con entusiasmo e determinazione quale sogno o obiettivo professionale speri di realizzare nei prossimi anni?

Spero di poter continuare i miei studi e di poter iniziare un corso di laurea magistrale così da perfezionare il mio percorso universitario e avere più competenze. E magari un giorno poter anche lavorare all’estero per conoscere nuove comunità e i loro bisogni .

10-Se potessi tornare indietro nel tempo alla ragazza di Cuorgnè che ha iniziato questo percorso con tanti sogni e qualche timore cosa le diresti? E che consiglio donneresti ai giovani che oggi si trovano a lottare per i propri obiettivi tra mille difficoltà.?

Alla ragazza che ha iniziato questo percorso direi semplicemente: non avere paura, continua a credere in te stessa e non permettere alle difficoltà di convincerti che non sei capace.
Le direi di avere pazienza perché ogni cosa ha i suoi tempi e non bisogna confrontare il proprio percorso con quello degli altri. Ci saranno momenti di sconforto ma non bisogna confondere una difficoltà temporanea con una sconfitta definitiva.
Ai giovani vorrei dire di non abbandonare i propri sogni per paura del giudizio degli altri o perché il percorso sembra troppo difficile. Non tutti partiamo dalle stesse condizioni e non tutti abbiamo le stesse opportunità ma questo non significa che dobbiamo rinunciare a provarci.

11-Essendo una giovane donna musulmana praticante e che indossa il velo come vivi il tema dell’integrazione e il persistere di episodi di islamofobia nella società di oggi?

Essere una giovane donna musulmana praticante e indossare il velo fa parte della mia identità e della mia scelta di fede. Non lo vivo come un ostacolo ma come una parte di me che porto con serenità e consapevolezza.
Naturalmente non possiamo ignorare che nella società esistano ancora episodi di islamofobia discriminazione e pregiudizio. A volte il velo viene interpretato attraverso stereotipi senza conoscere realmente la persona che lo indossa.
Credo che l’integrazione perfetta debba basarsi sul rispetto reciproco e sulla libertà di essere se stessi. Non dovrebbe essere necessario rinunciare alla propria fede alla propria cultura o alla propria identità per sentirsi parte della società.

12-Guardando alla comunità musulmana locale in particolare ai giovani e alle ragazze nati o cresciuti in Italia come descrivi il loro rapporto con le proprie radici e con la società in cui vivono?

Io vedo che i giovani di oggi siano molte legati alle proprie radici e alla propria nazionalità  e sempre pronti a difenderla .
Penso che la seconda generazione abbia un ruolo fondamentale nel creare ponti tra culture diverse. Abbiamo la possibilità di conoscere profondamente più realtà e di favorire il dialogo superando le distanze e i pregiudizi. È importante che i giovani non perdano il legame con le proprie radici, ma allo stesso tempo si sentano pienamente partecipi della società in cui vivono. Non dobbiamo vivere la nostra identità come una scelta tra due mondi possiamo appartenere a entrambi.

13-Parlando dei luoghi di culto come vedi il legame tra le moschee in Italia e la seconda generazione e c’è un effettivo dialogo oppure i giovani si stanno allontanando?

Nella mia zona molti giovani sono interessati ai luoghi di culto durante il periodo di Ramadan molti ragazzi e ragazze vengono a pregare taraweeh e questo è un segno positivo . Con l’apertura del centro culturale islamico a Cuorgné spero che molti giovani lo possano trovare come un punto di riferimento e un luogo dove possono incontrarsi e sentirsi liberi senza essere giudicati .

14-Hai partecipato di recente come volontaria all’inaugurazione del nuovo Centro Culturale An-Nour Al-Muhammadi contribuendo all’accoglienza degli ospiti quale messaggio vorresti rivolgere alla dirigenza affinché le attività culturali sappiano valorizzare questa magnifica nuova sede?

Una struttura così importante rappresenta una grande opportunità e soprattutto una responsabilità.
Mi piacerebbe che questo centro diventasse un vero punto di riferimento per tutti: giovani donne famiglie e bambini. Sarebbe bello promuovere incontri culturali conferenze attività formative iniziative rivolte alle donne e momenti di dialogo aperti anche alla cittadinanza.
Credo sia fondamentale investire soprattutto nelle nuove generazioni offrendo loro occasioni concrete per partecipare e mettere a disposizione le proprie capacità.

15-Infine quale messaggio li senti di rivolgere alle donne della comunità marocchina in Italia e in particolare alle donne  di Cuorgnè che ogni giorno lottano per i loro sogni?

Alle donne della comunità marocchina in Italia e in particolare alle donne di Cuorgnè vorrei dire di non smettere mai di credere nel proprio valore.
So che molte donne affrontano quotidianamente grandi responsabilità: la famiglia il lavoro l’educazione dei figli e a volte anche il peso di pregiudizi e difficoltà culturali e sociali. Nonostante tutto continuano a impegnarsi e a sacrificarsi per garantire un futuro migliore alle proprie famiglie.
Vorrei incoraggiarle a non dimenticare anche se stesse i propri sogni e le proprie aspirazioni. Studiare lavorare costruire una carriera e realizzarsi personalmente non significa allontanarsi dalla famiglia o dalle proprie radici. Al contrario una donna che cresce si forma e acquisisce consapevolezza può diventare una risorsa straordinaria per tutta la comunità.

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