Sinan Pascià o Scipione Cicala – ll Corsaro meticcio dei mari delle due Sicilie.

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Di “Pasuale Ciardullo”

 

 

Quello che stiamo per narrare è frutto della questione meridionale in Calabria nata dopo la scuola filosifica e filo ariana di Juan Valdes, che fu perseguitata in quanto cultrice del libero pensiero sull’onda illuminante simile a quella dei figli dei fiori.

A quei tempi, il pensiero unico della chiesa cattolica romana coadiuvata da quella protestante calvinista sopprimeva ogni eresia che fosse diversa dal pensiero unico e religioso, globalizzante del mondo occidentale delle crociate. Spesso, grazie alla riscoperta della antica parola intrappolata nelle tenebre dei dogmi trinitari, si riusciva ad accorciare le distanze teologiche gettando ponti dialogando con culture diverse dalla nostra, come appunto quella mussulmana e quella ebraica. A quei tempi nelle accademie Pontiane e Parrasiane, grazie alla rivoluzione luterana e/o agostiniana (ordine guidato da Gerolamo Seripando) si riallacciava il dialogo dove persino oggi si grida all’invasione barbarica contro il dissenso verso la questione palestinese tramite l’intifada mussulmana perseguitata, seminando discordia, resuscitando nei molti calabresi antiche fobie xenofobe.

Fobie, etnicamente, culturalmente e religiosamente contro il diverso create dal pensiero unico senza motivazione reale, in quanto non avevano a quei tempi nessuna rilevanza storica. Questo capitolo serve appunto a smitizzare l’odio storico verso i mussulmani, in specie i Turchi, in quanto a quei tempi le loro gesta erano più veicolate a liberare sobillandolo il popolo calabrese contro la inquisizione spagnola, rendendola di nuovo libero il regno delle due Sicilie di praticare il libero pensiero, soprattutto religioso, avulso dal pensiero unico globalizzante e dai dogmi trinitari postumi al concilio di Nicea.

Naturalmente , parleremo di Scipione Cicala di Messina, lontano parente di quel Pietro fu Giovanni Cicala e della Polistena Sersale( il palazzo oggi della Curia cosentina era dei Sersale) e sub comandante del brigante Marcos Berardi. Ci piacerebbe immaginare che fosse stato proprio questo Pietro Cicala a far dialogare Tommaso Campanella( domenicano come lo fu Giordano Bruno), ma la storia purtroppo ha bisogno di certezze che sono i confini invalicabili della narrazione storica. Anche se questo non sminuisce affatto la leggenda storica del Corsaro Turco del tutto simile al racconto di Sandokan di Emilio Salgari, in quanto a Cosenza avevamo avuto anche l’economista Antonio Serra di Dipignano, incarcerato e torturato come il Tommaso Campanella a causa della mancata rivoluzione calabrese ordita dalla congiura di Tommaso Campanella e finanziata dal principe di Bisignano( ch’era incarcerato da più di 8 anni perché protettore del libero pensiero dei Valdesiani) con l’ausilio dei sovversivi della accademia cosentina e buona parte del clero calabrese che si ammutinava contro il potere della cupola romana (protetta dalla guardia svizzera di Calvino) e quello della corona spagnola, i quali stavano perdendo l’egemonia sul controllo dei traffici marittimi verso il nuovo mondo delle Americhe in favore della flotta inglese aiutata dalla Turchia tramite i suoi corsari del mare, fortemente finanziati dalla corona inglese, che intanto era diventata protestante e indipendente dalla chiesa romana. Egemonia dell’inquisizione Spagnola che cercava di riprendere il controllo di Cosenza incarcerando i rivoluzionari nel carcere del palazzo Arnone a sul colle Mussano ove è collocato l’antico stemma asburgico. Oggi, questi antichi contrasti si ripetono nel tempo, basti guardare al irrisolta questione palestinese sin dai tempi delle crociate e quella contrastante massonica che vede contrapposte le due egemonie cattolica alleata a quella protestante calvinista elvetica contro quella protestante anglosassone per il controllo mondiale della economia e degli stati, tra cui anche l’Italia. Sicuramente, per come accadde spesso nella storia, questa prima e mancata rivoluzione fu l’anteprima di quella poi intentata da Masianello , sobillato dall’agitatore sociale Giulio Genoino(contemporaneo della congiura del Campanella) e poi quella strascicante e locale intentata da Beppe Gervasi, che vide sempre spesso ristabilita la dittatura spagnola e l’acutizzarsi della secolare questione meridionale che ancora oggi offende le capacità di crescita economica e culturale del libero pensiero tanto ipotizzata utopisticamente nel paradiso della Citta del sole.

Scipione Cicala, narrato persino dal cantante De Andrè, nacque a Messina il 1545 da Visconte , nobile genovese e capitano di una nave dei Doria, e da Lucrezia, una mussulmana montenegrina rapita dallo stesso Visconte e convertita al cattolicesimo.
Scipione , dopo che il padre fu sconfitto durante una battaglia navale mentre si avviava in Spagna nel 1561, fu rapito da Dragut successore di Barbarossa( lo stesso che voleva rapire la poetessa Giulia Gonzaga) e poi addestrato da Occhialì , un certo Gian Dionigi Galeni( un altro calabrese nativo delle Castella(Kr) anche esso rapito a sua volta) si era convertito all’islam con il nome Sinan Bassà, diventando prima giannizzero e poi, alla scomparsa di Occhialì, ammiraglio , successivamente diventò comandante in capo della flotta navale Turca alle dipendenze del sultano Murad terzo.

