Guerra al sacro: wahhabismo e materialismo sfida alla Mecca oppure Iconoclasia a Mecca: la sfida del wahhabismo e del materialismo

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di Brahim Baya

 

 

 

Nei precedenti due articoli di condivisione e riflessione sul mio viaggio di pellegrinaggio ai santuari sacri della Mecca e Medina, mi sono soffermato sul profondo valore spirituale di tale viaggio di ricerca e rinascita spirituale e sui valori universali di unità e giustizia che al-hajj insegna ad ogni pellegrino, concludendo con l’imperativo per i musulmani di liberare se stessi e le loro società dal giogo della tirannia per poter far fronte al comandamento etico-religioso di sostenere tutti gli oppressi nel mondo e in particolare in Palestina. In questo ultimo articolo vorrei concentrarmi su un aspetto altrettanto cruciale che riguarda la preservazione di questi luoghi sacri dell’Islam dalla guerra dichiarata dalla dottrina wahhabita e dall’ideologia materialista che si sono impossessati del regime saudita, “custode” dei santuari sacri dal 1925, ovvero dal crollo dell’impero ottomano.

Il pellegrinaggio, espressione pura di devozione, oggi rischia di essere soffocato dall’avanzata del consumismo e del materialismo come notano molti pellegrini ed osservatori. Questo fenomeno si manifesta in vari modi, influenzando profondamente l’esperienza spirituale dei pellegrini nella casa di Dio, rifugio degli uomini, stabilita da Abramo e Ismaele (pace su di loro) millenni fa.

Wahhabismo e distruzione di siti religiosi

Uno dei segnali più evidenti di questa tendenza è la distruzione di importanti siti storici per fare spazio a palazzi obbrobriosi, in contrasto con la tradizionale architettura islamica e la preservazione storica. Il simbolo di questa brutale trasformazione è rappresentato dalle torri dell’Abraj Al Bait, un complesso di edifici con al centro la Clock Tower, una struttura rettangolare in acciaio e cemento alta 600 metri, che eclissa la Kaaba (alta circa 13m). Questa torre/hotel 7 stelle si innalza su cinque piani di centro commerciale con tutti i marchi occidentali, e ha le camere con vista sulla Kaaba che arrivano a costare 7mila dollari a notte. Altri progetti ancor più obbrobriosi sono in corso o in programma, tra cui il complesso di Jabal Omar.

Tutte queste nuove costruzioni commerciali sono precedute da una demolizione totale di luoghi storici e spirituali. La fase iniziale di questa distruzione del sacro è iniziata sin dalla presa dei santuari da parte dei sauditi, quando molti edifici antichi e luoghi con un significato religioso e culturale sono stati cancellati, compresi alcuni luoghi legati alla vita del Messaggero di Dio, pace su di lui. La casa della madre dei credenti, Khadijah, la moglie del Profeta (pace su di lui), è stata abbattuta per fare spazio a servizi igienici; sopra la casa di Abu Bakr, compagno del Profeta e suo primo successore, è stato costruito un albergo, come anche il luogo tradizionalmente identificato come la casa natale del Profeta, pace su di lui, oltre alla distruzione di tutte le stele identificative delle tombe dei familiari e dei compagni al Giardino del Baqi’a a Medina, e nel 2014 un accademico wahhabita ha proposto persino di distruggere il sepolcro del Profeta, pace su di lui, stesso e trasferirlo in un luogo ignoto!!!

Sami Angawi, un architetto originario della Mecca, che vive in esilio, ha detto al Guardian: “Stanno trasformando il santuario sacro in una macchina, una città senza identità, senza patrimonio, senza cultura e senza ambiente naturale. Hanno persino rimosso le montagne”.

Questa distruzione volontaria del patrimonio islamico non è un caso: è guidata dall’ideologia wahhabita, iconoclasta, alleata del regime saudita, che percepisce i siti storici come incoraggianti “idolatria peccaminosa”. Il Wahhabismo, una corrente puritana dell’Islam sunnita fondata nel XVIII secolo da Muhammad ibn Abd al-Wahhab, è noto per la sua forte opposizione a qualsiasi forma di venerazione che possa essere interpretata anche lontanamente come idolatria. Questa dottrina ha portato a pratiche iconoclastiche, in cui sono stati distrutti o vietati oggetti e luoghi considerati potenzialmente idolatrici. Il Wahhabismo è noto per aver promosso la distruzione di numerosi santuari e tombe di santi islamici e luoghi storici che sono stati tradizionalmente venerati dai musulmani. Sotto il controllo del regime saudita, che segue la dottrina wahhabita, molti luoghi santi dell’Islam hanno subito modifiche significative, come sottolineato sopra.

Questa stessa ideologia fa sì che siti di grande importanza storica e spirituale come Jabal Nur, luogo della prima Rivelazione divina, e Jabal Thour, che ha accolto il Profeta e il suo compagno Abu Bakr durante l’emigrazione, vengano abbandonati alla negligenza. Questi luoghi, che dovrebbero essere preservati e curati per la loro rilevanza spirituale e storica, sono lasciati in condizioni di assoluto degrado, in totale disprezzo per la nostra eredità religiosa. Tale situazione di degrado l’ho sperimentata personalmente durante le mie visite a queste montagne benedette: spazzatura ovunque, inesistenza di qualunque indicazione o servizio pubblico, gli unici che se ne occupano sono i volontari del subcontinente indiano in cambio delle offerte dei visitatori.