A quei tempi, lo stato Turco era a guida religiosa e chi passava come un marrano rinnegato dal cristianesimo al credo di Maometto, veniva innalzato a libero cittadino (gli altri potevano praticare il cristianesimo ma solo come schiavi o soldati giannizzeri). In onore del merito, se un cristiano convertito all’islam ne aveva le capacità poteva ambire a raggiungere la magnificenza persino del Sultano, che si guardava bene di limitarne le capacità conquistatrici per come spesso accadeva nell’evoluto occidente dove i soliti baroni che prediligevano il nepotismo alle capacità di far emergere il merito che poteva fortemente contribuire a far crescere alla massima potenza il predominio della propria patria in ogni campo nel mondo . Un limite che ha sempre limitato nell’eterna era volgare l’evoluto occidente cristiano.

Scipione Cicala, “Sinan Bassà” preso nelle grazie di Uccialì, si dimostrò subito come il padre di essere capace di guidare una flotta e dimostrando di essere un ottimo stratega nelle guerre contro la flotta spagnola. Grazie al pagamento del riscatto, suo padre fu liberato sotto cauzione e morì poco dopo il 1564.
Scipione Cicala era di una bellezza straordinaria( sicuramente grazie anche alle doti genetiche della madre), non rimase indifferente agli occhi lussuriosi di Solimano il magnifico. Persino il figlio del sultano gli concesse come spose due sue nipoti con le quali procreò due discendenti di Solimano.

Come dicevamo prima, grazie alle sue qualità strateghe, dopo aver contribuito alla vittoria contro la Persia, 1591 divenne grande ammiraglio della flotta navale turca. Dopo essersi accordato con un emissario di Tommaso Campanella che aveva incontrato a Instabul, un certo prelato Maurizio Rinaldi, nell’intento di voler contribuire alla rivoluzione ordita dal Campanella e finanziata dal principe di Bisignano, nel Maggio 1594 a capo di 70 galere turche sbarca a Siracusa dove chiede di vedere la madre che non vedeva da oltre trenta anni. Ma questa fu imprigionata dal vicerè spagnolo insieme alla famiglia. Per ritorsione saccheggia le coste sicule e calabre, radendo al suolo persino Reggio Calabria .
Poi, a seguito della morte del sultano Murat terzo, la stella di Scipione Cicala cominciò a inclinarsi, i nemici interni invidiosi delle sue gesta lo fecero destituire dal nuovo sultano Murad terzo. Ma con la sua destituzione anche la macchina da guerra Turca cominciò ad avere il suo declino, fino a quasi essere sconfitto dall’arciduca Massimiliano in Ungheria, cosi da farlo richiamare alla guida dell’esercito ottomano mentre il sultano fuggiva, con la guardia giannizzera sconfisse gli inseguitori dell’arciduca . Fu un successo totale, il suo astro nascente riguadagnava il suo antico splendore, tanto è vero che riguadagnò il titolo di ammiraglio Capudan Pascià.

Finchè nel 1598 Scipione Cicala si presenta alla testa delle sue navi davanti a Pellaro. Nel regno di Napoli si diffuse il terrore. Cicala forte della sua rinata fama chiese ancora una volta di poter rivedere la madre.
Dopo la sconfitta ungherese, la fama di Scipione Cicala anticipava future sciagure , presi dallo sconforto di future saccheggi e violenze cedettero al ricatto, poteva rivedere l’amata madre Lucrezia insieme ai suoi agognati fratelli.

Quando gli venne consegnata la madre sulla nave ammiraglia, l’intera flotta turca comincio’ come il rintontare delle campane nelle chiese di una intera città a sparare a salve, l’accoglienza fu talmente trionfante che rimase nei manuali di storia. L’incontro fu talmente tenero, che abbracciandola ,Scipione pianse come un bambino in fasce. Dopo tanta lontananza, colui che era stato strappato ancor tenero alle cure e alle carezze materne, nostalgici baci e delicate carezze mancate che tanto desiderava con fulgido ardore durante la sua costretta lontananza dopo il rapimento. Il Re crudele era oramai nudo di fronte al suo esercito. la madre era il suo tallone di Achille, Sinan Pascià era capace persino di piangere.

Dopo aver licenziato la madre e i fratelli con la promessa di ritornare, Scipione Cicala, nell’estate del 1599, riprese il progetto rivoluzionario del Campanella e del principe di Bisignano. I congiurati sobillati da Campanella dovevano fare insorgere la popolazione di Catanzaro , ma accadde quello che poi successe ai fratelli Bandiera, qualcuno li tradì e i congiurati compreso il Tommaso Campanella furono tutti arrestati notte tempo dal marchese del S.R.I. Carlo Spinelli principe Seminara.

Infatti Scipione Cicala, che aspettava invano nel golfo di Squillace di intervenire e dare rinforzo ai rivoltosi fu avvisato e quindi se ne ritorno’ in Turchia.
Chissà come sarebbe stata oggi la Calabria se la rivoluzione di Campanella avesse avuto un seguito? magari come descritta nella città del Sole: florida economicamente, multietnica grazie al dialogo interreligioso e libera di coltivare il pensiero filosofico. Ma questo è un altro capitolo che a parte affronteremo.

Oramai vecchio e senza nessun stimolo per mancanza di un esercito numeroso e di vettovaglie pare che il Sinan Pascià termino la sua avventurosa vita in una battaglia contro l’esercito persiano nel dicembre 1605.

Inoltre, pare che un figlio(altri dicono un fratello) di Scipione di nome Carlo acquistò un feudo da una altra famiglia di giannizzeri(i Castriota) in Calabria nei pressi Carlopoli (CZ). Tale feudo si chiama tutt’ora Cicala.

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