Infine, spesso si giustifica la costruzione dei grattacieli vicino al Haram (la moschea sacra) come necessaria per aumentare la capienza alberghiera del numero crescente di pellegrini. Ciò è falso perché tutti gli alberghi vicini al Haram sono di lusso, quindi riservati ai pochi pellegrini molto ricchi. Per facilitare l’accesso al Haram riducendo la quantità di grattacieli attorno, basterebbe costruire una efficiente metropolitana, in tal modo i pellegrini, pur soggiornando lontano dal Haram, riuscirebbero a raggiungerlo velocemente e comodamente, migliorando notevolmente la loro esperienza. Inoltre, tale rete di trasporti sostenibile ridurrebbe il gravissimo tasso di inquinamento causato dalle decine di migliaia di autobus e taxi che sono l’unico mezzo di trasporto alla Mecca per i milioni di pellegrini.

Dal pellegrinaggio al “turismo religioso”

Tutte queste trasformazioni, oltre ad essere ispirate dalla dottrina wahhabita, sembrano avere come obiettivo principale la monetizzazione, battere cassa, fare soldi, forse nella prospettiva di un futuro esaurimento dei petrodollari per i sauditi. Ne è una prova l’aumento esponenziale che hanno registrato i prezzi del pellegrinaggio nell’ultimo decennio. Se nel 2006, anno in cui hanno fatto il pellegrinaggio i miei genitori, il costo medio era di 1500€ a persona, ora i prezzi variano dai 6 mila ai 13 mila euro (ovvero circa 500€ al giorno). Il pellegrinaggio è diventato un privilegio per i più ricchi, escludendo di fatto molti devoti che non potranno mai permetterselo. Questo contrasta fortemente con l’essenza del pellegrinaggio, che dovrebbe essere accessibile ai musulmani.

Per fare cassa, i sauditi hanno anche eliminato gli intermediari, ovvero le agenzie e le società che si occupavano di raccogliere le iscrizioni, formare e accompagnare i pellegrini dall’Europa e dal Nord America nei luoghi santi. I sauditi hanno pensato bene, dopo il Covid, di eliminare questi intermediari e permettere il pellegrinaggio unicamente via web attraverso un’applicazione chiamata Nusuk. Ciò ha ridotto di molto la qualità del servizio che questi intermediari garantivano e, per esperienza personale, posso dire che molti pellegrini, in particolare quelli anziani, erano smarriti durante i riti senza accompagnamento e senza che qualcuno delle società saudite si occupasse di loro.

L’importante quota che abbiamo versato per l’hajj è andata a coprire dei servizi superflui, anzi, a mio avviso, contraddittori con la natura del pellegrinaggio stesso. In particolare, a Mina e Arafat, le nostre tende rinfrescate erano allestite con decine di frigoriferi aperti 24/24 che contenevano ogni sorta di cibo, bevanda e persino gelati! E queste erano soltanto le tende di categoria B; abbiamo visto invece nei video le tende VIP che sembravano essere nei resort delle Maldive e non al pellegrinaggio della Mecca.

Contemporaneamente all’innalzamento vertiginoso dei prezzi, le autorità saudite hanno condotto una campagna serrata per contrastare ogni pellegrinaggio “clandestino”, fatto da persone con visto turistico e non di pellegrinaggio, il quale prevede quella quota di cui abbiamo parlato. Le autorità saudite hanno fermato/arrestato nei giorni precedenti al pellegrinaggio circa 300 mila pelle

grini “clandestini” e hanno impedito a quelli che sono riusciti a sfuggire ai controlli l’accesso ai mezzi di trasporto e alle tende rinfrescate, il che ha contribuito all’aumento delle morti per il caldo tra i pellegrini quest’anno, molti dei quali erano senza permesso ufficiale.

Un altro aspetto inquietante è l’onnipresenza dei marchi delle multinazionali, come KFC, Pepsi e altri, persino all’interno dei luoghi sacri. Questa commercializzazione eccessiva sminuisce la sacralità dell’ambiente, trasformando un’esperienza spirituale in un’opportunità di consumo. È frustrante vedere come i simboli del consumismo capitalistico abbiano invaso in questa maniera i nostri luoghi sacri, distogliendo l’attenzione dei pellegrini dalla devozione. Ancor più offensiva per la sensibilità dei musulmani è l’ostentazione dei marchi che finanziano il genocidio in corso a Gaza.

Conclusione

In conclusione, credo sia urgente che i luoghi santi dell’Islam vengano liberati dall’influenza della dottrina wahhabita e dell’ideologia materialista e messi sotto la tutela di un ente musulmano sovranazionale rappresentativo dei due miliardi di musulmani, che sono gli unici veri custodi di questi luoghi. È necessario riscoprire e preservare il vero spirito della Mecca, garantendo che rimanga un santuario accessibile, spirituale e rispettoso della nostra eredità religiosa. E non, come dice l’esperto di Islam Ziauddin Sardar in un articolo sul New York Times, una specie di amalgama «tra Disneyland e Las Vegas».

Vorrei concludere con un hadith del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) che dice:

“إِذَا تَطَاوَلَ رُعَاةُ الشَّاءِ الْبُهْمُ فِي الْبُنْيَانِ فَتِلْكَ مِنْ أَمَارَاتِهَا” (صحيح البخاري)

“Quando i pastori scalzi e nudi si vanteranno nelle costruzioni elevate, sappiate che l’Ora è vicina.” (Sahih Bukhari)
Questo hadith ci mette in guardia dall’ostentazione e dal materialismo. Solo con la devozione sincera e il rispetto per i valori spirituali possiamo sperare di preservare la sacralità dei nostri luoghi santi.

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